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cominciava a far capolino nella mia testa. Niente pero' che mi facesse scattare gli occhi come slot machines, dando il doppio simbolo del dollaro come risultato. Per il momento, prospettive di ricatto & estorsione prossime allo zero. Si poteva fare giusto un tentativo con il ricchione doltremare, minacciarlo di parlare in giro della scomparsa della nipote, o cose del genere. Ad ogni modo, che lo volessi o no, avrei dovuto proseguire le indagini anche a fronte di basse prospettive di guadagno. La cosa mi scocciava assai, perche' erano mesi che aspettavo loccasione per racimolare i soldi della plastica alle orecchie, tuttavia, verdoni o no, dovevo scoprire come mai ero stato coinvolto in quella storia. Il topo che aveva contattato il centralino del dipartimento aveva fatto il mio nome come semplice garanzia o con lintento preciso di tirarmi in ballo? Era il caso di scoprirlo al piu' presto.
Mi congedai da Basettoni con la solita promessa di informarlo in caso di novita' e mi avviai verso casa di Pippo. 
Avevo bisogno di rilassarmi e speravo che le porche non avessero finito le energie.
- 4 -


Quando arrivammo a casa di Pippo mi accorsi che ad avere finito le energie ero io. Gli sganassoni prima e le due ore in quella cloaca puzzolente non avevano giovato alla salute. 
Pippo si precipito' sullultima bottiglia, mentre io liberavo le due troie: - Filate via!
Grugnirono contro di noi tutto il loro disprezzo e si dileguarono alla svelta.
Poi frugai nellarmadietto dei medicinali di Pippo, finche' non trovai quello che mi serviva: un paio di anfetamine e sarei stato come nuovo. 
Al mio ritorno lo trovai riverso in salotto che tracannava whiskaccio di infima qualita' come un disperato. Cera una puzza da vomitare, non potevo concentrarmi in quellambiente e tanto meno sperare nellaiuto di Pippo che ormai contava gli uccellini che gli volteggiavano sulla testa. Non puoi mai fare troppo affidamento su un drogato alcolista: le uniche ore di lucidita' le aveva spese per tirarmi fuori dalla merda, non potevo chiedergli di piu'.
Uscii e guidai come un pazzo fino al Trudys pub.
Quando entrai notai subito che dallultima volta il numero degli avventori non era aumentato. Cera sempre il solito grosso papero appollaiato sullo stesso sgabello dangolo. Non avevo mai saputo il suo nome. Nessuno lo aveva mai saputo, tutti lo chiamavano il Papero. E del resto, quello era: il palmipede piu' grosso che mi fosse mai capitato di vedere. Appoggiati al bancone con la testa ciondolante in attesa del colpo di grazia cerano due mastini napoletani con le guance cascanti come le tette di una vecchia africana. Uno di loro era un ex-agente di cui avevo un vago ricordo dai tempi del Dipartimento. 
Trudy doveva aver raggiunto ormai i due quintali e per stare dietro il bancone era costretta ad appoggiarci sopra le tette. Non mi degno' di una parola, si limito' a lanciarmi unocchiataccia rancorosa, come se fossi la causa della sua eta' e delle sue vene varicose.
Lo vidi seduto al tavolo in penombra e puntai dritto da quella parte.
Quando mi fui avvicinato abbastanza potei dargli uno sguardo da vicino. Anche il vecchio Gamba aveva superato abbondantemente i centocinquanta chili. Indossava un completo che aveva visto giorni migliori ma non indosso a lui, la faccia era un pallone rugoso, con la barba di tre giorni e sotto agli occhi porcini spuntavano due borse peste che sembravano escrescenze cancerose.
- Ciao, Pietro, ti vedo in forma.
- Guarda chi si rivede E un pezzo che non ti fai un giro da queste parti. - la voce sembrava uscirgli da una caverna. Merito delle migliaia di sigari che gli avevano massacrato la laringe.
- Il lavoro, Gamba, il lavoro E tu come te la passi?
- Non mi lamento. Ma questa citta' non e' piu' quella di una volta. Diciamo che lamore tra me e lei e' finito e mi sono rimasti solo gli alimenti da pagare. - rise forte, come avesse fatto una gran battuta, ma il riso si trasformo' in una tosse schifosa, come se un magma catarroso gli ribollisse 
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