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di ventura, ti fai strada nel tumulto dei corpi di stasera, nomadi dell'entertainment.
Chiudo gli occhi, giungo le mani in preghiera.
La mente e' con te, amica mia, pensiero trafora il dolore e, diretto all'orizzonte, t'avvolge.
Il corpo, sacco che e' pasto di tarme... 
Tempo di affidarlo a qualcuno.

  
28. Dont call me nigger, whitey


E cosi' via e via e via per strade entro case
stanze entro case
cose entro stanze
e fessure entro la piana
ad incontrare mani
alfine vaste, cosi' vaste
(lo scatto della porta - colori avvolgenti entro me)
Albert D. Rizzi, The Chromatic Closet

SONIA/SECONDO CD Venerdi' sera a New York e' saette di luce da un locale all'altro, traiettorie abituali, musiche si accalcano, artisti contendono l'attenzione, i musical di Broadway, pop, jazz, folk, R&B, latin, taxi pieni e taxi vuoti, persone spinte in mezzo all'agora' da nuove ondate, o cacciate nelle nicchie da rinculi del tempo. Venerdi' sera a New York e' affrontare la metro tirati e profumati, e' l'unico immenso marciapiede su cui  camminare diretti verso i cinema, i teatri, la cena di mezzanotte o una pizza, un hot-dog, un qualcosa prima dei quattro salti. New York, meta di pellegrinaggio laico da tutta l'East Coast, nuova Santiago de Compostela, Lourdes della chiesa dell'elettricita'.  
Sera di un venerdi' di giugno a New York, profumo di fiori da chissa' dove, la gente esce e non pensa a scippatori, drogati, stupratori, assassini, e va a scippare un po' di vita, inebriarsi di primavera, fare l'amore, a parte noi, noi in pieno vortice a fiutare l'usta del Figlio di Whiteman. 
Dov'era Joey Cafariello? He'ctor non l'aveva detto. Era a New York o su qualche nave diretta alle Bahamas? In quale locale si era esibito di recente? Dove stava cantando di mondi appesi a un filo e amori che scaldano d'inverno, brillantini e raggi di luna, Aprile che suona il violino e io-dico-eether-tu-dici-ither? 

ROWDY-DOW Ho suonato con Cafariello a fine '64, o inizio '65. Quel locale si chiamava Hoity-Toity, ma non esiste piu'. 
Dobbiamo trovarlo al piu' presto o siamo nella merda. E il suo vero nome o il nome d'arte? Sonia telefona al Brooklynite, ma non c'e' piu' nessuno degli spettacoli. Io e Marcus facciamo diverse chiamate al centralino: a New York City non c'e' un Joseph Cafariello ma ci vivono svariati Joseph Cafarelli, Caffarelli, Cafarello, Cafarella e Cafarelle, diventiamo quasi matti a fare lo spelling. Sonia controlla l'elenco di Brooklyn e trova anche due Joseph Cafaro e un Joseph Cafari. Potrebbe essere chiunque di questi, o nessuno. Sempre ammesso che viva nei confini municipali, che il nome d'arte c'entri qualcosa col nome vero, che il suo numero sia sull'elenco etc. No, cosi' non si cava un ragno dal buco. Nei film la fanno davvero troppo facile. Chi puo' darci una dritta? 
Idea. Il tizio che suonava il basso con Bill Vanneau. Un italiano che ha lavorato nelle orchestrine piu' scalcagnate e si e' fatto un bel po' di crociere. Una volta gli ho chiesto com'era suonare per quel genere di pubblico, e lui mi ha risposto: - Agghiacciante. 
- Sonia, che fine ha fatto l'Improv Combo di Bill Vanneau? Te lo ricordi il nome del bassista?
- Gallucci. Tano Gallucci. Il gruppo si e' sciolto, lui e' passato al basso elettrico, suona con altri tipi italiani che fanno una specie di boogaloo. Si chiamano Oops, The Wops!
- Forse Gallucci sa qualcosa di Cafariello, ha quel tipo di background. Sai dove suonano?
- Al Palm Gardens Ballroom.
 
SONIA/SECONDO CD Chiusa a chiave la porta ci siamo spostati da Rowdy-Dow. Telefonata al club, sottofondo di musica danzereccia, una versione latin di Josephine, Please No Lean on da Bell. Marcus: come fanno dei neri a ballare merda del genere? Rowdy-Dow ha lasciato un messaggio: alla fine del set, chiama questo numero. Venti minuti dopo, o mezz'ora, lo squillo ha interrotto un conciliabolo su come far confessare Cafariello: abbiamo le armi, abbiamo il Butoba, quindi... 
Gallucci era un pesante accento di Brooklyn, del tipo I livuh 
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