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NEW THING di Wu Ming 1 -> Forum -> New Thing
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 Deluso

Moderatori: wuming1
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Autore Messaggio
Richard sorge
Thu Feb 24 2005, 12:22PM
Utente Registrato #196
Collegato Wed Jan 19 2005, 05:31PM
messaggi 3
Aspettavo con emozione il primo libro solista di WM1 (ho sempre fame di buoni libri) e ne sono rimasto deluso.In parte penso sia colpa mia il non aver trovato un forte filo conduttore che mi coinvolgesse e appassionasse, ma non ho percepito quella coralità di cui tanto si parla. L'impostazione dei vari capitoli mi è sembrata troppo slegata e celebrale, priva di emozioni coinvolgenti, tutto è "troppo perfetto". Le pagine non trasudano della Rabbia Politica, spontanea e organizzata, che ha attraversato quel periodo storico nord - americano e ho avuto la forte impressione di una scrittura molto precisa e affascinante nella struttura (magari riuscissi a scrivere due righe come WM1), nell'analisi sociale e nella documentazione storica ma poco incline a far emergere la spinta emotiva ispiratrice di quello straordinario periodo rivoluzionario. Poi ho conosciuto WM1 in un incontro a Ferrara e, pur esprimendo le mie perplessità, ho deciso di riprovare a leggere NT, in parte per il rispetto e la stima che ho provato ascoltando la sua autocritica preventiva (mi toglieva le parole di bocca), ma soprattutto perchè ascoltando la presentazione, ho scoperto per NT una chiave di lettura nuova e stimolante. WM1, parlando del libro, mi ha trasmesso emozioni, lacrime, sangue, e tanto basta.
Un ultimo appunto, non parliamo di cultura americana ma nord - americana. Il centro e sud - america sono, per fortuna, altro.
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wuming1
Thu Feb 24 2005, 02:08PM

Collegato: Fri Oct 15 2004, 03:32PM
messaggi 210
La tua ultima frase mi ha fatto venire in mente alcune cose:
"Quando diciamo afro-americani, includiamo chiunque nell'emisfero occidentale sia di discendenza africana. L'America del Sud è America. L'America centrale è america. L'America del Sud conta molte persone di discendenza africana. Chiunque abbia sangue africano nei Caraibi, che sia nelle Indie occidentali, a Cuba, o in Messico, è un afro-americano. Se è in Canada e ha sangue africano, è un afro-americano. Se è in Alaska, può anche chiamarsi esquimese ma se ha del sangue africano è un afro-americano" (Malcolm X).
Anche Guevara usava la parola "americano" in senso inclusivo, per chiamare a raccolta tutti gli oppressi dall'Alaska alla Tierra del Fuego.
Ragion per cui, io credo si possa parlare di "cultura americana" tout court quando si parla di caratteristiche comuni a tutto il Continente. La cultura afro-americana è sicuramente una di quelle caratteristiche comuni. Poi c'è la presenza, in diverse fasi storiche, di movimenti forti e radicali. Infine, c'è una mentalità formata dall'impatto con strategie di repressione e contro-insurrezione, che i vari Cointelpro dalle varie denominazioni usano tanto sul fronte interno (all'interno degli USA) tanto nel "cortile di casa" e nel Cono Sur.
[ Modificato Thu Feb 24 2005, 06:16PM ]
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Richard sorge
Thu Feb 24 2005, 06:11PM
Utente Registrato #196
Collegato: Wed Jan 19 2005, 05:31PM
messaggi 3
dalla Patagonia all'Alaska, il continente americano è attraversato da mille stimoli culturali frutto di un continuo mescolarsi di popoli erranti. entrare nelle differenze è complesso e pericoloso se non si conosce a fondo la materia. Il mio appunto linguistico riguarda il senso comune che si da alla parola - americano - . Io, te e alcuni altri possiamo disquisire sulla trasversalità della cultura americana: anglo, afro, latina, ecc... il sentire delle masse traduce, cultura americana con l'industria del cinema, della televisione e della letteratura nord - americana. Prima di arrivare al tuo ragionamento, bisogna fare un passo indietro. La distinzione aiuta l'America Latina ad acquisire, tra le masse dominanti occidentali, la dignità che gli spetta come continente indipendente pregno di identità culturali diverse. Guevara parlava di americani in un periodo storico di maggiore maturità politica, in cui l'internazionalismo era patrimonio comune, almeno negli intenti. Se pensiamo a esperienze simili ai soviet nei quartieri neri delle grandi città statunitensi, abbiamo il metro della coscienza sociale di allora e dell'esistenza di una contro-cultura/informazione radicata e ramificata tra le masse a livello mondiale. Oggi dobiamo tornare all'abc politico e ripartire dalla base del ragionamento culturale o contro - culturale, la distinzione non vuol essere un vezzo ma ricordare che esiste anche un'altra America.
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wuming1
Fri Feb 25 2005, 12:58AM

Collegato: Fri Oct 15 2004, 03:32PM
messaggi 210
Sì, la tua posizione è chiara e sensata. In spagnolo si ricorre sempre all'espressione "norteamericanos", in italiano un po' meno.
Espressione che, tra l'altro, non è fondata sulla geografia, altrimenti includerebbe buona parte del Messico e del Caribe: sono tutte zone settentrionali (se San Diego è Nord, lo è anche Tijuana), però non vengono mai chiamate "Nordamerica". La distinzione tra nord e sud passa lungo confini linguistici e culturali: in gioco è l'identità ibero-americana. Infatti i Latinos che vivono negli USA non vengono percepiti come "norteamericanos".

Una volta, in italiano, si usava un'espressione oggi caduta in desuetudine, nonostante la sua indubbia utilità e precisione: "le Americhe". Dovremmo darle una rispolverata, forse.
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Richard sorge
Sat Mar 05 2005, 10:53AM
Utente Registrato #196
Collegato: Wed Jan 19 2005, 05:31PM
messaggi 3
...forse la mia è stata un'esercitazione teorica senza radici nella realtà attuale. ultimamente ho parlato spesso con diversi compagni della situazione geopolitica internazionale e tutti usano il termine americani per definire gli Stati Uniti. E' un dato di fatto che va accettato. Probabilmente si da più dignità al Sud-America proprio perchè si chiama Sud-America o Latino-America.
Scusa la divagazione, ma quest'anno, a Migliarino per il raduno della Xmas, ci faremo sentire contro quelli che mettono il cotone nel pacco.
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