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(C) Wu Ming 2000-2008. Salvo diverse indicazioni, il contenuto di wumingfoundation.com è pubblicato con licenza Creative Commons "Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo 2.5". Se ne consente la riproduzione, diffusione, esposizione al pubblico e rappresentazione, purché non a fini commerciali o di lucro, e a condizione che siano citati l'autore e il contesto di provenienza. E' consentito trarre opere derivate, per le quali varranno le condizioni di cui sopra. |
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Wu Ming Foundation: Chi siamo, cosa facciamo
La via del guerrigliero: Una selezione di beffe di Luther Blissett / 1 Quello delle beffe mediatiche di Luther Blissett è un mondo pieno di artisti immaginari, perché è il mondo dell'arte a essere affollato di creduloni, perfetto bersaglio per chiunque voglia diffondere leggende.Gennaio 1995. HARRY KIPPER (soltanto un omonimo, nulla a che vedere con Giugno 1995. LOOTA è una femmina di scimpanzè i cui dipinti saranno in mostra alla Biennale di Venezia. Già vittima di sadici esperimenti in un laboratorio farmacologico, Loota è stata tratta in salvo da un commando dell'Animal Liberation Front. In seguito, è diventata un'artista di grande talento. Alcuni giornali riportano la notizia. Peccato che Loota non esista, ma in fondo che problema c'è? Alla Biennale, i visitatori delusi possono consolarsi con un bel po' di spazzatura prodotta da esseri umani. 1998-99. La via del guerrigliero: Una selezione di beffe di Luther Blissett / 2 ![]() La più complessa ed elaborata beffa di Luther Blissett ha luogo in Lazio nel 1997, a opera di alcune decine di persone. Dura un anno e tocca il tema del panico morale su messe nere e satanismo. Cultori del Demonio e "cacciatori di streghe" cristiani appaiono nei boschi del viterbese, lasciando tracce (fisiche, audiovisive e "letterarie") dei loro scontri e inseguimenti. I media locali e nazionali si bevono tutto senza alcuna verifica delle notizie, svariati politicanti saltano sul carrozzone della paranoia di massa, sbuca persino (e viene trasmesso su Studio aperto, Italia 1) il video di un - alquanto abborracciato - rito satanico, finché Luther Blissett non rivendica tutto e produce una grande mole di prove. "Controinformazione omeopatica": iniettando nei media una forte dose di falso autoprodotto, Luther Blissett dimostra la scarsa professionalità di molti cronisti e l'infondatezza del panico morale. La "beffa viterbese" è ricostruita passo passo in A dire il vero, secondo La "burla viterbese" era parte di una più vasta campagna di informazione, che comprendeva anche Il ruolo del Luther Blissett Project nel contrastare la "mostrificazione a mezzo stampa" di imputati in seguito riconosciuti innocenti è ricostruito nel libro di Antonella Beccaria Bambini di Satana - processo al diavolo. I reati mai commessi da Marco Dimitri (Nuovi Equilibri / Stampa Alternativa, 2006, Quattro persone vengono trovate senza biglietto su un treno italiano. Fin qui nulla di insolito, anzi. Solo che in tribunale (in... tribunale?), al momento di dichiarare le proprie generalità, tutti e quattro dicono di chiamarsi "Luther Blissett". Fino a qualche tempo fa, cercando "Luther Blissett" sul web, prima o poi si trovava qualche testo in inglese contenente questo aneddoto insensato. E' una versione distortissima di un fatto vero, che si è diffusa grazie alla pigrizia di certi giornalisti di Londra e agli stereotipi sull'Italia di cui si nutrono (e di cui nutrono il loro pubblico). Certo, siamo un Paese con sacche belle rigonfie di illiberalità, praesumptio culpae e abusi polizieschi, ma suvvìa, chi di voi è mai finito in tribunale perché privo di biglietto ferroviario? Tra l'altro, la storia vera è moooolto più interessante. Non si tratta di un treno, ma di un autobus notturno. Accade il 17 giugno 1995. Alcune decine di raver/performer occupano e in qualche modo "dirottano" il mezzo pubblico, armati di radioloni e ghetto blaster. La festa mobile, denominata "Bus Neoista", dura per un bel pezzo, finché la polizia non decide di bloccare la via e fermare il veicolo. Quando i raver scendono dall'autobus, si verifica un alterco coi poliziotti, uno dei quali spara addirittura tre colpi (in aria, per fortuna). Poiché la festa è trasmessa in diretta su Radio Città Futura, e un inviato è in collegamento via cellulare, gli spari vengono sentiti da migliaia di ascoltatori Diciotto persone vengono fermate. Sul momento, alcuni di loro dichiarono di chiamarsi "Luther Blissett", ma nessuno di loro lo ripeterà in commissariato. I media si occupano estesamente dell'episodio, che dimostra quanto il nome "Luther Blissett" stia penetrando in certe sottoculture giovanili come un coltello nel burro. Davvero non sappiamo come questa baraonda possa essersi trasformata in quella sciocchezza dei "quattro uomini in treno". Vi fu sì un processo penale a carico di quattro persone, ma non certo perché prive di biglietto (men che meno... ferroviario). Le imputazioni erano: resistenza, oltraggio, minacce e lesioni a pubblico ufficiale. Gli imputati furono definitivamente assolti nel 2002. ![]() Fare il possibile e andare avanti Il romanzo Q è scritto da quattro membri della colonna bolognese del Luther Blissett Project, come contributo finale al progetto, e pubblicato in Italia nel marzo 1999. Negli anni successivi viene tradotto in inglese ( Il romanzo è ambientato nel 16esimo secolo in Europa centrale, durante le sollevazioni contadine e rivolte popolari che per poco non fecero "deragliare" la Riforma protestante, prima di essere soffocate nel sangue con l'entusiastico beneplacito di Lutero. McKenzie Wark (e non "Wark McKenzie" come alcuni lo chiamano in Italia... compreso il suo editore), autore di 'Q è in un certo senso un libro ottimistico... Il tema è quello di una resurrezione grazie alla narrazione... La narrazione rende ancora possibile il ritorno dei marginalizzati e dei senzapotere. Un ritorno non in veste di vittime, ma come un nuovo genere di eroi. Il genere di eroi che lavora nelle situazioni, fa quel che è possibile, e di nuovo riparte. Un Luther Blissett."
Dal 1996 Oltre alla complessità dell'intreccio e al contenuto allegorico, a far parlare del libro è anche la particolare dicitura "copyleft". A stupirsi è chi ignora che la critica pratica del "copyright come lo abbiamo conosciuto" è sempre stata parte integrante di tutte le attività blissettiane (diversi anni prima delle licenze Dall'intervista a WM pubblicata nel libro di Antonella Beccaria "Nella seconda metà degli anni Ottanta e nella prima metà degli anni Novanta, in Occidente e soprattutto in Italia, c'è molto interesse per il concetto di 'no copyright'. Con quel titolo, la ShaKe di Milano pubblica anche un'antologia di materiali sull'argomento, a cura di Raf Valvola. È un sottobosco dalle mille radici: la cultura 'do it yourself' del punk-rock (su tutte le copertine dei dischi hardcore-punk italiani c'è lo slogan 'Fuck SIAE'); il mondo delle autoproduzioni e delle fanzine (di fotocopia in fotocopia, sono le fanzine a diffondere il celebre détournement del logo dei discografici inglesi, la musicassetta-teschio con lo slogan: 'Home Taping is Killing Music, and It's Illegal' che diventa: 'Home Taping is Killing Business, and It's Easy'); il networking dell'arte underground, della xerox art, della mail art, del neoismo (nel 1988-89 Stewart Home e Florian Cramer organizzano i cosiddetti Festival del plagiarismo); il mondo del cut'n'mix che dal dub e dal primo hip-hop arriva alla 'house music' in senso lato, musica fatta-in-casa, con campionatori e altre tecnologie finalmente disponibili per il mercato di massa. Il Luther Blissett Project nasce nel 1994 all'incrocio di tutte queste influenze e con suggestioni che risalgono più indietro (il proto-surrealista Lautréamont disse che 'il plagio è necessario, il progresso lo implica'), e ancora più indietro, addirittura alla cultura popolare d'epoca feudale, e prima ancora alla classicità e all'antichità, insomma, a prima che esistessero gli istituti della proprietà intellettuale." Questa la dicitura presente sui libri di Blissett/Wu Minga partire da Q: "Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta." Gli scritti di Wu Ming su copyright, copyleft e proprietà intellettuale sono archiviati Più di quel che ti aspettavi da una banda di scrittori Nel gennaio 2000 un quinto scrittore si unisce ai quattro autori di Q. Nasce così un nuovo gruppo, Wu Ming (per esteso: Wu Ming Foundation). "Wu - Ming" è un'espressione cinese, significa "senza nome" (無名) oppure "cinque nomi" (伍名), dipende da come si pronuncia la prima sillaba. Il nome della band è inteso sia come omaggio alla dissidenza ("Wu Ming" è una firma molto comune tra i cittadini cinesi che chiedono democrazia e libertà d'espressione) sia come rifiuto della macchina fabbrica-celebrità, sulla cui catena di montaggio l'autore diventa una star. "Wu Ming" è anche un riferimento al terzo verso del Dàodéjīng (Tao Te Ching): "Wu ming tian di zhi shi", "Senza nome è l'origine del cielo e della terra". "Wu Ming" (唔明) può anche significare "non capire" in cantonese (grazie, A rigore, noi non siamo anonimi. I nostri nomi non sono segreti. Tuttavia, utilizziamo cinque nomi d'arte composti dal nome della band più un numero, seguendo l'ordine alfabetico dei nostri cognomi. La formazione è: Roberto Bui alias Wu Ming 1, Giovanni Cattabriga alias Wu Ming 2, Luca Di Meo alias Wu Ming 3, Federico Guglielmi alias Wu Ming 4 e Riccardo Pedrini alias Wu Ming 5. Nel periodo 2000-2006, l'opera più ambiziosa di Wu Ming è stata I membri della band hanno scritto anche libri "solisti". Nell'ordine: La band è anche co-autrice della sceneggiatura di Lavorare con lentezza (regia di Guido Chiesa, 2004, Nel 2007 è anche uscita, a cura di Wu Ming 1, un'antologia di jazz radicale degli anni Sessanta, Nel 2008 escono la novella Chi ancora oggi, dopo tanti anni, continua a proferire frasi del genere:1) «I 5 scrittori che si nascondono dietro lo pseudonimo collettivo "Wu Ming"...» 2) «Che senso ha non firmarsi col proprio nome se in realtà tutti sanno come si chiamano?» è invitato a effettuare le seguenti sostituzioni: "97" al posto di "5"; "musicisti" al posto di "scrittori"; "London Symphony Orchestra" al posto di "Wu Ming". L'assurdità delle affermazioni di cui sopra dovrebbe risultare lampante. Ma se ci fossero ancora dubbi, ecco una citazione d'annata (da Giap n.1, IVa serie, 21/01/2003): "Wu Ming" è il nome di un gruppo di cinque persone, di una band, come "The Rolling Stones" o "I Giganti" o "Premiata Forneria Marconi" [...] nessuno ha mai accusato di vigliaccheria una rock band perché usava un nome collettivo, sennò tutti dovrebbero fare come Emerson, Lake & Palmer o come Crosby, Stills, Nash & Young. Come lo [vedete] un libro firmato "Bui, Cattabriga, Di Meo, Guglielmi & Pedrini"? [...] Il nome di questa band, in cinese, ha un significato, che è "anonimo", ma non vuol dire - letteralmente, banalmente - che noi stessi vogliamo essere paranoicamente anonimi, quanto dire che i nostri nomi e la nostra eventuale presenza nel misero stardom dell'italica narrativa non dovrebbero rivestire importanza né per noi né per i lettori. Se i nomi delle bands dovessero essere interpretati letteralmente, allora Sting, Andy Summers e Stewart Copeland dovrebbero essere considerati poliziotti a tutti gli effetti, e potremmo andare a comprare il pane alla forneria Marconi. All'interno di questa band, ognuno di noi usa una specie di "nome d'arte", che è composto dal nome del gruppo più un numero, seguendo l'ordine alfabetico dei nostri cognomi [...] di bands i cui singoli membri avessero un nome d'arte la storia del rock (e soprattutto del punk) è piena zeppa: nei Sex Pistols c'erano "Johnny Rotten" e "Sid Vicious", che in realtà si chiamavano John Lydon e John Beverley. L'uso di pseudonimi, eteronimi, nomi d'arte, [è] costante e onnipresente in tutte le epoche... nel rock in mille e mille casi, nella letteratura (Ed McBain ed Evan Hunter sono due scrittori diversi ma sono anche la stessa persona, per non parlare di Pessoa)...
"Incompleto" perché quello completo sarebbe più lungo di Anna Karenina. In giro c'è parecchia gente in preda a "paranoia da Blissett/Wu Ming", che trascorre gran parte della propria esistenza a divulgare nostre presunte nefandezze. C'è chi lo fa perché è rimasto a lungo a crapa nuda sotto il sole battente, e chi lo fa semplicemente per calunniare. Siamo abituati a vederci attribuire le posizioni e le intenzioni più buffe e a essere avvistati un po' ovunque, neanche fossimo UFO. Siamo dietro ogni cespuglio, dietro ogni pseudonimo usato in rete, dietro ogni operazione di marketing editoriale concepita in questo Paese negli ultimi dieci anni, e ovviamente siamo mandanti e/o esecutori di ogni complotto immaginabile (macro e micro, di sinistra, di destra e di centro, ebraico e/o antisemita etc.). In rete si trova davvero di tutto, ad esempio Ci è anche giunta voce di un tizio che deve aver visto Lavorare con lentezza confondendo autori e personaggi. Costui sosterrebbe infatti di essere stato aggredito nel 1977 da alcuni autonomi armati di spranghe, e di essersi difeso brandendo un tubo del gas. Tra gli aggressori c'era anche Wu Ming 1, che il nostro eroe ha colpito alla fronte, mettendolo in fuga. Tutto questo in Piazza Re Enzo, Bologna. Nel 1977 Wu Ming 1 viveva a Dogato (FE) e faceva la prima elementare presso le scuole "G. Carducci". Prima o poi qualcuno studierà a fondo questi curiosi meccanismi psicologici e fenomeni di involontario guerrilla marketing a nostro favore. Noi qui tralasceremo le più selvagge derive psicotiche dei cospirazionisti, per concentrarci su pochi luoghi comuni legati alla nostra attività. 1. A detta di alcuni, noi saremmo in qualche modo collegati a Umberto Eco e/o saremmo stati suoi allievi, e/o Eco avrebbe collaborato a Q e/o lo avrebbe addirittura scritto lui e noi non saremmo altro che dei "presta-non-nome" e/o Q sarebbe un romanzo molto simile a Il nome della rosa. "Temo che i giornalisti britannici si siano affezionati a quest'idea soltanto perché Il nome della rosa è l'ultimo libro italiano che hanno letto prima del nostro." (Wu Ming 1 intervistato da The Guardian, 28 agosto 2003). Cosa che, ovviamente, vale anche per qualche giornalista italiano. 2. A detta di alcuni, noi saremmo "situazionisti". In Gran Bretagna, poi, c'è chi si ostina a definirci "anarchici". Davvero, davvero, davvero perplimente. Questi epiteti hanno ancora qualche significato, oppure li si scaglia addosso alla gente un po' a casaccio, in mancanza di qualcosa di sensato da dire (e in seguito vengono ripresi in buona fede da altri, e dati per buoni)? Le nostre poetiche e strategie non hanno proprio nulla a che vedere con la teoria di quella che si definì "Internazionale Situazionista", compresi eredi e addentellati. Quanto agli anarchici, li rispettiamo (almeno alcuni), ma la nostra storia è differente. 3. C'è un giornale scandalistico le cui pagine, ehm, culturali sembrano non poter vivere senza di noi. I redattori di tali pagine coltivano nei nostri confronti un odio/venerazione simile a quello coltivato a suo tempo dalla rivista "Lo Specchio" nei riguardi di Pasolini. Troppa grazia! Bene, su quelle pagine noi siamo costantemente definiti "maoisti". Probabilmente per via del nome in cinese (che però, vedi sopra, ha tutt'altra impronta). Non fa una piega: nome cinese = maoisti. Non era maoista pure quello là, cum'è c'al s' ciama, dai? Quel là coi occ a màndula c'al dava i calz a tuti e al faseva sémpar UO! UA! ... Ah, sì, Bruslì!... O iéral Mazinga? Vabé, dai: cinìs, giapunìs, ié tut precis! Ultimamente, addirittura, han cominciato a scrivere che noi ci siamo "autoproclamati 'maoisti'". O davéro?! Ostia, che scoop! E com'è che siam sempre gli ultimi a saperle, 'ste cose? 4. Gira la voce che noi avremmo picchiato un fotografo "reo" di averci immortalati. Cambiano data e location, ma il succo delle differenti versioni è quello. Ebbene, non è mai successo, in nessuna circostanza. E' però vero che, come Awda Abū Tayy in Q (Einaudi, Torino 1999 - Mondadori, Barcelona 2000 - Seuil, Paris 2001 (title: L'Oeil de Carafa) - Wereldbibliotheek, Amsterdam 2001 - Hovedland, Jøbjerg 2001 - Travlos, Athena 2001 - Piper, München 2002 - Conrad, São Paulo 2002 - Heinemann, London 2003 - Harcourt, Orlando, FL 2004 - Wydawnictwo Albatros, Warszawa 2005) Asce di guerra (Vitaliano Ravagli e Wu Ming, Tropea, Milano 2000) Havana Glam (Wu Ming 5, Fanucci, Rome 2001) 54 (Einaudi, Torino 2002 - Mondadori, Madrid 2003 - Vassallucci, Amsterdam 2003 - Harcourt, Orlando, FL 2004) Esta revolución no tiene rostro [Questa rivoluzione non ha volto] (Acuarela, Madrid 2002) Giap! (Einaudi, Torino 2003) Guerra agli umani (Wu Ming 2, Einaudi, Torino 2004) New Thing (Wu Ming 1, Einaudi, Torino 2004; Métailié, Paris 2007) Asce di guerra 2005 (Vitaliano Ravagli e Wu Ming, Einaudi, Torino 2005) Free Karma Food (Wu Ming 5, Rizzoli, Milano 2006) Manituana (Wu Ming, Einaudi, Torino 2007) Previsioni del tempo (Edizioni Ambiente, Milano 2008) Stella del mattino (Einaudi, Torino 2008) Ultimo aggiornamento: 6 maggio 2008 |
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