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oltre le spalle.
Il salone dell'agriturismo 'da Ermete' era mezzo vuoto, fatta eccezione per un gruppo di vecchi ipnotizzati dalla briscola, un giovanotto in uniforme che sembrava mangiare, un altro in piedi a impegnare il telefono piu' una decina di teste animali che studiavano la scena con occhi di vetro.
- Come occupato? - sbianco' la ragazza - Ma io devo telefonare. Devo telefonare assolutamente, ho- Le prime avvisaglie di una crisi di pianto le incasinarono la dizione - Guardi questa mano, - si riprese - la prego un cellulare, qualcosa
Davanti alla fasciatura sanguinolenta la bocca del grassone si chiuse di scatto, mentre gli occhi si spalancavano, quasi fossero collegati da un meccanismo nascosto.
La ragazza aggiro' il bancone e trascino' due passi verso la sala.
- Ma cazzo - grido' - Non c'e' nessuno che ha un cellulare?
I vecchi non si girarono nemmeno. Il tizio al telefono sporse appena la testa dalla sua postazione. Un cervo dalle corna imponenti parve rivolgerle uno sguardo compassionevole.
L'uomo in uniforme abbandono' le posate sul tavolo, si calo' in testa il berretto con la fiamma e intercetto' la ragazza prima che si facesse giustizia da sola.
- Venga con me, signorina. - disse con voce rassicurante - La accompagno in caserma. Cosi' puo' fare la sua telefonata e mi racconta pure cos'e' successo.

Cadorna se lo ripeteva spesso. L'abilita' dello stratega non sta nell'evitare gli imprevisti, ma nel saperli gestire. Nessun piano, nemmeno il piu' dettagliato, puo' tenere conto di tutto. Se lo pretende, e' destinato a fallire. 
Sfilo' una sigaretta dallo scrigno d'argento e la porto' alle labbra senza accenderla.
'Imprevisto' e' il nome che danno gli sprovveduti all'infinita mutevolezza del mondo. Gente destinata a vivere la Storia come una somma di occasioni perdute.
Certo, il mancato arresto di Gennaio non era la migliore delle notizie. Forse era stato presuntuoso pensare che un uomo di quel calibro potesse farsi trovare nel suo studio, coi polsi incrociati, pronto per le manette. 
Forse, ma che importava? Il Presidente gli aveva dato piena liberta' di manovra e la ragazzina non era andata lontano. Gia' se la immaginava, con addosso una tuta dei carabinieri di due misure piu' larga, una tazza fumante tra le mani, in attesa di parlare col suo adorato papa'. 
Cadorna si accese la sigaretta e scaccio' con un brivido l'incubo che per un attimo, qualche ora prima, gli aveva rabbuiato la mente. L'incubo che Gennaio, a piede libero, avesse messo le mani su Lea Della Ghiaia. Stentava ancora a credere che una quindicenne minuta avesse combinato quello scherzo a un uomo della stazza di Toni Semprepronto. Pace all'anima sua, come si dice.
La mutevolezza del mondo non aveva prevalso.
Restava solo da chiamare Della Ghiaia. Informarlo della liberazione della figlia. Trasformare il brigadiere che era salito all'agriturismo per farsi due fettuccine, in "uno dei nostri uomini migliori, che stavano circondando la zona dopo un brillante lavoro di intelligence". Restava da spiegare a Della Ghiaia che sua figlia era ancora in stato di choc, che i medici si stavano occupando di lei per scongiurare il rischio di una brutta infezione, che avrebbe potuto parlarle piu' tardi, appena possibile. 
Nel frattempo, aveva tutta la notte per inventare una di quelle fantastiche storie, quelle che solo lui sapeva raccontare cosi' bene.
Una bella fiaba per l'irreprensibile dottoressa Landi. 
Cadorna si rilasso', lasciandosi andare sulla poltrona. Inspiro' il fumo e lo trattenne nei polmoni.
Il Presidente sarebbe stato contento.

Tornanti ghiacciati. Pioggia battente. Foglie marce tutt'uno con l'asfalto.
Giornata ideale per un'uscita in moto.
Ad ogni curva, la Ducati sembrava sul punto di finire per terra, trottolare qualche metro e spedire i passeggeri gambe all'aria tra i castagni.
Sembrava. Ma Lorenzo Carta riponeva la massima fiducia nella guida di Porzio Migliori detto Gennaio, che da giovane si era meritato medaglie e onori in
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