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non esiste piu' un problema razziale, che e' un modo per dire "problema nero". Al Sud non ci sono piu' due linciaggi al mese, come tra il '25 e il '50. L'Encyclopaedia Britannica non scrive piu' che i negri sono "parenti degli antropoidi piu'  che dell'Homo Sapiens". Nessun bianco ha  piu' il coraggio di chiamare un nero "nigger", anzi, per essere messi in croce basta pronunciare una parola che somigli a "nigger", anche se ha tutt'altro significato, come quell'assessore di Washington che s'e' dovuto dimettere per avere detto "niggardly", poco usato sinonimo di spilorcio, in una discussione che coi rapporti razziali non c'entrava niente. C'e' una festa nazionale dedicata al dottor King, ok, sempre le solite cose. Basta vedere Condoleeza Rice per capire di che bel progresso stiamo parlando. La "correttezza politica", le concessioni formali, l'esistenza di una middle class nera da mostrare nelle sit-com, e dietro la cortina fumogena la nostra gente sta peggio di prima.

GIT-ON-THE-GOOD-FOOT Quando scoprirono il tumore alla prostata, Kwame accetto' il verdetto e disse: - Quel che mi resta da vivere appartiene alla mia gente, continuero' a lavorare e organizzare finche' avro' la forza di muovere la lingua. 
Combatte' la metastasi come aveva combattuto il razzismo. Dentro quel tribuno su sedia a rotelle c'era lo spirito dello Stokely di trent'anni prima, anche piu' fiero di allora. Ripeteva: - Il cancro tira fuori il meglio di una persona. 
Contese gli anni al male senza farsi assediare, anzi, contrattaccando, riconquistando terreno, piantando la bandiera della vita su ogni collinetta, celebrando il buon esito di ogni sortita. Lo circondava l'amore della comunita', medici e guaritori lo curavano gratis. Diceva: - Se ti sacrifichi per le persone, le persone si sacrificheranno per te. 
Strappo' alla morte tre anni. Quando il momento si avvicino' torno' a Conakry, tra le braccia di Madre Africa. L'ultima riunione la fece la sera prima di morire, talmente debilitato da non poter rimanere seduto. Lo appoggiammo a una pila di cuscini, parlo', ascolto', sorrise, tocco' a lui consolare noialtri. Ci saluto' dicendo: - Siate sempre pronti, e quando arrivera' il momento non dovrete prepararvi.   
Nostro fratello Kwame ci lascio' il 15 novembre 1998.
Dopo il funerale, chissa' come, mi torno' alla mente un aneddoto. Me l'aveva raccontato Stokely, riemergeva dalle nebbie di un'altra America, un altro mondo, ormai quasi un altro secolo. 
La notizia della morte di John Coltrane gli era giunta mentre era a Londra, per una conferenza sui movimenti di liberazione. Prima di cominciare il suo discorso, fece alzare in piedi gli spettatori e chiese un minuto di silenzio per quel grande artista nero e guerriero culturale. Nessuno se l'aspettava, era una conferenza molto politica nell'accezione piu' stretta, piena di intellettuali seriosi, e che c'entrava il jazz con la rivoluzione? Eppure tutti rimasero in piedi e in silenzio.
Quei due fratelli avevano molto in comune. Due vite dedicate allo spingersi avanti, sempre piu' avanti. Ed erano instancabili. Solo il cancro riusci' a fermarli, ma non pote' impedir loro di muoversi fino all'ultimo minuto, l'ultimo secondo prima di danzare e raggiungere gli antenati.  

GREEN MAN In prigione a Riker's Island, come Leadbelly. La' dentro ho conosciuto la vedova di Bill Vanneau: partecipava a programmi per il reinserimento dei detenuti. Sono uscito nel '78 e ci siamo messi insieme. 
Niente matrimonio, stavolta. Quando ci stanchiamo, ognuno va per la sua strada. Oddi'o, e' una cosa abbastanza improbabile, dato sto con lei da piu' di venticinque anni... 
E' l'ironia del destino: se Vanneau non fosse morto, Angela non avrebbe deciso di occuparsi di carcere e detenuti, io non l'avrei conosciuta, non mi sarei innamorato di lei, e lei di me. Il Figlio di Whiteman ha ucciso Vanneau con cesoie da giardinaggio, come quelle che usavo io. Le mie sono scomparse il giorno che ho visto l'ometto e il roveto ardente. Chissa', forse erano proprio le
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