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Percorse i cinque metri fino alla porta sperando di non farsi sentire. Prese la pistola, avvito' il silenziatore e premette l'orecchio destro (quello buono) contro il legno della porta. 
Giro' la chiave ed entro'.

Il maggiore Alfano studio' con attenzione il poster di un gruppo di capelloni che una scritta sbilenca identificava come 'Grateful Dead'. Si era sempre domandato chi cazzo fosse che arredava gli appartamenti-civetta, se li lasciavano cosi' com'erano o se magari questi Grateful Dead piacevano sul serio a qualche collega piu' giovane. 
Sentendosi uno degli uomini piu' stanchi del mondo, prese a massaggiarsi l'attaccatura del naso e ripasso' mentalmente le ultime novita' da includere nel rapporto di mezzogiorno.
La sera precedente, sul divano del salotto, davanti a una celebratissima bottiglia di Barolo, Della Ghiaia si era confidato col suo nuovo legale. Chi di dovere aveva smesso di coprirgli il culo. Minacciavano di darlo in pasto ai giudici se non tirava fuori la verita' sulla faccenda Lossanto. Lui non cedeva, ma chi di dovere era gente pericolosa. Per questo Della Ghiaia aveva indicato al legale dove teneva nascosti determinati documenti, pagine e pagine di dichiarazioni autografe, testimonianze stralciate e fotografie, tutto radunato in un maledetto disco-zip arancione, l'unico oggetto al mondo in grado di salvargli la vita. 
- Porca puttana! Maggiore, succede qualcosa! - urlo' il tenente Morfeo, premendosi le cuffie sulle orecchie. 
Il maggiore Alfano si chiuse la lampo e corse via senza tirare l'acqua. - Che cazzo e' stato? - chiese, agguantando il paio di cuffie che Morfeo sventolava col braccio alzato. 
- Non lo so, sembra che e' entrato qualcuno.
- Come sembra? Molosso e Pignatelli cazzo fanno, dormono? - disse Alfano.
Mise le cuffie. 
"calmo, devi stare calmo. Non succede niente. Alzati lentamente". 
Una voce senza inflessioni. Controllata. Alfano si chiese subito: e' armato? 
- E chi cazzo e' questo? Passami la ricetrasmittente - ordino' a Morfeo. - Pigna, ci siete? 
- Comandi, maggiore. Questo minchione si e' rovesciato il caffe'...
- Pigna, stammi a sentire, - lo interruppe Alfano. - Avete visto entrare qualcuno? 
- No, tutto tranquillo. 
- Tranquillo il cazzo, Pigna! In casa c'e' un uomo! - strillo' Alfano. 
- Che facciamo, maggiore, interveniamo? - chiese Pignatelli. 
- State pronti. 
Se entriamo e poi non e' niente, penso' Alfano, va a puttane l'operazione al secondo giorno.
Riprese ad ascoltare. Stava parlando Della Ghiaia. Alterato. No, impaurito. 
"va bene, va bene, ho capito!". 
" Forza, finisca di vestirsi". 
Fruscio. Il rumore della fibbia di una cinta. Passi. Della Ghiaia che ripeteva: cazzo, cazzo. 
" Ma tu chi cazzo sei?"
" Non ha importanza. Lei sta mettendo a dura prova la loro fiducia. E loro hanno bisogno di sapere se possono contare davvero sul suo appoggio. Visto che non sembra capace di rassicurarli, hanno dovuto prendersi una specie di garanzia. Le devono qualcosa, adesso" 
"Non capisco di che"
"Le devono qualcosa. Pero', sia chiaro: in cambio della buona volonta', una certa signorina che oggi non era a scuola, tornera' a casa senza altri problemi. E per mostrarle quanto sono scrupolosi, hanno gia' cominciato a riportargliela. Ecco, guardi. E mi scusi, ma per essere sicuro che non urlera', devo chiederle di aprire bene la bocca". 
"Cosa?!" 
"Apra la bocca e guardi dentro la busta".
- Maggiore, ma che cazzo dicono? Apri la boccama che sono, froci?, - disse Morfeo a bassa voce. 
- Non lo so, tenente, pero' nel culo ce l'abbiamo noi - rispose Alfano. - Se questo l'ammazza, Cadorna ci cava gli occhi. 
Non e' un ladruncolo. Ne' un suo amico. Non e' un guappo di merda. Alfano si sentiva mancare il respiro. Silenzio. Fruscio di carte. Della Ghiaia stava aprendo la busta. Con una pistola ficcata in bocca. Alfano lo penso', ma non lo disse.
"Stai calmo, respira col naso. Respira col naso senno' ti strozzi. Hai capito cos'e'? Basta un cenno della testa. Uno solo"
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