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trasmesso live anche da bar, disco, pub e locali notturni, dove non si faceva altro che incoraggiare allaccoppiamento promiscuo attraverso una lunga serie di gag erotiche, quasi sempre miste, spesso di gruppo, roba per pervertiti con unaudience da finale dei mondiali, condotta da Silvio Wild, gallo A di notevoli dimensioni, che non smetteva mai di vantare stupefacenti prestazioni sado-amatorie con le sue Sorchine, zoccole minorenni che allietavano lui e gli spettatori in pose e atteggiamenti da codice penale. Il Silvio, inoltre, si autofinanziava con i sontuosi contratti televisivi ma anche con i potenti sponsor che fornivano i kit sadomaso per ogni sorta di depravazione interspecifica, dai supervibratori flessibili per stalloni froci ai pulcini gonfiabili per pennuti pedofili. 
In ogni caso, lo zapping sui canali Toposat rivelava un inquietante zero di informazione, men che meno la diretta dellassedio al QG delle Pantere Vere. Ma John Stronzo Africa aveva ragione, lo spettacolo stava appena cominciando. Pantere, giaguari maculati, leopardi con dreadlocks finissimi tirati allindietro, coguari di tutti i tipi di manto se ne stavano dritti, marziali, lungo i muri del salone, con la divisa del servizio dordine delle PV, lAK-47 ed il fucile a pompa incrociati dietro la schiena, esperti di ogni disciplina di combattimento, occhiali scuri e cuffie che sparavano musica afro a tutto volume. 
J-Strong-sono-io-il-re-della-cazzuta-foresta se ne stava ora sinuosamente adagiato su una strana poltrona di pelli europee di prima qualita', proibite perche' quasi tutte di speci protette, dal vitellino svizzero al cerbiatto alpino. Entro' uno gnu inserviente in livrea portando un vassoio con la brocca della bevanda preferita dello Stronzone, frullato di mango e sangue di vitello di due anni. Un orrore da selvaggi coi capelli cotonati. Appena lo gnu fu uscito, non prima di essersi inchinato deferente e ingobbito, fecero il loro ingresso due linci bottane, bellissime, strafatte, che gli si acquattarono ai lati, sottomesse e adoranti. Vaffanculo, Africa.
- Come te la cavi con la pay-tv, sorcio? Ti regalo il mio abbonamento.
Il primissimo piano a tutto schermo era veramente schifoso. Aveva i piccoli occhi serrati, e con un sibilo disse: 
- Chiamami Iena. 
Allargando il campo, dentro una stanza squallida di Motel, insieme alla Iena cera Minnie, nuda, sul letto, anche lei fatta dura, gambe aperte e sguardo ebete, con quelle grandi orecchie adagiate sul cuscino che adesso facevano ribrezzo.
- Me la lavoro un po io, prima della sorpresa finale, buona visione. - disse sempre a voce bassa la iena, sporgendo il muso a lato della telecamera, invitando a seguirlo verso il letto.
Altra inquadratura: Pippo appeso al soffitto per i polsi, con una grossa incudine legata ai piedi. 
Terza inquadratura. Pluto, ormai sfinito, ognuna delle zampe legate a formare il quattro di bastoni delle carte da gioco, appeso a una spalliera da palestra, con locchio del cane molto piu' che bastonato. Allargando un po, alla sua destra, Mbotu, sorridente, azzimato, libero, mi guardava: - Basettoni ti manda a dire di non avere fretta! Anche lammasso di pulci qui a fianco non ne ha affatto! Ahr, ahr, ahr.
Mentre pronunciava sguiatamente quelle frasi con la punta del corno destro apriva fulmineo uno squarcio longitudinale al povero Pluto, che lo attraversava dal basso verso lalto, con limmediata e rovinoso uscita delle budella, che caddero a terra come scarti di macelleria. 
- E un buon giorno per morire, oggi, bastardo? Ahr,ahr,ahr!
Mugghio' ancora Mbotu alla buonanima di Pluto, voltandosi poi verso di me. 

Non era previsto che Pluto morisse. Addirittura ero ormai certo che non fosse tecnicamente possibile. Non era mai accaduto prima che uno della cerchia dei garantiti di Topolinia fosse stato non dico accoppato, ma nemmeno morto. Era sconvolgente. Che cazzo stava succedendo? 
- Sorcio, lo hai capito allora che non vali un cazzo? Sei confuso? Gia' ti manca la rogna del tuo
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