<A HREF="sorriso_presidente014"><</A>
pusillanime ci lascia facilmente le penne -.
- Ma Generale -.
- Signor Presidente: bando alle ciance: il Paese ha bisogno di una guida forte e decisa: non ci possiamo fermare a riflettere sulla morte di due delinquenti, o a piangere sulla fine di uno sbarbatello e di una ragazzina viziata -.
- Signor Generale, la prego -.
- Signor Presidente, parliamoci chiaro: il suo compito ormai e' stato assolto, le conviene passare la mano a noi, e dico le conviene perche' quel disco-zip arancione che contiene le memorie del suo amico possiamo farlo saltar fuori di nuovo. E puo' star sicuro che la dottoressa Landi stavolta non si farebbe scappare loccasione per metterle le grinfie addosso. Fino ad ora lei si e' sistemato gli affari suoi, adesso e' giunto il momento di iniziare a lavorare per il bene di questa Nazione: se fara' il bravo potra' continuare a esserci utile. Ma adesso vada: sfoderi il suo sorriso piu' splendente e raggiunga la Piazza: i suoi ammiratori la stanno aspettando -.
Capitolo 8    

di Rosa Purpurea

Quell'uomo le sembrava gentile. Usciti dall'agriturismo le aveva detto: - Signorina non si preoccupi, ora prendiamo la mia macchina e l'accompagno dove vuole lei -.
La ragazza rinfrancata rispose: - Grazie agente, credo che mi serva un medico -, e gli mostro' la mano insanguinata e con il dito mancante -.
- Accidenti! - disse l'uomo in divisa, tra lo stupito e l'incredulo, - Cosa le e' successo signorina?
- Poi se vuole le spieghero' tutto in caserma, ma ora la prego si sbrighi con questa macchina perche' ho perduto molto sangue e comincio a non sentirmi piu' la mano -. Nel giro di un quarto d'ora rientrarono in citta'. Si apprestarono a raggiungere l'ospedale piu' vicino. Giunti nei pressi del pronto soccorso scesero dalla macchina, e superata l'accettazione Lea ed il suo accompagnatore si precipitarono verso il primo camice bianco che incontrarono.
L'agente parlo': - La mano della signorina perde molto sangue -.
- Venga - dice il medico rivolto a Lea, la porta in una stanza piena di apparecchiature e la fa sedere su un lettino, poi guardandole la mano esclama: - Non si preoccupi, ora le metto dei punti di sutura, disinfetto poi le faro' una fasciatura -.
Dopo aver ricevuto tutte le cure necessarie la ragazza di colpo scoppio' a piangere: - Voglio vedere mio padre - dice rivolgendosi all'agente che non l'aveva mai abbandonata neanche per un minuto. - La prego, mi presti il suo telefonino -.
- Certo, se mi dai il numero lo chiamo io - replica l'agente, - Poi glielo passo -.
La dottoressa Landi, dopo essersi resa conto dell'accaduto, come in trance e con le mani che le tremano estrae il telefonino dalla sua borsa e compone il numero del pronto intervento. Di li' a poco, sente arrivare l'ambulanza. La scena che si presenta agli occhi dei paramedici non e' bella: un uomo tutto sforacchiato dai proiettili, sangue da tutte le parti, vetri in frantumi e una donna di mezza eta' imbambolata vicino all'auto, con gli occhi fissi davanti a se. Uno dei due infermieri si dirige verso il ferito, gli solleva le palpebre e gli ausculta il cuore. Dopo aver fatto queste operazioni va dal collega, prendono la barella, vi distendono il corpo di Della Ghiaia e lo ricoprono fin sopra la testa con un lenzuolo, poi uno degli infermieri si avvicina alla donna e le dice - Signora mi scusi, lei e' una parente? -.
- No -, risponde la dottoressa Landi, sempre restando con lo sguardo fisso ed immobile davanti a se'; in quel momento uscirono dalla procura alcuni funzionari, si avvicinarono alla dottoressa Landi, la presero per un braccio e la riportarono all'interno del suo ufficio. Lea sta telefonando a suo padre.
- Papa'.. papa'.. sono io Lea -.
- Lea amore mio dove sei? - risponde il padre. Poi Lea non sente piu' la voce del padre, ma sente dei colpi forti provenire dal telefonino dell'avvocato, sembrano dei colpi di pistola, ed ancora ode delle urla strazianti, - papa', cosa succede? - domanda ancora Lea, ma non riceve nessuna
<A HREF="sorriso_presidente016">></A>