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batacchio cosi' e un orgasmo da otto minuti e oltre.
I topi come me, in particolare, oltre a restare secondi solo alluomo nel triathlon di nuoto-corsa-arrampicata sugli alberi, sono in grado quasi quanto i loro progenitori di infilarsi nei buchi piu' impensabili, anche cinque volte piu' stretti della loro circonferenza toracica.
Di certo i negracci che mi stavano scortando non erano a conoscenza di queste sottigliezze. Il pertugio da cui passare poteva essere molto letterale.
Il sole stava calando oltre il porto. La Plymouth si arresto' in una strada senza uscita stretta e sporca, un quartiere mai visto prima. A giudicare dalla popolazione di struzzi, giraffe e rinoceronti ci trovavamo in una delle propaggini piu' malsane del Barrio Savana. 
Il vicolo era quasi deserto. Una iena A e un marabu' si contendevano il privilegio di frugare nella spazzatura. Non si accorsero nemmeno del nostro arrivo.
 Fela resto' alla guida mentre Mbotu e il leone mi strattonarono fuori. La bocca inconfondibile di una Browning 7.65 mi baciava la schiena con gelida passione. 
Successe tutto in una frazione di secondo. Finsi di inciampare proprio mentre passavamo sulla grata di un tombino. Infilai la testa in uno dei tre buchi e con un colpo di reni mi trovai dallaltra parte. Sembrera' strano, ma ho le orecchie flessibili come tutti.
Il leone ruggi' una bestemmia mentre il bufalo infilava un corno nella grata e la faceva saltare lontano. Gli artigli del felino fecero capolino nella cavita': una scena da Tom & Jerry. Rimasi incerto se mordergli la zampa e aspettare che se ne andassero o filarmela lungo la tubatura lasciandogli il gusto di ravanare nella merda. In entrambi i casi, comunque, mi sarei trovato in grave pericolo e senza la confortante compagnia della pistola. Sopra di me il Barrio Savana, considerato off-limits anche dai gorilla delle rockstar piu' alternative, figurarsi per un ex-sbirro con addosso lodore inconfondibile del topo di fogna infighettato; di fronte, la cloaca di Topolinia, abitata dallunica specie animale dedita al cannibalismo dal basso: le pantegane, esseri ripugnanti, mezzi ciechi, ghiotti della carne dolce dei topi antropomorfi e della passera delle loro fidanzate.
A togliermi dallempasse, la squisita premura dei miei amici africani, che senza pensarci due volte stavano piazzando una vecchia stufa arrugginita proprio sopra la mia testa. 
Avrei dovuto sforzarmi di ragionare, elaborare un piano, raccogliere tutte le energie mentali, ma la paura mi paralizzava. Un terrore ancestrale e incontrollabile mi scuoteva dalle orecchie al mozzicone di coda. Tremavo, un po per il freddo, ma soprattutto per la fifa. Me le sentivo alle spalle, addosso, sotto la pelle. Ogni angolo rimbombava del loro squittire. Una specie di fobia isterica che non avevo mai sperimentato. Incapace di muovere un muscolo, le gambe cedettero presto e mi lasciai andare contro la parete del canale, lacqua putrida che arrivava alle spalle. La mente comincio' a prendersi gioco di me, sognavo a occhi aperti di essere tratto in salvo dal marito della mia cliente, pompato lontano dal risucchio del suo autospurgo.
Non so dire per quanto tempo restai in quella posizione. Forse dieci minuti, forse due ore. Poi, leco metallico della stufa che veniva spostata e la voce roca di Pippo che rimbombava nel tunnel merdoso.
- Sei li' capo? Ci sei ancora?
Lemozione mi impedi' di rispondere, ma riuscii ad alzarmi in piedi e ad afferrare la mano tesa di Basettoni per farmi tirare su. Una folla di africani dagli occhi ferini osservava la scena.
- Sei pallido, capo, te la sei vista brutta, eh? - commento' Pippo non appena mi ebbe di fronte. Per la prima volta non restai disgustato dal suo alito di alcolista. Avevo annusato di peggio.
- Come avete fatto a trovarmi? - chiesi appoggiandomi alla volante. La domanda topica numero 1 del sequestrato appena-tratto-in-salvo.
- Ti ricordi questa mattina, quando ci siamo separati?
- Si', certo, e mi meraviglio che te ne ricordi tu, visto comeri 
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