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palestinesi. Non potremo farlo. Ce lo hanno fatto capire in modo molto chiaro.
Avete vinto, bastardi. Ce ne andiamo. 
Incrocio tutti i loro sguardi. E mi inginocchio con le mani sopra la testa.
Il ragazzo e' rapido, mi fa subito rialzare, rosso dimbarazzo, e mi consegna agli sbirri.


Tel Aviv, Israele, 4 aprile 02, h. 8.15

La buona notizia e' che ci reimbarcano sullo stesso aereo dei compagni che erano a Ramallah e che sono in partenza per tornare a casa. Almeno faremo il viaggio accompagnati dai loro racconti. Un bagno di calore umano dopo la doccia fredda.
Resto in fondo alla fila anche stavolta. E quando metto il piede sulla scaletta, mi fermo a stringere la mano a uno degli sbirri.
Rimane talmente stupito dal gesto che non riesce nemmeno a ritirarla. 
- Volevo soltanto visitare il tuo paese. Vedere con i miei occhi. Incontrare i miei amici. Perche' non posso farlo?
Lui scuote la testa, non capisce se dico sul serio o se lo sto prendendo per il culo. Guarda i colleghi e balbetta qualcosa di incomprensibile.
Salgo la scaletta col cuore che batte per lemozione di rivedere tutti i miei supereroi preferiti. 
Vaffanculo, sono uno scrittore. Torno a casa e scrivo.

no (c) 2002, WM4
