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molte cose. Lorenzo Carta. un uomo dei servizi con un passato remoto di terrorista rosso. 
- Sto parlando con lei, maggiore, - Cadorna disse lisciandosi i baffi ancora corvini. - Si rende conto che il soggetto da proteggere, controllato a turno da dodici uomini, ha rischiato di essere massacrato dentro casa dal primo fanatico di passaggio?
Fanatico 'sti cazzi, penso' Alfano. Lorenzo Carta era un ex del gruppo di fuoco di Borgo Maggio. 
Fra morti ammazzati ed ergastolani, Carta era l'unico della banda recuperato nel corso degli anni al servizio dello stato. Non esattamente il pupillo di Cadorna, in teoria, ma per qualche motivo Cadorna aveva deciso di coprirlo. 
- Si signore, mi dispiace- borbotto' Alfano, in piedi davanti alla scrivania. C'era una punizione, nell'aria, e quella punizione sarebbe toccata ai servi fedeli.
- Troppo tardi per dispiacersi - Cadorna disse. - Lei e' sospeso insieme a tutti i suoi uomini. Faccia le valigie: va in Sicilia, immediatamente. Da li', lei e la sua squadra sarete trasferiti e assegnati ai gruppi di Intelligence attiva, come supporto operativo alle nostre truppe, in Iraq. Li' scoprirete quanto sia importante tenere sempre gli occhi aperti. Anche mentre si dorme. Puo' andare, maggiore.
Alfano usci' in silenzio, gambe e braccia rigide come rami secchi, un sapore amaro in bocca: "Intelligence attiva, infiltrarsi e colpire, se si riesceDa due anni, dall'Iraq, si tornava solo con una bandiera in faccia. E tutto per un caffe'" 
Cadorna si accese una sigaretta, mentre la porta si chiudeva alla spalle di Alfano. Prese in mano il rapporto. Troppo assurdo per non essere vero.
Diede un ultimo tiro, poi sollevo' il ricevitore e compose un numero di telefono sulla linea protetta.

Gennaio aveva tutti i motivi per essere incazzato, e la sua voce sprezzante aggredi' Cadorna mandando all'aria il preambolo che aveva meditato.
- Che razza di gioco stai facendo? Mi avevi assicurato mezz'ora pulita per fare entrare e uscire il mio uomo
- Sono esterrefatto quanto te, amico mio - replico' Cadorna con il registro di voce premuroso che gli veniva in soccorso. - Non e' il primo errore che i militari commettono in buona fede e in ogni caso qualche mese nel triangolo sunnita schiarirebbe le idee a chiunque.
- Il mio uomo poteva restare sul terreno - Gennaio disse, - come potevano restarci i carabinieri, o un cazzo di passante. E questo non ce lo possiamo permettere, Cadorna, a nessun costo. Non si spara in mezzo alla strada non in questa citta', non oggi e non sotto casa di Marcello Della Ghiaia. Mancavano solo le telecamere. E tu, dopo vent'anni che ci conosciamo, mi racconti che e' stato un errore.
- Stai tranquillo, amico mio. Non c'e' in giro nessuna gazzella con l'identikit del tuo uomo sul cruscotto.
- Le regole le conosci, - disse Gennaio con una voce che a Cadorna apparve prima di ogni altra cosa mortalmente stanca. - Se vuoi fottere Carta lo devi chiedere prima al sottoscritto. 
- D'accordo d'accordo d'accordo, - disse Cadorna. - Un giorno verro' a scusarmi da te indossando un maledetto saio. Lo giuro sui miei figli. Adesso, pero', non lasciamo che gli incidenti ai manovali offuschino la visione dell'opera. Della Ghiaia sta per intonare la sua canzone.
- e' commovente, la fiducia che riponi in uno come Della Ghiaia.
- Quello che sa basta a rovinare un uomo per sempre. Altroche' conti segreti alle Barbados, questa volta. Lo sai che quando ci sono i morti di mezzo, i giornalisti impazziscono. 
- Se penso che quel cesso della Landi diventera' una specie di eroe nazionale - Gennaio disse, - mi viene voglia di lasciar perdere tutto. 
Cadorna scoppio' a ridere di naso. - Cosi' ti riconosco, amico mio. 
E poi, dentro la cesura di una risatina d'assestamento, riordino' le poche idee che, simili a antichissime creature dell'abisso, nuotavano nella sua testa lucida. 
- Avrai nuovi uomini, dopo. Migliori di Carta e migliori di tutti gli altri che da Roma abbiano mai inviato nel tuo magnifico presepe di
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