<A HREF="sorriso_presidente012"><</A>
diverse competizioni amatoriali. 
E con altrettanta fiducia, sperava che l'intervento di quel grand'uomo avesse ancora una volta il magico potere di salvargli la vita. Non tanto per quel che s'erano detti, quando Gennaio l'aveva rintracciato per dirgli che no, ancora non era nato l'uomo che potesse fotterlo come uno stronzo qualsiasi, nel suo studio da avvocato di successo, con la lampada indonesiana e tutto il resto; e meno che mai per l'azione disperata che lo stesso Gennaio aveva architettato per loro due, il folle tentativo di liberare Lea Della Ghiaia, scombinare i piani di Cadorna, consumare finalmente la giusta vendetta, fredda di vent' anni: per una donna uccisa all'alba, per troppi compagni, per il se stesso di allora; il fatto era che ormai Lorenzo Carta credeva in quell'uomo come una vecchia devota nel suo santino preferito: quel che poteva fare, dire o pensare, non c'entrava, e anzi, era pure controproducente, di quando in quando: in fondo era stato proprio Gennaio a precipitarlo in quel casino. Ma chi ha fede non si preoccupa di certe incongruenze. Chi ha fede bestemmia contro l'ira del proprio Dio e nello stesso momento agogna la pace che la sua mano distesa puo' offire al mondo, e sotto quest'aspetto Lorenzo Carta, ateo, agnostico e quant'altro, non era molto diverso dai piu' fervidi credenti.

Appena la stanza smise di girare, il maggiore Alfano penso' che trattenersi oltre poteva essere sconveniente. Arrivando al cascinale il luogo gli era parso deserto, ma che ne sapeva? I colleghi di Semprepronto potevano essersi assentati giusto un attimo, il tempo di comprare le sigarette in paese e rientrare alla base.
Fece appena in tempo a completare la riflessione, che gia' il cervello tornava a rimuginare su Della Ghiaia, su quel che aveva confidato al suo legale, sul senso nascosto del tramare di Cadorna e sul contenuto del disco-zip arancione che aveva sottratto in casa dell'avvocato.
L'unico appiglio che gli restava, forse, per dare un senso alla sua diserzione e farsi scontare qualche anno dell'inevitabile sole a scacchi. 
Assorto in quei mille pensieri, passo' nell'altra stanza con passo deciso e arma spianata.
Precauzione inutile. 
Le voci che gli intimarono di alzare le mani giungevano da destra e da sinistra, senza via di scampo.
Due piccole finestre che affacciavano su lati opposti del salone di ingresso.
Lascio' andare la pistola: incorniciata dagli infissi scrostati, la faccia di Lorenzo Carta dava l'impressione di sorridergli.

C'era traffico, per le strade del centro. Lo struscio del sabato, le commissioni, gli ultimi preparativi per la visita del Presidente.
Lorenzo Carta assecondo' col busto lo slalom che Gennaio disegnava tra le auto.
La moto imbocco' il viale della procura, strinse a destra, porto' il motore al minimo e continuo' ad avanzare come in cerca di un parcheggio.
Qualcuno strombazzo' nervoso dietro la Ducati per chiedere strada.
Gennaio lo fece passare. Carta si volto': il passeggero aveva la faccia di Della Ghiaia. Il tassista non aveva la faccia da tassista. Ma forse era solo suggestione.
Il taxi rallento' quasi subito e scivolo' sulla forza del suo stesso abbrivio in coda alle poche auto posteggiate in colonna lungo il marciapiede della procura.
Carta strinse gli occhi e vide due luci bianche da retromarcia svegliarsi improvvise in fondo alla strada. Vide la Punto indietreggiare e andarsi a piazzare in seconda fila, fino a stringere di coda il muso del taxi.
Bene. Alfano non s'era tirato indietro. D'altra parte, fottere Cadorna era un imperativo anche per lui. E con Della Ghiaia stecchito, subito prima di un appuntamento in procura, poco prima della visita del Presidente e con i documenti sui Lossanto nelle mani giuste, la testa di Cadorna sarebbe cascata nel cesto insieme a molte altre.
Con un gesto fluido Carta estrasse l'M12 dallo zainetto di Gennaio.
Della Ghiaia scese dal taxi parlando al telefono, con un sorriso che pareva rubato al suo vecchio amico Presidente. La
<A HREF="sorriso_presidente014">></A>