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coda? Poi proseguira' con le orecchie e con le dita
Era abbastanza evidente che non ne sarei uscito vivo. Sentii le viscere allentarsi.
In quel momento Pluto fece il suo ingresso dallo sportellino sotto la porta della cucina e fu la salvezza.
Il leone si distrasse per la frazione di secondo necessaria ad afferrare la canna del fucile e spostarla dalla mia faccia. Il colpo parti', conficcandosi nel pavimento. Mi esibii in una capriola allindietro ed estrassi la pistola di riserva da sotto il calzino. Sparai a volonta', finche' il caricatore non fece click.
Mi alzai. 
Il leone era stato sbalzato contro la parete, lo avevo centrato almeno tre volte al torace. Il dromedario si era beccato il resto dei colpi che gli avevano tranciato la testa di netto. Pluto ando' ad annusarla perplesso.
Mi accorsi di tremare come una foglia. Avevo bisogno di bere e anche di qualcosaltro. Mi versai una dose abbondante di whisky e ingurgitai un paio di pillole. Allo specchio lorecchio faceva discretamente impressione. Ci versai sopra un po di bourbon e lo fasciai alla meglio con della garza.
La testa mi ronzava per via degli spari, ma ero convinto che fossero i miei coglioni che giravano a velocita' supersonica. 
Aprii la cassapanca delle meraviglie e tirai fuori tutto larsenale. Una 44 magnum, un canne mozze, la P38 di riserva e una bomba a mano. Per quello che avevo intenzione di fare era meglio abbondare. Non si sa mai. Mi mancava solo una bandiera bianca.
Quellequivoco del cazzo non poteva continuare a trascinarsi ancora molto. Se dovevo crepare, volevo che fosse per qualcosa che avevo fatto veramente. 
Mi foderai di armi e caricatori e uscii di casa. Avrei chiamato Basettoni mentre raggiungevo il Barrio Savana o come lo avrebbe chiamato il vecchio Gamba, Little Nairobi. 
Almeno avrei potuto contare sul fattore sorpresa: di certo J Strong K non si aspettava che andassi a trovarlo nel cuore del suo feudo personale. Soprattutto non dopo avere appena spedito nella Savana Celeste due dei suoi tirapiedi.

- 6 -

Chiusi la porta alle mie spalle e attraversai il giardino di fronte a casa quasi correndo. La signora Pecoraro Scarso, ovviamente, era alla finestra, attratta dal trambusto come un punkabbestia dal suono del bongo. Le rivolsi uno sguardo obliquo e digrignai i denti, come a confermare tutti i sospetti che  presumibilmente aveva sempre nutrito.
Uscii in strada, la tipica strada di un pretenzioso quartiere piccolo borghese di umani e animali A. Dovevo ricordarmi di dire a Basettoni che mandasse la scientifica prima che quelle carogne impestassero definitivamente l'aria gia' poco salubre della mia tana. E anche di telefonare a Pippo, sperando di trovarlo almeno un po' ripigliato. Sono affezionato a quel cane, che volete, e speravo di non aver bisogno del suo dubbio apporto, e che la mia abilita' piu' Basettoni e qualche buon tiratore del dipartimento sarebbero bastati. Ma chi poteva sapere quel che aveva in serbo il destino? Magari proprio il vecchio cane mi avrebbe salvato il culo ancora una volta. Comunque mi ero sentito in colpa spesso, ultimamente. Pippo avrebbe dovuto starsene in clinica, o almeno in vacanza. Ma i soldi che gli passavo bastavano appena per mantenere i suoi vizi. 
Salii in macchina e sfrecciai verso Little Nairobi. La citta' mutava aspetto man mano che la attraversavo. Il vialone che portava a Barrio Savana, quindici chilometri a nord, era fiancheggiato d'alberi d'alto fusto via via sempre meno curati. I volti della gente che incrociavo erano sempre piu' preoccupanti, ma ci avevo fatto il callo. Non era una brutta faccia da negro che poteva spaventarmi, cazzo, ed ero proprio curioso. La curiosita' e' la dote principale di un buon detective.
"Ci siamo" pensai. "Little Nairobi" Un edificio basso, sulla mia destra, ospitava un enorme graffito commemorativo. Qualche stronzo di qualche gang si era fatto ammazzare, e i suoi avevano organizzato quel tributo di merda. Jesus era il nome di quel cane A. Il suo ritratto campeggiava sul muro
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