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bocca: - NIENTE SARa' PIu' COME PRIMA.
Rumore di passi alle spalle. Mi volto, vengono da lontano, risuonano nelle strade deserte.
Se il tuo cervello non funziona, sventaglia una pistola. Certe volte serve. Frugo in tasca e la tocco, fredda e rassicurante. Il mio dannato punto di forza. Mi ritrovo in mano anche il foglio strappato. Linizio di una storia a fumetti. La mia storia.
Sono pronto. Qualcuno dovra' darmi spiegazioni convincenti. Compare da dietro langolo e mi viene incontro con passo deciso, la ventiquattrore stretta nella destra. 
- Salve, Topolino, ci abbiamo messo un po, ma alla fine ce labbiamo fatta.
Guardo in cagnesco Minnie: lo stesso vestito corto di sempre, che lascia intravedere i mutandoni, le stesse scarpe rosse col tacco, quel ridicolo fiocco tra le orecchie e il rossetto troppo carico. Sembra una battona di quartordine.
- Minnie, che diavolo ci fai qui? Dove sono finiti tutti quanti? Dove cazzo siamo? 
Mi sorride: - Siamo in un punto di intersezione tra due piani di realta'.
Vaffanculo. Non e' una frase da Minnie. Qualcosa non va, stringo il calcio della pistola nella tasca.
- E che cazzo vuol dire?
- Siamo nella tua autocoscienza. 
- Autocoscienza? Risparmiami le stronzate psicologiche e dimmi piuttosto dove sono spariti tutti. Non e' ferragosto
- Ascolta, Topolino, - dice con laria piu' innocente del mondo (da farle saltare la testa) - questa e' soltanto una proiezione di Topolinia, lo scheletro del tuo universo. Gli abitanti della citta' non ci sono, perche' tu sei uscito dalla storia. Hai conquistato lautocoscienza, complimenti.
Sorride.
La voglia di spararle in mezzo agli occhi aumenta a ogni secondo.
Dico: - Quale storia? Chi cazzo sei? Tu non sei Minnie!
- No, infatti. Per comunicare con te, con questo piano di realta', e' stato necessario utilizzare uno stratagemma visivo. Siamo ricorsi a un personaggio del tuo immaginario. Io non sono Minnie, sono un canale comunicativo aperto tra il tuo piano di realta' e quello dei tuoi padri.
- I miei padri? - percepii di nuovo quella sensazione di nostalgia e mancanza.
- Topolino, tu sei la star di un universo di personaggi disegnati e animati dalla multinazionale del cartoon piu' grande del mondo. La Walt Disney Productions.
A quel nome ho un tremito. WALT DISNEY. PAPa'.
- Tuo padre, Walter Elias Disney, e' morto da parecchio, ma luniverso di personaggi da lui creato non morira' mai. E da 72 anni tu ne sei il protagonista principale. Leroe piu' amato dai ragazzini di tutto il mondo occidentale. 
Mi gira la testa. Io sul vaporetto, Gambadilegno smilzo, Orazio e Clarabella, Eta Beta.
- Spiegami un po questo, canale comunicativo dei miei coglioni: se io sono un personaggio dei fumetti, come cazzo faccio ad avere una memoria? 
- E proprio questo il punto, Topolino. Questa imbarazzante situazione e' dovuta al fatto che dopo 72 anni hai acquisito unautocoscienza, un fenomeno su cui alla Disney non eravamo preparati. Ma crediamo si sia verificato per una serie di concause. - apre la valigetta e tira fuori dei fogli - Quando tuo padre registro' il copyright del tuo personaggio, commise alcuni errori formali. A quel tempo, parliamo di fine anni Venti, la legislazione sul copyright era agli albori e molte cose sono state chiarite soltanto in seguito. Di recente queste irregolarita' sono state scoperte dai nostri concorrenti e da chi ci vuole male. Questo ha avuto delle ricadute sul tuo livello di coscienza. Alcuni esperti ritengono inoltre che dopo sette decenni di vita, sia insorto un graduale processo di indipendenza e autocoscienza del tuo personaggio. E solo una teoria, a esser sincera, non ci credo granche'. Infine, gli avvenimenti delle ultime settimane. Un disegnatore a cui avevamo affidato una sceneggiatura, ci ha sabotati
Il rombo lontano di un motore a tutta potenza lascia di stucco il Signor Canale-di-scolo. Perde il filo del discorso, manco avesse un attacco dangina, fissa la strada con sguardo terrorizzato, incapace di muovere un muscolo.
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