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squadra avevano una trama, una trama tesa a rovinare il Presidente per sempre. Bisognava fare qualcosa e bisognava farlo in fretta.
Il Presidente avrebbe perso la calma, di questo potevi essere certo, ma il Generale S., il vecchio ufficiale uscito a testa alta dalle inchieste su Stay Behind e le stagioni delle bombe, lo avrebbe convinto a fidarsi dei buoni consigli del patriota Cadorna.
Il Presidente avrebbe capito che non poteva fare altrimenti.
"Dica al Presidente che posso fermarli" aveva detto Cadorna senza nascondere la sua stessa preoccupazione. "Ma debbo poter agire senza vincoli di sorta. Per il dopo non deve preoccuparsi. Dovremo procedere a un riequilibrio interno, ma il Servizio e' pieno di patrioti".
Aveva una passione per i giochi di parole.
L'opzione che si apprestava a comunicare ai suoi uomini l'aveva chiamata NEA. L'ipotesi migliore.
La N era per Della Ghiaia, la E per Carta, la A per Gennaio. La sensazione che provava non era di soddisfazione. Per quanto avesse faticato per far combaciare ogni tassello, tracciando ad ogni minuto del giorno, per settimane, per mesi tutte le traiettorie possibili di ogni reazione, non sentiva pulsare l'adrenalina degli ultimi metri prima del traguardo. S'infilo' i guanti, e si disse quelle parole, una dopo l'altra, ma non le senti' come un cedimento della ragione alla presunzione. Non era senso d'onnipotenza, ma pura constatazione della realta'.
Ripenso' all'acronimo. Era un gioco puerile e macabro, ma funzionale. Neutralizzare. Eliminare. Arrestare. Sorrise. L'opzione perfetta. Cadorna disse ancora quelle parole. 
Il servizio e' mio. Il Servizio e' mio. 

Lea aveva corso per ore, fino a perdere il fiato e oltre. Quando vide il cartello che indicava in trecento metri la distanza dall'agriturismo Da Ermete le venne da ridere. Ma sentiva la gola foderata di polvere, sfiato strozzato di quel pallone gonfio ch'era diventato il suo petto. Il tipo dietro il bancone, un grassone con il pizzo storto e le sopracciglia foltissime, vedendola entrare rimase immobile, la bocca minuscola aperta a formare una O leggermente allungata.
- Mi aiuti, la prego, ho bisogno di un telefono. 

Lo vide scendere da una Lybra nera, poco oltre il palazzo signorile che ospitava lo Studio Migliori. Si fermo' e si accosto' a una vetrina, continuando ad osservare la scena con la coda dell'occhio. Se non fosse stato tanto basso, Carta non lo avrebbe notato. Era un pregiudizio idiota, lo sapeva. Ma se quel piccoletto grassoccio e senza capelli non avesse avuto quel piglio deciso, se non avesse descritto quell'arco rapido e preciso con lo sguardo a registrare lo scenario, l'avrebbe preso per un piccoletto grassoccio senza capelli qualsiasi, magari con un po' di soldi, ma non certo per uno dei loro. Considero' la duplice ironia dell'espressione "dei loro", perche' fino ad allora lo era stato e perche' per un attimo aveva creduto ancora di esserlo. Cerco' gli altri, e li trovo' pochi metri piu' avanti, decisamente piu' riconoscibili del piccoletto. Sei in tutto. Senza sussulti, senza vuoti allo stomaco, capi' che quell'aereo non l'avrebbe mai preso. 
Aveva ancora tempo prima della partenza e si era deciso ad andare da Gennaio. In mano non aveva niente. Poteva bluffare e minacciare di parlare. Ma Gennaio gli avrebbe riso in faccia, gli avrebbe chiesto incredulo se pensava davvero che il suo fascicolo fosse sparito, se credeva davvero che avessero dimenticato quel che aveva fatto solo perche' gli avevano assegnato qualche contratto. 
Immagino' la voce sprezzante di Gennaio che gli ricordava la fine dei suoi compagni a Borgo Maggio, la donna che amava uccisa all'alba lungo il sentiero e le raffiche di Cadorna sui corpi addormentati nei sacchi a pelo. 
Immagino' Gennaio, il primo della classe, l'avvocato figlio di avvocati, che ancora una volta rideva della sua giovanile asineria.
Allora gli avrebbe preso una mano, l'avrebbe tenuta ferma sul tavolo di legno e gliel'avrebbe fatta saltare. Poi avrebbe minacciato di
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