Tomahawk




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- A m'arcmand, poc pugnatt! - disse Mr. Fantastic mentre varcavamo il portone di via Milza 9, sede del gruppo editoriale Il Sarchiapone (trimurti composta dal Sarchiapone medesimo, da Mario Maratea Editore e da Fra'ciche Editrice). 
Era un giorno di fine estate. Noi Cinque, scrittori ormai affermati dopo il successo di "Uh?", ci recavamo all'incontro con Maratea. In testa, tanti dubbi e una proposta.
Ma com'era cominciato tutto?
 
Qualche mese prima, per uno scherzo del caso, avevamo conosciuto Valente Ravaleo Jr., sanguigno romagnolo plurisessantenne, reduce della guerra d'indipendenza di Capo Verde (conclusasi nel 1975 con la fine del dominio coloniale portoghese). Ravaleo era un guerrigliero con una bella storia da raccontare, e noi volevamo raccontarla mescolando memorialistica e fiction. Un'operazione fortemente politica. "Chi potrebbe pubblicarla, a parte Mario Maratea?", c'eravamo chiesti senza trovare risposte.
Quest'ultimo, spregiudicato editore, pubblicava una folla di romanzieri catalani di sinistra (tra cui "La banda dei Ferdi": Ferdi L. Punyatt, Ferdi Bouquin e Ferdi Graugne).  Da giovane aveva militato in un gruppo politico devoto a Eric Honecker, tetro presidente della RDT. In seguito s'era affermato come scopritore di talenti presso grosse case editrici, poi era entrato come socio nel Sarchiapone, nel frattempo finito in mano ai tre gemelli Granaglia, noti dilapidatori di eredita' e protagonisti delle cronache mondane. Affetti da rinite acuta, aggiungevano i piu' maliziosi. 
Il nostro agente, il temuto Heriberto Cienfuegos, ci aveva messi in guardia:
- Compadres, l'unico editore buono e' quello morto. Maratea e' come tutti gli altri se non peggio, in piu' e' un ex-agente della Stasi. Nel '75 ha trascorso un'intera vacanza-studio sul Muro, fucilando chi cercava di passare all'Ovest. Si comporta allo stesso modo coi libri e gli scrittori.
Poi ci aveva raccontato un aneddoto:
- Un mio autore ha rotto con lui per un'orrida copertina appioppata a un suo romanzo: un gambero con in testa un cappello a cilindro, e l'Himalaya sullo sfondo. E il romanzo parlava di una grande truffa bancaria! Siccome il contratto prevedeva il diritto di veto da parte mia e dell'autore, gli ho detto che quella copertina poteva arrotolarla e poi... 
- Ma che c'entrava il crostaceo? Come ha giustificato la scelta?
- Ho proprio qui il suo fax di allora.
Ne leggemmo uno stralcio:

 <<[...] Sono amareggiato e deluso nel constatare che sei una faccia di merda. Ci vuole un pirla come te per non capire cosa vuole comunicare il mio Ufficio Grafico: il gambero rappresenta l'andare indietro, l'Himalaya e il cilindro sono il desiderio d'innalzarsi, l'orizzonte e' l'altrove da raggiungere, e tutto questo rimanda simbolicamente agli spostamenti di capitale. O qualcosa del genere. Solo uno stronzo potrebbe non essere d'accordo. Tu sei uno stronzo? Evidentemente si', e ti assicuro che lo scrivo a malincuore, perche' questa e' anche una mia sconfitta, avrei dovuto capirlo prima. Ma del resto io e te non si e' mai legato molto, e non certo per colpa mia: tra noi due c'e' uno che non capisce un cazzo, e non si tratta di me. Che tristezza. Non mi sarei mai aspettato una simile pugnalata nella schiena. Sei un deficiente integrale. Non t'immagini con quale rammarico te lo scrivo. Vaffanculo. Sporco maiale. Io ti rovino. E' un vero peccato [...] Firmato: Maratea.>>

- Ho giurato a me stesso che non gli avrei mai piu' rivolto la parola, impegno che mantengo da ben dodici anni. 
Pero' Cienfuegos non aveva saputo indicarci un editore per un'opera oltranzista come quella che avevamo in mente, una non-fiction novel anti-imperialista che affondasse le mani nel ventre della Storia per tirarne fuori manciate di vermi. 
L'intenzione era scriverla in "tu narrante" coniugato al futuro anteriore, tipo: "Nel frattempo tu sarai stato a Capo Verde e, con quella baionetta che ti piace tanto, avrai fatto carne di porco di chiunque ti si sara' parato innanzi..."  Il
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