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di scuola del padre di qualcuno. Il Giappone si stava gia' arrendendo. C'era una tecnologia da sperimentare. Come a Bikini: i bimbi dell'atollo accanto videro avvicinarsi una nube, risero, pensarono fosse un gioco, finche' non brucio' la pelle, e caddero capelli e denti. Diversi modi di morire: te ne vai prima del tuono, te ne vai col bagliore, ma quelli dell'atollo accanto se ne vanno poco a poco, chiedendo acqua, borbottando asciutte maledizioni. Dicono che siamo la generazione della bomba, i primi a essere cresciuti sapendo che tutto, io, noi, tu, voi, essi, tutto puo' essere cancellato in un istante. Mi dicevi della tua preghiera sul luogo dell'esplosione, e quello che scrissero i giornali: chiedere perdono per conto di questo Paese. Ma il Paese cambia sotto i nostri piedi. Ho sentito il discorso del dottor King. Il referto dell'autopsia di questo Paese sara' un lungo rotolo di carta da calcolatore, come i dattiloscritti di Kerouac. Ci sara' scritto Wounded Knee, Hawaii, Filippine, Hiroshima, Guatemala, Ghana, Santo Domingo, Vietnam e chissa' cos'altro...

GIT-ON-THE-GOOD-FOOT Per fortuna Stokely e Miriam tornarono in Africa da vivi, non da morti come volevano certe leggende diffuse tra gli schiavi. 
La Guinea indipendente era la base operativa di tutte le guerriglie dell'Africa nera. C'erano gli angolani, i mozambicani, quelli della Guinea-Bissau e Capo Verde, i sudafricani dell'African National Congress. Tutti i movimenti di liberazione nazionale prendevano il volo da Conakry. Stokely cambio' nome, si chiamo' "Kwame Ture", in omaggio a Kwame Nkrumah e Se'kou Toure'. L'acqua in cui si immerse per il secondo battesimo fu la cultura africana. Entro' nell'All-African People's Revolutionary Party e si occupo' dei rapporti tra i movimenti africani del Continente e quelli nella Diaspora. Non si fermo' mai un secondo. 

LET'S-PLAY-A-GAME  Se'kou Toure' era un mito panafricano. Nel '58 la Francia del generale De Gaulle decise di fare un bel gesto, pubbliche relazioni, farsi vedere aperti e magnanimi. Siccome il generale Giap li aveva umiliati in Indocina e poi s'erano impantanati in Algeria, dovevano usare il guanto di velluto, o piuttosto far finta di usarlo. In Africa avevano un bel po' di colonie che, siccome ai bianchi piacciono gli eufemismi, si chiamavano territori associati alla Comunita' francese africana. De Gaulle propose a ciascuna colonia di scegliere fra tre opzioni: lasciare le cose com'erano, diventare territorio francese a tutti gli effetti oppure la scelta piu' estrema: l'indipendenza completa, ma rinunciando a qualunque aiuto economico dall'ex-Impero. La terza carta la tenevano nel mazzo solo per farsi belli, pensavano: tanto non la sceglie nessuno. Quando la piccola Guinea fu l'unica a sferrare il cazzotto, la Francia resto' a bocca aperta, dondolo' e ciondolo' come un pugile colto di sorpresa. Oh, si'! Grazie tante, badrone, ma noi vogliamo l'indipendenza!. Che la chiesa dica aamen! 
Superati i primi giorni di shock, i francesi reagirono con rabbia. Lasciando il paese, i funzionari francesi si portarono via tutto: soldi pubblici, riserve auree, mobili, schedari coi documenti, persino le piantine della rete elettrica, telefonica e fognaria. Si portarono via anche le lampadine e i telefoni.

SONIA/FONDO B-BPL I cavi corrono insieme, s'incrociano e divergono, s'intrecciano e scavalcano, s'intralciano e si stendono e si stagliano, trespoli per corvi, contro il cielo, traforano la terra e proseguono, trampolini o staccionate per topi e scarafaggi, fili per talpe su cui stendere il bucato. Dentro di essi voci s'inseguono, si sfidano o s'ignorano, un cavo si stacca dal mucchio a ogni metro ed entra in una casa, talora la voce s'intrufola in un mixer, arrampica un'antenna e prende il volo, che ne e' di quella voce quando arriva fino a me? Le voci di chi chiama la radio sono ombre, miraggi della notte, proiezioni disturbate, pellicole che bruciano. Consumate dal loro farsi elettriche, arrivano a me stanche per il
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