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gira in Morgue Street e mi viene l'illuminazione: sta andando da Plotinus Franklin. Si', lo stabile e' quello.
Facciamo appena in tempo a vederla entrare e parcheggiamo di fronte, sull'altro lato della via. Rimaniamo appostati, pensando a che fare. A quel punto torniamo a fare discorsi senza senso, e' cosi' tra fratelli cresciuti insieme: io sono un jazzista quasi semi-famoso, lui e' un serioso militante in completo nero e cravatta, ma in quella macchina siamo di nuovo adolescenti. 
A un certo punto Marcus si sbottona la giacca e mi mostra un pistolone, non so come ho fatto a non notare una fondina del genere, a pensarci la giacca gli cadeva male.
- Questa si' e' una berta seria, mica quella pistolina da finocchio che c'hai tu. Smith & Wesson .38 special modello 64.
- Dove l'hai presa? Ce l'ha in dotazione il Fruit of Islam?
- Macche', l'ho trovata per terra, sulla 5th Avenue, vicino all'ingresso del cimitero. Sara' stato due mesi fa, una delle prime sere che si usciva senza cappotto...
- Forse l'ha persa il guardiano...
- Le guardie giurate non limano i numeri di matricola. No, fratello, questa e' una berta che ustiona le mani.
- Cazzo, e non potevi lasciarla dov'era? Pensa se ci fermavano gli sbirri!
Stiamo litigando su questa pistola, quando alzando lo sguardo vedo Sonia affacciata a una finestra:  - Ehi, Marcus, guarda la'... 
Sonia ci fa un cenno con la mano. Restiamo di sale. 
- Non sta mica dicendo a noi... - azzarda Marcus. 
- Tu vedi qualcun altro qui? E' chiaro che dice a noi.
- Ma se non sa nemmeno che siamo qui!
- Ma si', deve aver visto che le stavamo dietro, e adesso vuole che andiamo su.
- E cosa vuole, secondo te, farci una pompa? Non poteva vedere che la seguivamo, non si e' mai girata!
Nel dubbio, non ci muoviamo. Restiamo a discutere per un altro po'... finche' non passa una macchina degli sbirri. I due agenti di pattuglia ci fissano.
- Cazzo, proprio adesso...
- Siamo nella merda.
L'auto di pattuglia accosta, uno dei due scende e si avvicina minaccioso. 
Oltre a una pistola coi numeri limati, in macchina c'e' un sacchetto di maria e Marcus ha un astuccio di cuoio con dentro certi ferretti che poi ti dico...
L'agente e' un picchio grasso coi baffetti che mastica chewing gum. Si avvicina dal mio lato, si china e ci punta in faccia una torcia: - Buonasera, signori, che fate di bello qui fermi?
- Niente di speciale, agente. Sono Rodney "Rowdy-Dow" Dowland, forse mi ha sentito nominare, sono il leader dei Jass Pundits. Questo e' mio fratello Marcus. Aspettiamo di salire dal nostro amico Plotinus Franklin, sa, il giornalista del Chronicler, per un'intervista.
- E cos'e' che aspettate?
- Siamo in leggero anticipo cosi' stavamo facendo quattro chiacchiere, sa, e' una bella serata e cosi'...
Per fortuna lo sbirro decide di non perquisirci. Mi chiede la patente, gia' che ci sono gli mostro la tessera del sindacato musicisti. Verifica se la macchina e' mia, poi bofonchia qualcosa, risale in macchina, ripartono. Sospiro di sollievo, all'unisono. 
Ci e' andata bene, ma se tornano che gli diciamo? Meglio salire davvero. Andiamo dal "nostro amico Franklin" e vediamo come butta.

SONIA/SECONDO CD Seduta per terra, in un angolo del soggiorno, col Butoba in grembo, stanca e perplessa, intenta a interrogarmi su quel che ho appena sentito, mi chiedo se l'ho capita bene, una storia narrata da uno schizofrenico privo di un labbro e di un'arcata dentaria che non parla bene l'inglese e ricorre spesso allo spagnolo, lingua che conosco in modo superficiale. Il nastro mi restituira' la stessa incertezza, non puo' fare altro. He'ctor ansima in poltrona, sul bracciolo un bicchiere d'acqua arrossata, volto tamponato da un asciugamano. Di fronte a lui, il corpo di Plotinus. Non morirai, ho detto a He'ctor. Chiamero' il direttore del mio giornale, un'ambulanza e l'avvocato Wilson. Devi costituirti. Faremo in modo che la cosa sia pubblica, cosi' la polizia non potra' maltrattarti. Racconterai tutto e andranno ad arrestare Joey.  
Sguardo
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