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egiziano del III secolo dopo Cristo, di cui Trane ripete' alcuni pensieri: "Bisogna che i tuoi occhi si rendano simili all'oggetto da vedere, e gli siano pari, perche' solo cosi' potranno fermarsi a contemplarlo. Mai un occhio vedra' il Sole senza essere divenuto simile al Sole, ne' un'anima contemplera' la bellezza senza essere divenuta bella. Che ciascun essere divenga simile a Dio e bello, se vuol contemplare Dio e la bellezza." 
Per contemplare la bellezza della musica di John Coltrane, occorreva rendersi simili a lui. Per questo lui era noi, e noi eravamo lui. 
Piu' tardi egli abbraccio' la nuova musica, le cui basi aveva contribuito a gettare. Ci raggiunse dove alcuni di noi si erano accampati, estremo avanposto, lembo di territorio incuneato tra lo scherno e gli sputi dei benpensanti e della totalita' dei miei colleghi. Averlo con noi sollevo' il morale, perche' porto' pura gioia dove prima c'era collera e "schiaffi al gusto del pubblico". Porto' la gioia, ma fu bersaglio di tiri al piattello con le armi della vilta' e dell'ingiuria. Subi' assalti sempre piu' violenti eppure non lo vedemmo mai vacillare.
Noi eravamo la "nuova cosa", tuttavia non eravamo il futuro ma la volonta' di non perdere il presente. In quel tempo presente proseguito a oltranza, notte dietro notte per una manciata d'anni, c'era quel vuoto di potere ottenuto intorno, quel vuoto in cui consisteva la nostra avanguardia. Nel corto raggio di ogni nostra azione c'era la comunita', non l'anticipo di essa, non la promessa di una comunita', bensi' la comunita' piena, l'intera applicazione del termine. Noi siamo stati comunita', non litigiosa ma divergente, contagiosa e militante, concentrata eppure sparsa. Non l'abbiamo mancata, la comunita'. L'abbiamo vissuta e bruciata, ora la cenere e' fredda, di noi non resta che la caricatura, l'immagine del partito del rumore. 
Noi abbiamo trascinato la storia come Orfeo fece con Euridice, sua sposa prigioniera della morte, precedendola verso l'uscita dagli inferi. Perche' Euridice e' il nome di chi cerca e trova dike, la giustizia. La giustizia non va seguita, va preceduta. E' l'unico modo per uscire con essa dall'inferno.



30. Il coro, mercoledi' 21 giugno 1967



De win' blows eas' an' de win' blows wes'
It blows like de judg-a-ment day
An' ev'ry po' soul dat nevah did pray
Will be glad to pray dat day. [1]

Comincia l'estate, le finestre sono aperte. 
Chi passa di fronte alla scuola sente i ragazzi cantare, distingue parole e voci, si ferma rapito ad ascoltare le storie. 
Daniele nella fossa dei leoni, Giosue'  nella battaglia di Gerico, Ezechiele sulla distesa di ossa, Sansone impugna la mascella d'asino.
Anita non e' il vuoto lasciato da Kwesi, non e' i piedi sull'orlo del niente. 
E' le mani, mani che spronano, dirigono, interrompono. 
Mani, il sangue torna a scaldarle, cingono la fiammella perche' i venti non la spengano.
Anita e' giovane, non rimarra' sola, verra' aiutata e aiutera'. Anche un gabbiano cieco trova chi lo nutre, anche un passero privo di un'ala sa di poter dare qualcosa in cambio. 
Avra' una casa, un lavoro, un uomo. Il suo saluto trovera' sempre risposta.  
Per quanto il fardello sia pesante, non si perdera' d'animo.
La croce lascia schegge nella spalla, ma non perdera' coraggio.
Niente la trascinera' via.














 







1. Il vento soffia a Est, il vento soffia a Ovest / soffia come nel giorno del giudizio / e ogni povera anima che non ha mai pregato / sara' lieta di pregare quel giorno.
31. Dance and join the ancestors

Sing a song  for the children going down
Remember the ones you knew 
Remember how we danced 
and remember what we sang 
in America 
so many years ago

Paul Kantner & Grace Slick, Diana, 1971 



BLOOD WILL TELL Il funerale di Trane fu alla St. Peter's Lutheran Church. Suonarono il gruppo di Albert Ayler e quello di Ornette. Ayler fece Truth is Marching in, ma non era vero, con Trane se ne andava una buona parte di verita'. Tutto
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