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Chialamberto di Groscavallo, dal maestro Brahmacara...
L'Uomo Invisibile consulto' l'agenda: - Per il 9 ci sarebbe gia' un altro impegno a Rimini, non si potrebbe...
- Ue', ragazzi, allora cosa parlo a fare? Si sposta Rimini e tanti saluti. Questa di Reggio e' una data fon-da-men-ta-le. Per i Ferdi, due anni fa, c'era il pienone, teatro stracolmo, quasi trecento persone.
E allora? Vuoi fare uno sgarbo cosi' al coraggioso editore di "Tomahawk"? Giammai! E gia' che eravamo li', accettammo pure Chialamberto, dove Manuel Tromberrey, in concomitanza con la Festa del Bue Muschiato, aveva richiamato folle oceaniche.
Alla serata di Reggio parteciparono si' e no dieci persone, quei pochi ardimentosi che, muniti di bussola, sestante, astrolabio e cannuccia per bere dalle pozzanghere, riuscirono a trovare l'entrata del famoso Teatro Su'cale. Fa niente, una serata storta puo' sempre capitare. Ci ritirammo in buon ordine mentre Mr.Fantastic ci deliziava con le sue classiche battute su Entro Modena Esco Modena, Entro Reggio EscoReggio....
Per raggiungere Groscavallo di Chialamberto ( e non viceversa) ci tocco' tagliare la nebbia col collo e fendere la neve con le ghette al ginocchio. Trainati da un camion di mangimi animali che aveva perso l'imboccatura del Frejus, riuscimmo ad inerpicarci fino ai 1100 metri di quota del monastero lamaista tibetano di Brahmacara, uomo molto gioviale e pieno di iniziativa, nonostante l'isolamento forzato. Il suo teatro 88, ci spiego', era un punto d'incontro per le anime assetate di cultura nelle valli tra il Soana e la Stura. Purtroppo, neve e nebbia congiurarono contro di noi. Raggiunsero Groscavallo solo tre uomini e uno yeti. La cena a base di bucce di tofu, alghe e castagne d'acqua si rivelo' tuttavia una vera delizia. Lo yeti, una persona squisita. Sfuggendo le dita ossute della morte, facemmo ritorno a casa alle prime ore del mattino.
Per fortuna, gli altri incontri ebbero molto piu' successo e, dopo tre mesi dall'uscita, raggiungemmo il traguardo delle venti presentazioni. Il libro vendette 20.000 copie, ando' in ristampa, le cose sembrarono mettersi per il meglio.
Nel frattempo, Maratea non aveva ancora organizzato uno straccio di presentazione nella sua citta', Milano.
- Strano - commento' la Cosa mentre puntavamo verso la libreria "Unisci i puntini numerati" di Lucca - Di solito Milano e' una di quelle date che fanno tutti, non la si rifiuta a nessuno, come mai Maratea ha tante difficolta'?
- Io me lo ricordo bene - aggiunse Valente - Ha detto che si sarebbe speso personalmente. Adesso cos'e' che fa, tira il culo indietro? 
- Beh, sai - gli risposi - devi tenere conto che quella citta' e' peggio della Cambogia, e Maratea non fa che litigare a destra e a sinistra quindi...
- Quindi un cazzo - si agito' l'Invisibile - Diamo via libera a quelli dell'Hulk e smettiamola di aspettare i comodi di Maratea.
La mozione invisibile fu approvata all'unanimita'. Valente espresse la sua preferenza con un sonoro boia-ad-dio! ed evito' per un pelo il rimorchio di un'autocisterna. Guidava sempre lui, senno' gli veniva il mal d'auto.
 Hulk, uno dei Centri Sociali piu' scalcagnati d'Italia, si era fatto avanti subito, e con vero entusiasmo, per organizzare la presentazione di "Tomahawk". Problema: Maratea non li poteva sopportare, due simpatizzanti del posto avevano lavorato per lui ed erano stati licenziati in tronco e, non da ultimo, uno dei leader era amico di vecchia data del barbiere del lattaio che si scopava la moglie di un collega di Maratea ai tempi della Stasi. Per non urtare la sensibilita' del coraggioso editore di "Tomahawk", avevamo chiesto all'Hulk di mettersi in stand-by: Maratea avrebbe organizzato una cosa piu' ufficiale, mentre il Centro Sociale, in seconda battuta, poteva puntare sull'evento militante e underground. 
"Ahr! Ahr! Ahr! Ahr! Ahr!"
Ma ormai lo schema era saltato. Non restava che scatenare Hulk.
A Lucca, intanto, fioccavano brutte notizie. Mentre io e Mr.Fantastic ci ingozzavamo di appetizer,
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