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la prima frase che pronunciai nella sede de Il Sarchiapone. Arrivo' una segretaria: - Oh, non preoccupatevi. E' Sergio Livorno', reduce della Repubblica di Salo'. Ha appena consegnato il manoscritto delle sue memorie, che Il Sarchiapone pubblichera' nella sua collana "Molotov-Ribbentropp". Voi siete i Senza Nome, immagino.
- Si', Noi Cinque.
- Accomodatevi pure, Mario Maratea vi ricevera' tra pochissimo.  

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Dietro la scrivania di Maratea c'erano i ritratti di Iosif Stalin e Armando Cossutta. Al lato c'era Alessandro Cecchi Paone, sorridentissimo. Rimanemmo atto'niti, prima di renderci conto trattarsi di una sagoma life-size di cartone pubblicizzante la raccolta de "La Marcia del Tonto", nota trasmissione in cui squadre di ritardati mentali venivano fatte scontrare a gironi, per il sollazzo dei borghesi per bene. Avevo sempre ritenuto il programma roba da nazisti alla dott. Mengele, e mi stupii di trovare il Cecchi Paone a figura intera in quello studio. Ma tant'e', del resto il nostro ingresso in casa editrice era stato salutato dallo schiatto in diretta di un fascistone come Livorno' (cazzo, neanche il tempo di stupirsi che fosse ancora vivo, e gia' ci era crepato davanti!).
- Avanti, avanti! - ci accolse Maratea, tossendo e scatarrando, rovesciando la cenere della sigaretta nel bicchiere di whisky e ribaltandolo, cosi' che quello allagasse la moquette e raggiungesse il calorifero, si incendiasse, e lui lo spegnesse rovesciandogli sopra il posacenere e pestando col piede. 
Tutto questo riuscendo intanto a stringere le nostre cinque mani e a baciarci tutti su ambo le guance. 
- Ma non eravate quattro? - chiese, quando ci fummo seduti in mezzo al puzzo di alcol bruciato e cenere.
- Si e' aggiunto l'Uomo Ragno - risposi indicando il nostro socio.
- Ah, bene, bene. E questo Ravaleo, dov'e'? Non sara' un'altra delle vostre burle?
- No. E' qui di sotto in macchina.
- E perche' non lo fate salire?
- Monta di guardia. La macchina e' sua e dice che di lasciarla per strada non si fida in una citta' piena di terroni come questa.
- Ma potevate dirlo! C'e' un garage qui poco distante, su, coraggio, scendiamo, cosi' recuperiamo il Ravaleo e andiamo a mangiare tutti insieme.
E via pacche sulle spalle, e buffetti, e finte al basso ventre, al punto che giungemmo in corridoio tutti e cinque con le mani sui maroni e l'aria circospetta.

Dopo l'ammazzacaffe' Valente si tolse la P38 dalla fondina ascellare, perche' gli dava fastidio, e l'appoggio' sul tavolo. Sfilo' anche il coltello da caccia dalla cintura e si decise finalmente ad appendere le bandoliere di proiettili all'attaccapanni alle sue spalle. Cosi' riusci' a rilassarsi.
La prima domanda che l'Uomo Invisibile lascio' cadere sulla mesa, fu quella prestabilita: - Ma perche' il tuo socio Zoratzkij non e' venuto a pranzo?
Maratea si esibi' in un'espressione contrita: - Purtroppo il rinnegato Zoratzkij si e' rivelato un agente al servizio della concorrenza, si e' lasciato comprare da una casa editrice di destra, dimostrando cosi' una degradazione morale di cui non potevo sospettare. Mi dicono che sia fuggito in un paese della Brianza. E forse da la', cerchera' ancora di tramare contro la mia casa editrice. Ma non preoccupatevi: siamo vigili e attenti. 
- So'ccmel! - commento' Mr. Fantastic a nome di tutti noi.
Era un brutto colpo. Avevamo sentito parlare di Pavel Zoratzkij come di un bravo professionista:  uno che riusciva contemporaneamente a corteggiare una bella donna, tradurre in simultanea dallo spagnolo e parlare al telefono con Caracas. E tutto questo senza perdere un briciolo di savoir faire. Non avremmo mai sospettato una cosa del genere. 
- Eh, sapete, gli editori coraggiosi e spregiudicati come me sono molto odiati dai grandi mafiosi dell'editoria. Fanno di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote. Ma noi possiamo essere amici, tra compagni ci si intende. Se non avete programmi particolari per i prossimi vent'anni, penso che potremmo fare parecchie cose insieme. Ahr! Ahr! Ahr!  
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