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cui confronto Pluto era da mostra canina. A dire il vero, nemmeno gli occupanti li sopportavano, da sempre cercavano di farli sloggiare, ma lunica era ucciderli.
- Ueh, tipo, chai mica degli spiiiiiccioli, o anche del becchime...?
- Vaffanculo, levati dal cazzo o ti pianto una pallottola tra quegli occhi da rincoglionito.
- Ehi, tipo, cose' tutto sto oooooodio, siamo tutti amici, tranquiiiiillo...
Entrai. Mi dissero che cera un concerto e che lentrata era a offerta libera. Mi sentii libero di non offrire niente. La sala era piena, tutti guardavano il palco, da cui proveniva una musica sghemba e intricata... ma sul palco non cera nessuno. Appoggiato a una colonna, braccia conserte ed espressione impenetrabile, cera il Papero. Mi avvicinai e gli chiesi:
- Ma come' che sul palco non ce' nessuno?
Mi guardo' per un istante, non disse niente e torno' a guardare il palco.
- Dico a te, Papero.
Senza voltarsi: - Lhai letta la locandina allentrata? Quelli sono I Camaleonti. Non li vedi perche' si mimetizzano col muro dietro.
Vabbe'... Mi sedetti al bancone del bar e ordinai un mojito. Dopo un po, il Papero mi si affianco'.
- Che ci fa uno sbirro come te in un posto come questo? 
- Ex-sbirro. - precisai.
I camaleonti attaccarono una cover di "Its A Mans, Mans, Mans World". Colsi lironia. Nel mojito cera quasi zero rum, e la menta era poco battuta.  

- 10 -

Quando sul palco della Topaia sali' un gruppo chiamato T.Rex, mi resi conto che si era fatto tardi. Che cazzo di roba, un vero schifo, mai visto niente del genere. Per un attimo, mi chiesi di cosa diavolo si trattasse. Un travestimento tanto perfetto quanto orripilante? Uno scherzo della natura giocato da qualche maniaco del DNA? Lennesima assurdita' di questi giorni confusi? 
Tre tirannosauri, impossibile classificarli A o Z, si contorcevano sul palco lanciando grida strazianti. Il cantante, ricoperto da squame di un rosso vivo, sbavava come un lavandino rotto, le fauci spalancate verso il pubblico e frustava laria con la coda. Chitarra e basso, stretti nelle minuscole braccia dei due musicisti, venivano suonati a forza di artigliate. Mi accorsi che le mani dei bestioni avevano solo due grosse dita e tremando di ribrezzo salutai il Papero e uscii in fretta dal locale, anche perche' dovevo pisciare e i cessi della Topaia erano rinomati per la sporcizia.
Mi infilai in una stradina buia a fianco delledificio. Lodore che ne veniva era appena piu' sopportabile dei miasmi tipici della TPO- latrina. Un tappeto di bottiglie rotte scricchiolava sotto le scarpe ad ogni passo. 
Stavo ancora sgrullandomi luccello, quando un fetido piccione A spennacchiato si avvicino' ciondolando con la solita richiesta:
- Oh, vecchio, non e' che avresti due spiiiccioli per un caffe', che so, un po di pane raffeeermo, del miiiglio?
Era troppo, cazzo, davvero troppo. Mi sentivo esasperato, al limite della sopportazione. La coca mera scesa da ore eppure tremavo come una foglia, i nervi a pezzi. Il volatile pidocchioso era sempre li' e dondolava avanti e indietro come un ebete. 
Infilai la mano sotto la giacca, e il gesto risveglio' la sua attenzione, ma non stavo per estrarre il portafoglio e farlo contento, le dita frugavano verso limpugnatura della pistola. Avevo bisogno di sfogarmi, di sentirmi di nuovo forte, di cancellare un po' dell'orrore che mi assediava. Nessuno avrebbe pianto sul cadavere di un piccione punkabbestia, giusto gli spazzini, domani, ci sarebbero restati un po male. O forse no, dato che erano tutti iene A, magari se lo sarebbero pure mangiato.
Con uno scatto di nervi sfilai larma dalla fondina e proprio nel momento di premere il grilletto un suono improvviso, sorta di muggito prolungato, catturo' la mia attenzione e mancai il colpo. Pur con i riflessi a zero, il piccione riusci' a saltare di lato, a salvarsi le zampe e barcollare lontano.
Il muggito continuava, modulato, acuto e poi grave, simile a un didjeridoo australiano. Ma non era uno strumento, erano corde
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