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cercando e lo troveremo". 
In molti nutrono perplessita' sulla ricostruzione degli inquirenti, e il novero dei dubbiosi si arricchisce il 12 giugno, quando una donna delle pulizie scopre il cadavere del cantante Joey Cafariello nella sua villa di Bay Ridge. Cafariello si e' sparato in bocca. Il corpo e' in avanzato stato di decomposizione, secondo il coroner il suicidio e' avvenuto circa cinquanta ore prima, cioe' poco dopo le morti di Franklin e Delgado.
La quantita' di immagini e memorabilia fascisti presenti nella casa di Bakken Street non manca di stupire gli inquirenti. Altrettanto strano e' il fatto che il revolver usato dal crooner, uno Smith & Wesson .38 special modello 64, abbia i numeri di matricola limati. Tale espediente e' in uso nel mondo criminale per nascondere provenienza e proprieta' dell'arma. Ma la vera sorpresa e' appena dietro l'angolo: una perizia dimostra che la pistola e' la stessa utilizzata dal "Figlio di Whiteman" per uccidere due delle sue vittime, il sassofonista Tyrone Jackson a.k.a. Ekundayo e il batterista David Kwesi Gant. 
Cio' stabilisce un collegamento difficile da spiegare. In seguito trapela la notizia che anche la pistola usata da Franklin per abbattere il suo carnefice ha i numeri di matricola limati. Dopo queste scoperte, interpelliamo il capitano Rizzi, che si trincera dietro un "no comment". L'intera "squadra anti-Whiteman" del NYPD sceglie il silenzio-stampa.
Piu' si pone mente a quel che e' successo, piu' l'intero caso sembra un garbuglio destinato a rimanere tale. 
Va ricordato che, nella telefonata anonima del 6 giugno, l'uomo misterioso faceva riferimento a sopraggiunti scrupoli di coscienza e all'esistenza di un mandante o un complice ("Lui"). 
Forse, se si vuole capire cosa c'entri il Figlio di Whiteman con il suicidio di un cantante caduto nel dimenticatoio, bisognerebbe ripartire dall'iconografia razzista che arredava la casa di Cafariello e da tre frasi dette a mezza voce dal misterioso telefonista: "Va avanti da troppo tempo e diventa troppo pericoloso, ma non posso fermarmi. Ci ho provato, ma lui non mi permette. Per un attimo volevo buttarmi giu' anch'io [dal Williamsburg Bridge. N.d.R.], ma non sono riuscito". 
Ad ogni modo, la soluzione del mistero sembra ancora lontana.
A compensare questo stato di incertezza c'e' il fatto che non si sono piu' verificate uccisioni di musicisti. Ieri, durante la sua visita trionfale nel quartiere di Bedford-Stuyvesant, il sindaco John V. Lindsay ha parlato di "fine dell'incubo". Speriamo abbia ragione, ha commentato Calvin D. Mey. Speranza che tutti condividiamo.


***

The Gotham Chronicler, mercoledi' 19 luglio 1967:

La redazione musicale del Chronicler si unisce al dolore della famiglia di John William Coltrane, impareggiabile musicista scomparso all'eta' di quarant'anni. Coltrane lascia la moglie Alice e tre figli piccoli: John Jr. (3 anni) Ravi (2 anni) e Oranyan Olabisi, nato il 19 marzo scorso.Viveva a Dix Hills, Huntington, Long Island.
Il pensiero e' corso subito al nostro collega e amico Plotinus Franklin, vittima di un barbaro assassinio, e al saggio su Coltrane che ci aveva regalato poco prima di lasciarci. Ne pubblichiamo un significativo estratto, come sentito omaggio a due grandi e coraggiosi innovatori del jazz e del suo linguaggio.


Il treno che ci porto' oltre

Plotinus Franklin

La prima volta che incontrai John Coltrane era il tempo in cui l'hard bop cominciava a mostrare la corda, quella con cui si sarebbe impiccato. Trane mi sembro' la personificazione di un fiume coi baffetti, l'East River abbottonato in un completo un po' liso e appesantito di sudore. Simpatizzammo di fronte a due tazze di cioccolata calda. Parlammo di Lester Young e di Bird. Trascorsi quasi l'intera notte con lui, su e giu' per il Village, riempiendomi di quella voce morbida e quel sorriso che scaldava il cuore. Mi racconto' delle Hawaii, dove aveva passato un anno quand'era nella Marina. Parlammo del mio nome di battesimo, lo stesso di un filosofo 
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