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vocali. Proveniva dal fondo del vicolo e mi avventurai in quella direzione, curioso di scoprire che cazzo fosse.
Dopo cinquanta passi nelloscurita' piu' fitta, ero ancora lontano, il suono sempre davanti a me, ininterrotto. Camminai per un altro minuto, ma il vicolo sembrava senza fondo e lorigine del suono sempre piu' distante. Mi accorsi che il puzzo di cloaca tipico del luogo stava scomparendo via via che procedevo, lasciando il posto a un odore di incenso. 
Adesso basta, pensai, basta con le stronzate. Perche' mi vado a infilare in un altro casino? Non capivo. Cercai di distogliere la mente dal muggito e di applicarmi con tutta la volonta' allobiettivo di girare i tacchi e tornare verso casa, ma niente, una forza insondabile e potente me lo impediva. 
Il suono era sempre piu' vicino, lodore dincenso sempre piu' fitto. Intravidi di fronte a me la luce tenue di una candela. Avanzai lento, circospetto, stringendo la pistola nelle mani e guardandomi le spalle di tanto in tanto.
Poi il bagliore fioco della fiamma illumino' un essere imponente, cranio rasato ornato di corna e tunica arancione a coprirgli una spalla e il corpo. Aveva braccia pelose e una lunga barba da caprone scendeva dal mento fino a terra. Seduto nella posizione del loto, occhi socchiusi e mani giunte sul grembo, muggiva la cantilena con aria ispirata. 
Avanzai di qualche passo e mi sforzai di ricordare in quale puntata del Mondo degli animali avevo visto un essere simile. La testa rasata e la luminosita' del posto non aiutavano lidentificazione. Ma ecco, certo, quello doveva essere. Uno yak antropomorfo delle montagne tibetane.
Girando lo sguardo intorno, notai che di fronte a lui cera un disegno intricato, quasi un labirinto, realizzato con sabbia di colori diversi. Figure insolite di ogni genere ornavano lintreccio delle linee, in una sorta di danza concentrica.
Limmagine centrale rappresentava un topo A. In piedi, sul ponte di un vaporetto, il timone stretto tra le mani. Ero io, settantadue anni prima.
Non riuscii a controllarmi. Allungai un piede sul disegno e lo calpestai finche' non ne rimase soltanto il ricordo, ombra colorata sullasfalto polveroso. Il muggito si interruppe:
- Il mio mandala ti ha sconvolto, Topolino? Dovresti imparare a dominare i tuoi impulsi, fratello!
- Non mi stuzzicare, crapapelata dei miei coglioni, sono molto nervoso e ho in mano una pistola, vedi? Perche' non provi a dirmi che cazzo significa tutta la messinscena e te ne vai affanculo? 
Mi invito' a sedere con un gesto pacato e riprese a muggire come se niente fosse. Con un balzo animalesco gli saltai addosso, afferrandolo per la barba e sollevandogli il mento col cannone.
- Parla, figlio di mignotta, non farmi perdere il controllo, capito? Parla o ti faccio saltare il cervello!
Non mosse nemmeno un muscolo, non ebbe la minima reazione, sembrava che non fosse successo nulla. Di nuovo, pero', il muggito si trasformo' in qualcosa di comprensibile:
- Mi chiamo Tensin Gyatso, sono un monaco buddista. Calmati, Topolino, abbassa quellarma, siediti e presta attenzione a quel che ti diro', perche' non avrai repliche. Il gallo ha cantato, e' il momento di svegliarsi.
- Senti - lo interruppi andandomi a sedere di fronte a lui - Ne ho abbastanza di questa pagliacciata. Se sai qualcosa, perche' non me lo dici in due parole e poi te ne torni al tuo nirvana del cazzo?
Il muggito riprese, doveva trattarsi di un mantra. Mi sforzai di stare zitto, fermo, di non sparare. Dopo qualche minuto, lo yak torno' a produrre suoni comprensibili.
- Cose', fratello, il dolore? E qual e' la sua origine? E questa sete di vivere, alimentata dalla soddisfazione: e' lattaccamento allessere e al benessere. Ma tutto quello che ci circonda, fratello, e' soltanto illusione. Hai 72 anni, non puoi continuare a far finta di niente, cosi', giorno dopo giorno, puntata dopo puntata. Ti devi risvegliare, fratello, il gallo ha cantato
Non cera verso, per quanto cercassi di dominarmi, i nervi non concedevano altro
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