<A HREF="sorriso_presidente015"><</A>
risposta.
Il brigadiere che assiste alla telefonata interviene domandando a Lea: - Signorina Lea, cosa succede? Mi sembra spaventata, e' bianca come un lenzuolo -.
- Non lo so, ho sentito mio padre rispondermi, e poi piu' nulla, solo rumori strani ed urla! - dice agitatissima Lea.
- Si calmi signorina, ora vedremo cosa si puo' fare. Se si sente meglio l'accompagno in caserma, credo che abbia molte cose da raccontarmi -.

Il presidente nel suo studio si e' acceso un sigaro, si e' accomodato nella sua poltrona e fissa il muro davanti a se. Ha ricevuto una telefonata, ed ora e' immerso in tristi pensieri.... - Marcello, amico mio, perche'? Eravamo amici, un tempo ci frequentavamo, le nostre mogli e le nostre figlie erano amiche e abbiamo condiviso momenti belli e brutti. Ora il presidente e' un po' depresso e ha gli occhi lucidi... Lea e' arrivata in caserma, la fanno accomodare in una stanza e la lasciano li' con i suoi pensieri.

- Papa' dove sei! Cosa e' successo, ho paura, molta paura...- Le sale una nausea improvvisa, deve cercare un bagno. Apre piano la porta, si incammina lungo il corridoio stranamente vuoto, passa davanti una porta socchiusa, sta per bussare, ma si blocca sentendo un agente fare il nome di suo padre. Incuriosita, si mette ad origliare.
- Comandante, devo proprio essere io a comunicare alla signorina Lea Della Ghiaia che suo padre e' stato assassinato? - dice il brigadiere.
- Mio padre assassinato? ho sentito bene? ma cosa stanno dicendo! -.
- Si' brigadiere, deve essere lei a dirlo alla signorina Lea - ribatte il comandante -.
- Noooo... - urla dentro di se Lea - anche mio padre! -.
- Qualche anno prima Lea aveva perso la madre per una brutta malattia, e gli era rimasto solo suo padre, dato che non aveva ne' fratelli ne' sorelle, ed ora era in balia di chissa' che forze oscure. Si sentiva sola ed impaurita. Dentro di lei all'improvviso si accese come una luce ed il suo corpo si riempi' di una forza misteriosa: ora sapeva cosa doveva fare, e con una determinazione folle decise di agire.... sapeva chi doveva colpire per vendicarsi. Nessuno si accorse che Lea era scappata dalla caserma. Appena fuori si mise a correre, e raggiunta la strada principale fermo' il primo taxi che passava, e gli diede l'indirizzo di casa sua; indossava ancora i jeans che aveva tolto all'uomo del covo, gli stavano grandi e li teneva su con un pezzo di spago che aveva raccolto per terra vicino alla porta della sua prigione. Aveva sottratto all'uomo anche il suo portafogli con il denaro dentro; pensava che gli sarebbe servito. Scese dal taxi, pago' il tassista e corse verso casa. Non aveva le chiavi di casa, ma sapeva dove trovare il mazzo di chiavi di scorta: suo padre le aveva mostrato dove le aveva messe, sotto il vaso di rose selvatiche che si trovava vicino al cancello secondario della casa, e infatti erano li'. Prese le chiavi ed entro' in casa di corsa, attraverso' l'anticamera, il salone e sali' al piano superiore dove c'era la sua stanza, prese il telefonino e telefono'.
- Pronto, ciao Silvana, sono Lea, come stai? -.
- Ciao Lea! Che sorpresa, e' un sacco di tempo che non ci si sente, sai se non mi chiamavi tu ti avrei chiamato io, ho intenzione di dare una festa per il mio compleanno e voglio che tu ci sia assolutamente! - disse Silvana.
- Ma certo che ci saro', noi siamo sempre amiche no? - rispose Lea - comunque che ne diresti di vederci fra un ora al bar Todini per un aperitivo? -.
- Certo perche' no? Ci vediamo li' fra un ora, ciao.-.
Finita la conversazione Lea scende di nuovo a pianterreno, esce di corsa in giardino e prende il motorino che teneva in garage. Lo tira fuori e lo appoggia su un muretto del giardino, e poi va di nuovo in casa: stava dimenticando che aveva addosso ancora i vestiti del suo aguzzino, se li toglie, li mette in un sacco della spazzatura, poi va in bagno e si fa una veloce doccia, si mette degli abiti puliti, si spazzola i capelli e prende uno zainetto, scende di nuovo in giardino, prende
<A HREF="sorriso_presidente017">></A>