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MUSICANDO AL PASSO DEI BUOI TRA VECCHIO E NUOVO MONDO
[Da "Musica Jazz" n.11, anno 64°, novembre 2008.]

La domanda è: come mai l'ultimo album di Evan Parker con il Transatlantic Art Ensemble si chiama “Boustrophedon”?
Che è diverso dal chiedersi cosa significhi boustrophedon. Il significato del vocabolo è facilmente rinvenibile: in greco boustrophedon vuol dire “giramento di buoi”. E' l'azione che compie il bustròphos, ovvero chi conduce i buoi che tirano l'aratro e li fa girare quando arrivano in fondo al campo, per arare nell'altro senso.
Boustrophedon” (o “bustrophedon”, come si scrive in latino) è una metafora, il nome di un antico sistema di scrittura in cui, anziché procedere sempre da sinistra a destra, si cambia direzione ogni volta che si va a capo: giunti al margine destro del foglio, la riga successiva va scritta da destra a sinistra, poi di nuovo dietro-front.
Una versione “bustrofica” di quanto appena scritto è disponibile qui [vedi immagine].
Per chi non lo sapesse, il Transatlantic Art Ensemble è un'orchestra di quattordici elementi messa insieme da Roscoe Mitchell ed Evan Parker. E' formato, come precisa il nome, da musicisti che vivono su entrambe le sponde dell'Atlantico. Sei fiati, un trio d'archi, un pianoforte, due contrabbassi e due batterie. “Boustrophedon”, uscito nel maggio scorso per l'ECM, è “fratello” di un altro album, “Composition/Improvisation Nos. 1, 2 & 3” di Roscoe Mitchell e gli stessi musicisti. I dischi sono stati registrati a Monaco nel settembre 2004, a ventiquattr'ore di distanza.
Boustrophedon” è composto da un'Overture, cinque “solchi” (“furrows”) e un Finale. Ciascun solco, ciascun percorso lungo il campo da arare, è affidato a una coppia di bustrophoi, uno delle Americhe, l'altro del vecchio mondo (ma con intriganti “chiasmi”, come si vedrà).
Furrow 1 è il dialogo tra il flauto di Neil Metcalfe (Regno Unito) e il piano di Craig Taborn (USA).
Furrow 2 è l'intreccio cameristico tra il violino di Phil Wachsmann (nascita ugandese, cittadinanza britannica) e la viola di Nils Bultmann (statunitense di origine tedesca).
Furrow 3 è preso in carica dal violoncello di Marcio Mattos (brasiliano che da quarant'anni vive in Inghilterra), finché a metà non irrompe il sax contralto di Anders Svanoe (100% norvegese del Wisconsin), e l'ensemble pesta da vera big band, tra Ellington e l'Instabile.
Furrow 4 riparte da un diradarsi dei suoni, rimangono solo il clarinetto di John Rangecroft (Londra) e la tromba di Corey Wilkes (Chicago, per la precisione Lesterbowieland), che si annusano, si strusciano, si sfidano, corrono mano nella mano fino a...
...Furrow 5, che è affidato ai contrabbassi di Jaribu Shahid (Detroit) e Barry Guy (Londra).
Furrow 6 è, finalmente, Parker e Mitchell a confronto, in un pezzo che nei primi sei minuti - grazie a un Parker “psichedelico” - reminisce di raga indiani e famiglia Coltrane, poi con l'entrata di Mitchell si scioglie nel momento più jazz dell'intero album.
Ogni brano sfocia naturalmente nell'altro, la mano continua a scrivere, la penna non abbandona mai il foglio.
Recensendo “Boustrophedon” su allaboutjazz.com, Budd Kopman ha spiegato il significato del termine, dopodiché si è un po'... incartato: “Ciò non significa, tuttavia, che la musica sia intesa o possa dare l'idea di essere capovolta ad ogni sezione. Tuttavia, si deve concludere che il nome ha un qualche proposito.” [This does not mean, however, that the music is meant or can be heard as being reversed in each section. However, one must assume that the name has some intention.]
Due “tuttavia” (however) uno in fila all'altro, il secondo dei quali seguito da una tautologia, sono un gioco a somma zero. Anzi, sono a loro volta un bel bustrophedon: porti il lettore da qui a là, e subito lo riporti da là a qui.
Non ho a disposizione le liner notes di Steve Lake, perché l'album l'ho comprato su iTunes, privo di ogni ammennicolo e paratesto, ma per come la vedo io, il “campo da arare” è l'Atlantico. Ad ogni passaggio di vomere, due bustrophoi (uno americano, l'altro europeo) guidano l'ensemble, accompagnano le bestie e, giunti sulla sponda opposta, le fanno girare per tornare indietro. Se un lettore ha qualche indizio in più, o una teoria diversa, mi scriva. Prometto di riferirla qui, e senza aggiungervi alcun “tuttavia”.





Posted by wuming1 on Thursday 01 January 2009 - 23:54:13   |   Comments are turned off for this item   |   email to someone printer friendly


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