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Heights. I lunghi viaggi in metropolitana con destinazione Harlem, per ficcarmi all'Apollo Theater e vedermi ore di jazz e R&B. A volte entravo al pomeriggio, vedevo prima un B-movie, poi la band, e uscivo in tempo per l'ultimo treno. 

JULIA MEY  La temperatura si stava scaldando, in ogni ghetto covava una sommossa. Nei giorni di McCarthy mio padre era considerato un "rosso", ma in quelli del Black Power e delle Pantere, ormai era un moderato, si trovava a disagio. 
Incontro' piu' volte Sonia Langmut e Garry Belden, per farsi aggiornare. Con Belden si rapportava senza problemi, da collega a collega. Lei invece era un enigma. Mio padre non capiva meta' delle cose che Sonia diceva e faceva, pero' si fidava di lei, era stata la prima a collegare gli omicidi.
Quanto a me, lo stato di shock era quasi superato, il braccio era a posto, mi preparavo a tornare al mondo. Ascoltavo la radio e contemplavo quel che succedeva oltre la vetrata del grande soggiorno, auto che passavano, persone che passeggiavano nel parco, sui rami scoiattoli e passeri, piu' in alto scie di aeroplani.
Una delle ultime notti di isolamento, non ricordo che stazione fosse. Era un programma di jazz, anzi, non proprio di jazz, era un talk show notturno, atmosfera intima, con musica, ospiti in studio e telefonate di ascoltatori. 
Il tema era il Figlio di Whiteman. Mi sembrava di origliare, col bicchiere appoggiato al muro, la conversazione in una stanza di paranoici. Chiamavano mitomani, detective improvvisati, pazzoidi... Il conduttore era molto ironico, liquidava le telefonate piu' melodrammatiche e fingeva di dare corda a chi esponeva le teorie piu' assurde. Ricordo di aver pensato: "E se una di queste voci fosse quella del Figlio di Whiteman, che prende tutti quanti per i fondelli?". Mi colpirono le telefonate di alcune persone che sostenevano di essere state aggredite, picchiate, addirittura ferite per via della psicosi sugli omicidi. Era successo davvero o erano altri mitomani? Alcuni piangevano, o sembrava che piangessero. Uno disse: - Non e' possibile che i fratelli si lincino tra loro. In studio c'era un giornalista del Gotham Chronicler, e gli scappo' un commento tipo: - Il Figlio di Whiteman sta plasmando i brooklynesi a propria immagine e somiglianza. 
Il mondo in cui mi preparavo a tornare.
  
ROWDY-DOW  Il giovedi' sera fino alle ore piccole, sulla Wccb, c'era No Schmaltz, condotto da Dave Mickiewitz, uno dei pochi a mettere la nuova musica. C'era un ospite diverso a ogni puntata, anzi, era piu' che un ospite, perche' conduceva insieme a Dave. Commentavano i dischi, chiacchieravano e ricevevano telefonate dagli ascoltatori. Ero stato ospite anch'io, e se non sbaglio anche Sonia Langmut, con un po' delle sue registrazioni.

BLOOD WILL TELL  Era un programma molto ascoltato. Anch'io sono stato ospite. Anche Sonia, e  pure Plotinus. Io ci andai qualche mese prima della morte di Ekundayo e tutti gli altri, lo ricordo bene, non si parlo' del Figlio di Whiteman perche' ancora non esisteva. Sonia ci ando' prima di me. Plotinus non saprei, pero' so che c'era stato anche lui.

ANGELA VANNEAU  Bill ascoltava sempre il programma di Mickiewitz, fu anche ospite in una puntata. 

BLOOD WILL TELL  Vedi, questo e' Wccb On The Air, il libro che la radio fece nel '75 per il suo decennale. Ecco l'elenco degli ospiti di No Schmaltz dal '66 al '69, quando Mickiewitz mori' di overdose e nessuno prese il suo posto. Guarda qui: Archie Shepp, Bill Dixon, Larry De Tommasis, Bill Vanneau, Giuseppi Logan, Rowdy-Dow, Milford Graves, Kwesi Gant, Monty Burckhardt, una sfilza di nomi che non finisce piu'. Ecco: Vanneau, Gant, Burckhardt e Franklin. Quasi tutte le vittime del Figlio di Whiteman avevano partecipato a No Schmaltz.

 ROWDY-DOW  Quella sera l'ospite era un giornalista del Gotham Chronicler, il tizio che s'occupava del Figlio di Whiteman. Vinola, si chiamava, o Vinoli. La puntata era dedicata agli omicidi. Sembrava che tutti gli scocomerati di Brooklyn si fossero dati appuntamento su
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