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ne andremo solo dopo che avremo avuto le nostre risposte.
 Senza perdere tempo in saluti, agganciai la cornetta. Mi sentivo rinfrancato. Il mio potere contrattuale si alzava, se dietro al mio culo caudato potevo schierare un centinaio di fucili a pompa. Qualcosa mi diceva che da tutta questa storia i verdoni per l'operazione alle orecchie li avrei fatti saltare fuori. Da come si erano messe le cose, poi, non occorreva chiamare Pippo. Sorrisi pensando al vecchio cane A che dormiva strafatto sul divano, uscii dalla cabina e rimisi il mio culo in macchina. Aprii il cruscotto e estrassi uno specchietto. Il vetro rimando' l'immagine di un topo malconcio. Barba lunga, occhiaie. Chi se ne fotte, pensai. Armeggiai con un piccolo involto che avevo estratto dalla tasca dei pantaloni, e stesi una riga di polvere bianca. Oltre l'esile baluardo della portiera, le auto sfrecciavano verso nord.
Compiuta l'operazione mi sentii decisamente meglio. Guardai l'orologio. Non conoscevo bene Little Nairobi, sapevo che la Tredicesima e Washington Avenue si incrociavano da qualche parte a sud del quartiere, vicino a dove avevo incontrato gli stronzi ispanici. Era meglio studiare un tragitto alternativo, prendere l' Highway 108 in direzione Nord, verso Paperopoli, uscire a Topotown, uno dei sobborghi oltre il Barrio, e arrivare al luogo dell'appuntamento dalla direzione opposta. Cosi', con tutta probabilita', avrei evitato di incappare in qualche brutta sorpresa dai denti in platino. Mancava un'ora e tre quarti. Meglio muoversi, l'intero giro sarebbe stato lunghetto. Accesi la radio. Musica da negri, come sempre. Quel che non sopporto in quegli animalacci e' la mancanza di gusto. In quella parte della citta' e' impossibile ascoltare musica decente, che so, buon vecchio rock 'n roll. Solo hip hop, o musica latina del cazzo ... "Nigga wanna fuck my wife, nigga wanna take my life, it's so hard...". Qualche rapper si stava lamentando. Lamentando, si'. Troppa coca, troppe auto, troppi gioielli, troppa figa. Cambiai stazione disgustato. Le notizie del traffico, OK. Proprio quello che mi serviva.

Giunsi al luogo dell'appuntamento senza intoppi. L'isolato, occupato tutto dal vecchio magazzino, era stato...isolato. Una pattuglia mi fermo'. "Detective Topolino. Il commissario ti sta aspettando". Era un cane A grasso e dalle orecchie pendule. Tipica faccia dello sbirro corrotto e violento. Assomigliava un po' a Manetta, decisi. Grugnii un saluto e un ringraziamento, poi una transenna venne scostata e io passai, sempre con il culo sulla macchina, dall'altra parte, dove le operazioni d'assedio parevano svolgersi concitate ma ordinate. Dal punto di vista militare, gli sbirri del dipartimento di Topolinia non sono mai stati male. Almeno cinquanta pattuglie erano convenute sul luogo dell'appuntamento, i tiratori erano stati disposti nei punti strategici e c'erano ben piu' di cento fucili a pompa a pararmi il culo. La vecchia sensazione di onnipotenza, quella che provavo quand'ero sbirro, percorse calda e sinuosa la schiena, le membra, il mozzicone di coda. Non c'era coca che tenesse, quella era la sensazione d'onnipotenza, punto. Poter chiudere i propri conti con chiunque con la benedizione dello stato. L'onnipotenza stava lasciando spazio a una strana nostalgia, quando udii il mio nome pronunciato da una voce familiare. 
 - Topolino! Le trattative sono gia' in corso. - Basettoni tacque un istante, soppesando il pietoso arnese in cui mi trovavo. 
- Ehi, curati un po', vecchio mio. Il tuo aspetto fa schifo.- Risposi con un sorriso tirato. Basettoni prosegui'.
- Comunque. J Strong come-cazzo-si-chiama accetta di parlarti. Dovrai andare dentro da solo. In cambio tratterremo Mbotu, il suo tirapiedi preferito, fino a che non ritorni. - La voce dello sbirro capo suonava ansiosa. Mentre mi avvicinavo, notai che il sudore bagnava copioso la fronte e il colletto della camicia, la', sotto il completo formale da quattro soldi. Deglutii. 
 - OK. 

Senza aver tempo di riflettere, ne' di pippare di
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