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baffi uguali. Sono greci. Medici Senza Frontiere. 
- Venivamo qui per dare una mano. Per assistere i feriti. Ma non ci vogliono. - dice il piu' giovane. 
Una sbirra esce dallufficio e ci chiede di seguire il collega che ha i nostri passaporti al controllo bagagli. 
Agnoletto protesta, chiede perche' siamo stati fermati. 
Il "collega" e' due metri per un quintale e dieci di peso. 
- Noi siamo la polizia. Quello che diciamo, tu lo devi fare. Qui funziona cosi'.
- Anche in Italia, - dice il piccoletto - ma e' nostro diritto sapere cosa avete intenzione di fare. Se ci state espellendo dovete fornirci un motivo.
- Qui non e' questione di diritti. Quello che dico, tu lo devi fare.
Agnoletto si agita, si gira verso di noi: - Bisogna fare qualcosa. Cominciamo a chiamare lAnsa, lambasciata, il consolato, la Farnesina
I parlamentari telefonano. I parlamentari parlamentano con la polizia. 
I parlamentari ritelefonano. Esibiscono i tesserini. 
La tensione sale. Rimango un po scostato con Ciano, che mi fa: - Oh, ma lo sai che nel 70 Potere Operaio fece un manifesto con Leyla Kahled, seduta alla macchina da scrivere, col mitra di fianco. E sai qual era il titolo? "Padroni, bastardi, vi dirotteremo!".
Poi ride forte. La tensione gioca brutti scherzi.
Allimprovviso, una telefonata ci avverte che dallaltra parte della frontiera ce' un rappresentante dellambasciata.
- Finalmente. Il console?
- No, laddetto commerciale.
Rido. Non frega a nessuno che siamo qui e che ci stanno ricacciando indietro senza addurre alcuna motivazione. 
- Abbiamo giusto il tempo di arrivare al controllo bagagli per decidere cosa fare. - dice Agnoletto.
Guido, Giangi e Anubi, con i cellulari quasi scarichi, si mettono in contatto con i compagni che ci aspettano fuori dallaeroporto e comunicano la situazione. 
Poi arriva la notizia peggiore. E De Rose, la prima delegazione sta venendo imbarcata su un aereo per lItalia con la forza.
- Hanno spintonato Sabbatini, la Castellina lhanno trascinata per i piedi fino alluscita, a De Rose gli hanno storto una caviglia. Perfino laddetto commerciale del consolato si e' preso degli spintoni! - annuncia Nadalini.
Ok, adesso sappiamo cosa ci aspetta. 
Adesso dobbiamo decidere. Agnoletto ha ragione, non resta molto tempo, stiamo gia' camminando verso il controllo bagagli, in fondo allaeroporto. 
Ci siamo.
Il piccoletto non molla: - Non potete espellerci cosi'. 
I parlamentari protestano: - Dovete fornirci una motivazione. Non e' ammissibile che non possiamo sapere perche' ci mandate via. Vogliamo parlare con un rappresentante del nostro consolato.
Arriva un altro funzionario di polizia, in borghese. 
- Il vostro consolato non centra niente. Questo e' un paese in guerra e siamo a noi a decidere chi puo' entrare e chi no. 
Sono tutti gentili. Per ora. Fermi, ma gentili. Sordi alle proteste, ma gentili. 
- Volete creare un incidente diplomatico? - chiede Martone.
Non gliene frega niente. Questo e' un paese in guerra eccetera eccetera. 
- Siamo in contatto telefonico col nostro Ministero degli Esteri. 
Questo e' un paese in guerra eccetera.
- LItalia non ha mai espulso nessun cittadino israeliano.
Questo e' un paese in guerra eccetera.
Mentre la discussione prosegue, mi accorgo che ci hanno circondati. Sono ancora soprattutto donne. Che ridono e ci sfottono. Ma gia', siamo amici dei terroristi.
Pero' ci sono anche cinque o sei energumeni in divisa. E altri sbirri in borghese.
Mi accorgo che Ciano e' rimasto fuori dal cerchio, isolato dal gruppo con una manovra lenta e "gentile". Lo fanno entrare per primo al controllo bagagli, cioe' lo perquisiscono, poi lo accompagnano da unaltra parte. Mentre lo scorta via, lo sbirro lo indica ai passeggeri appena sbarcati. Non capisco lebraico. Ma la parola Arafat e' chiara come il sole e ripetuta ogni frase. Quelli annuiscono o sorridono. 
Ciano e' una montagna. Ciano e' il piu' grosso della comitiva. Troppo grosso. Meglio allontanarlo con modi gentili,
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