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passare all'altra. E alle ginocchia. Sarebbe stato il suo modo d'implorare di lasciarlo vivere.
Stupido. Stupidissimo. Ma era altrettanto stupido pensare che l'avrebbero lasciato andare. I conti, per quelli come lui, non andavano mai pari. Il gruppetto confabulava, il piccoletto gesticolava, puntava l'indice contro lo sterno degli uomini, impartiva ordini, assegnava le parti. Gennaio si era fatto fregare. E se al piano nobile del palazzo si stavano inculando l'avvocato Migliori, molto presto sarebbe toccata anche a lui.

Sebbene fosse decisamente piu' robusto di come se lo ricordava, Alfano riconobbe l'uomo disteso immobile nel cascinale. Lo chiamavano Toni Semprepronto. Bassa manovalanza di Cadorna. Vide il letto, le manette, le chiazze scure a terra. Le pareti cominciarono a girare dolcemente, e poi, con identica dolcezza, a stringerglisi addosso. Pezzo di merda, penso', mentre tentava di ingoiare aria.
Cadorna conosceva il gioco pesante. 
Ma cosa poteva volere da Della Ghiaia, uno che solo fargli aprire bocca era come buttare merda in un ventilatore? 
Capitolo 6
di Casino Totale

22 settembre

- Dottore, siamo arrivati. 
Guardandosi riflesso nel finestrino del taxi, Della Ghiaia cercava la giusta concentrazione.
- Dottore! Siamo davanti alla procura! 
In quel momento trillo' il cellulare. Della Ghiaia rispose, facendo cenno al tassista di avere un attimo di pazienza. 
- Pronto? 
- Papa'sono io.

Anche la dottoressa Landi fissava oltre il parabrezza, scrutando la citta' scorrere via veloce. Attraverso la propria immagine riflessa vedeva esistenze ignare, intente a vivere la loro quotidianita' piatta. Pensionati a spasso col cane e giovani donne che si specchiavano nelle vetrine. Le avevano rimosso la scorta qualche mese prima, giusto una settimana dopo aver trovato un ordigno esplosivo in prossimita' della sua residenza estiva. Aveva carcerato un paio di mafiosi e qualche braccio destro di politici in vista. Troppo poco per ritenerla a rischio. Dormiva di rado. Preveniva l'ansia con l'abuso di farmaci. Sapeva che se l'avessero deciso, l'avrebbero eliminata senza pieta'. Un magistrato scomodo in meno, un assassinio in piu' dai mandanti ignoti.

- Spirito di servizio - ripeteva tra se', citando mentalmente le parole dell'uomo di cui aveva voluto seguire l'esempio, di cui voleva rinvigorire la fiamma. Posteggiata l'auto nel modesto parcheggio all'ombra dei pioppi riservato al personale di servizio, saluto' il custode, traverso' la strada e raggiunse il grande portone d'ingresso della procura. Stava per infilarne l'arco quando vide Della Ghiaia a forse cinquanta passi che scendeva dal taxi con il telefono cellulare all'orecchio, lo sguardo di chi ha ricevuto una notizia rinfrancante, la bocca tesa in una smorfia felice. Quasi rideva, tanto che la dottoressa si chiese se non fosse diventato matto, dal momento che mai aveva visto qualcuno cosi' entusiasta di incontrarla per rendere dichiarazioni spontanee.

Nessuno attribui' importanza alla Ducati che s'avvicinava con il motore al minimo, ai due uomini, i caschi integrali dalla celata fume', che la cavalcavano. Il passeggero, mentre la moto accostava il marciapiede, senza scendere sfilo' rapido l'M12 Beretta dallo zainetto del pilota. Imbracciando l'arma, ne punto' la nera bocca verso Della Ghiaia mentre il pilota procedeva, quasi caracollando, sulle marce ridotte. 

Hanno seguito il taxi, si disse la dottoressa quando vide l'arma. Qualcuno, alle sue spalle, grido', per carita', di gettarsi a terra. 

Il tempo di abbassarsi e il corpo di Della Ghiaia si abbatteva sul marciapiede sotto la prima raffica. Sentendo altri spari che coprivano un cozzo di lamiera contro altra lamiera, la dottoressa rimase immobile, la testa tra le mani, palpebre e mascella strette come morse. Ci fu una raffica piu' vicina, parabrezza che esplodevano sotto i colpi, polvere di calcinacci che le cadeva addosso e un rosario di colpi singoli sparati da pochi passi di distanza.
Il pilota apri'
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