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far finta dessere convinto a partire per lIraq era nel portabagagli. Per come si erano messe le cose, era tutto cio' che aveva. Si fermo' al primo autogrill sulla tangenziale. Si cambio' il giubbotto. Compro' una scheda telefonica e del disinfettante e, chiusosi al cesso, svuoto' il flacone inzuppando una t-shirt. Fermo' la maglietta sulla ferita con una camicia, annodando le maniche sulla pancia, e si rivesti'. Ritorno' alla macchina seguito dai risolini di un gruppo di ragazzi che sfumacchiavano bevendosi una birra appollaiati sul cofano di un catorcio, indicandolo con cenni del capo: ecco un altro ubriacone. Era per i bozzi della fasciatura di fortuna sotto il giubbotto? La macchina era sicura, altrimenti Carta (Carta! Brutto cazzone!) non glielavrebbe lasciata.
Tutto bene, non fosse per i giramenti di testa, per le gambe molli, per i pugni che piu' o meno ogni cinque minuti aveva mollato sul volante inveendo contro Carta (Pivello! Pistolero dei miei coglioni!), contro Cadorna e Gennaio, contro Della Ghiaia e contro i suoi colleghi rincoglioniti. Gli serviva un telefono. Gli serviva uninformazione che, se avesse trovato qualcuno dei suoi in centrale, non gli sarebbe stata negata: dove avevano portato Lea Della Ghiaia. Gli servivano un paio dore, non di piu'. Glielavrebbe fatta vedere. Compose il numero, attese per due, tre, quattro squilli. Poi senti' come se gli qualcuno gli stesse sfilando le ossa dalle gambe e mentre per un lungo, interminabile secondo si vide dallesterno afflosciarsi a terra, si chiese: chi cazzo vuoi prendere per il culo? Uno dei ragazzi di poco prima si stava divertendo a schiaffeggiarlo: - Oh, secondo me questo se' fatto: puzza tipo di medicinali, di disinfettante -.
Alfano fu incapace anche solo di aprire gli occhi ancora per tre o quattro buffetti. Quando le palpebre si scollarono il ragazzo gli chiese se andava tutto bene, se doveva chiamare un medico. Alfano lo guardo', guardo' la cornetta che penzolava sopra la sua testa, valuto' quale consistenza preferiva dovesse avere la merda in cui sarebbe stato costretto a nuotare per i prossimi dieci anni e trovo' la forza per dire: - Chiama i carabinieri. Digli che hai trovato uno dei loro, gli leggi il numero del tesserino. Parlava a fatica, fermandosi fra una parola e laltra per prendere fiato.
- Devi dire che mhai trovato nel parcheggio di un autogrill con un buco nella schiena, senza portafogli, senza macchina, senza un cazzo. Devi dire che ripeto di essere stato rapinato. Fallo e vi prendete le chiavi della macchina. E la Punto blu. Ci fate pure cinquemila euro. E pulita, me lha data un cazzone amico mio. E vediamo se si bevono pure questa. 
Capitolo 8    

di nebbia blu

Lea arrivo' alla stazione in evidente stato di shock, per la prima volta dopo molto tempo si stava rilassando, cosi' la tensione che la teneva in piedi lascio' il posto alla stanchezza. Una voce femminile ed un po' metallica le fece sapere che il cellulare di suo padre non era al momento raggiungibile.

Le quattro frecce della Punto continuavano a lampeggiare nonostante l'ingorgo di curiosi accorsi dopo gli spari si fosse quasi dissolto completamente, due agenti vennero mandati a controllare. Niente, la macchina era vuota, all'interno nessun documento, nessuna impronta, il numero di matricola del motore cancellato e le targhe risultavano rubate da un'Astra station wagon.

Squillo' il telefono, Cadorna alzo' il ricevitore e venne attraversato da un brivido gelato che dalla base del collo gli fece accapponare la pelle fino all'estremita' dell'osso sacro. - Come morto, non e' possibile! Branco di incompetenti, riportatelo in vita, dovete ridarmelo -. le mani erano congelate, un rivoletto di sudore gli solco' una guancia.

- Mettiti pure seduto caro commissario, dobbiamo fare quattro chiacchiere - con la voce tranquilla della posizione forte Gennaio imparti' l'ordine ad Alfano.
- Se dovete ammazzarmi fatelo in fretta - rispose il commissario.
- Calma, ogni cosa a suo
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