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L'altro continuava a mugolare.
"Un cenno solo. Se fai un cenno io capisco e me ne vado. Tu sabato ti svegli, fai quello che devi e tutto torna a posto. Un cenno, avvocato"
Bene cosi'. Forse non lo uccideva.
" Fai il bravo e avrai il resto".
Passi. Se ne sta andando, penso' Alfano. Se ne va, non e' successo niente.
"Avvocato ha dato una mano di vernice ultimamente?"
La sua voce: nitida, vicina. Troppo. Porca 
L'audio si interruppe di colpo. 
- Merda. Ha staccato il microfono. Di' a quei due di intervenire - sbraito' Alfano, gettando via le cuffie. Fuori dalla stanza. Morfeo disse qualcosa, ma lui non senti'. Era gia' oltre la porta, giu' per le scale. Gli scalini due a due. Troppo lento. Tre a tre. Mezza rampa alla volta. L'ultima: un solo salto. Non riusci' a fermarsi e fini' contro il portone. Usci' in strada correndo. Vide Molosso e Pignatelli scendere allora dalla 145, a cinquanta metri da lui. Una fottuta enormita'. Vide un uomo con un giaccone nero attraversare la strada di corsa. Urlo': - Fermatelo!
Lo stronzo col giaccone li vide. Molosso e Pignatelli videro lui. Entro' rapido in una stradina laterale. Non gli intimarono l'alt, si misero a correre e sfoderarono le pistole. Quando furono a venti passi, lui si sporse da dietro l'angolo e sparo', col silenziatore. Loro ebbero l'istinto di abbassarsi e coprirsi la testa con le braccia.
- Andategli dietro - urlo' a Molosso e Pignatelli. Sarebbe dovuto andare con loro, ma c'era qualcosa di piu' importante che doveva fare. 
Doveva controllare se il disco-zip arancione era ancora dove aveva detto Della Ghiaia, o se lo stronzo col giaccone s'era preso anche quello. Nel qual caso, lo stronzo sapeva un po' troppe cose e i microfoni in casa Della Ghiaia non parlavano solo con lui e il tenente Morfeo. 
Un piccolo dettaglio che meritava chiarezza.
Torno' indietro, apri' il cancello, esito' un attimo davanti alla porta. Poi la sfondo' con un calcio. Segui' il pianto di Della Ghiaia. Lo trovo' in ginocchio. Singhiozzava. La saliva gli colava sulla maglia. A terra, una busta di carta gialla. Nelle sue mani a coppa, un dito femminile mozzato, con l'unghia smaltata di rosso.
Consolare le vittime non era il suo forte.
Appena il tenente Morfeo varco' la soglia, il fiato spezzato dalla corsa, Alfano gli raccomando' di occuparsi dell'avvocato e imbocco' deciso il corridoio che conduceva allo studio.
Capitolo 3
di Petebondurant

20 e 21 settembre

Scarafaggi, fuoristrada e Sorriso. La campagna che sfilava dal finestrino era butterata di capannoni, villette con i nani di gesso in giardino, centri commerciali con parcheggi invasi da fuoristrada simili a enormi scarafaggi. 
"Gli scarafaggi, in caso di guerra atomica, sarebbero l'unica specie a sopravvivere: hanno un'incredibile resistenza alle radiazioni e una capacita' di adattamento che li rende invulnerabili. - penso' Carta - Anche i guidatori di quei fuoristrada gobbuti e arroganti erano a loro modo invulnerabili: nessuna rivoluzione, nessun cambiamento era mai riuscito a distruggerli"
"Invecchio", penso' ancora Lorenzo Carta, "Invecchio e mi rincoglionisco. Adesso lavoro per gli scarafaggi, perche' si possano comprare fuoristrada sempre piu' grandi e goffi. Anche Della Ghiaia, suo malgrado, lavorera' per loro. E dire che una volta, prima di Borgo Maggio, noi li schiacciavamo, gli scarafaggi"
Rallento', svolto' in una strada circondata di officine, aziende meccaniche e vigne. Pausa pranzo: tutti in mensa. Fermo' la Polar in uno spiazzo circondato da pioppi, punteggiato di bottiglie rotte e preservativi. Scese, apri' la portiera della Punto, mise in moto e parti'.

- Alfano, lei si rende conto della gravita' della cosa? - disse Cadorna senza nemmeno guardarlo in faccia.
Se ne rendeva conto? Oh, si', non era uno stupido. Da quando era venuto in chiaro che lo stronzo col giaccone penetrato in casa Della Ghiaia era un uomo dei servizi, sicuro di se' al punto di muoversi su un auto con targa pulita, Alfano si rendeva conto di
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