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fila se non all'estero. Eric Dolphy i critici lo massacrarono, specialmente quelli di Down Beat, senza pieta', nessuna voglia di capire cosa stesse facendo, poi e' morto in bolletta e la rivista l'ha messo nella sua "Hall of Fame". Ma e' una storia vecchia quanto il jazz: i bianchi hanno fatto film sulla vita di Benny Goodman, o di Gene Krupa, ma niente su Duke Ellington o Count Basie. 
Dice: ma nel jazz qualche soldo girava, chi se lo intascava? E' presto detto: gente come i fratelli Termini, i proprietari del Five Spot. Nel '66 si mettevano in tasca fra i tremila e i quattromila dollari a sera. Dollari di allora, mica di adesso. Per darti l'idea, un tavolo al Five Spot piu' tre consumazioni veniva sette dollari e cinquanta. Oggi che ci prendi a Manhattan, con sette dollari e cinquanta? Un caffe' shakerato e un muffin del giorno prima. 
Cosi' i musicisti si incazzarono e radicalizzarono. Era nell'ordine delle cose. Per farti un esempio, in quel periodo al Village Theater ci fu un concerto per finanziare Stokely Carmichael e lo Sncc. Suonarono Jackie McLean, Marion Brown, Archie Shepp... e il qui presente Rowdy-Dow. Saro' anche stato l'ultima ruota del carro, ma facevo parte del convoglio.

BLOOD WILL TELL Ce ne sarebbero di aneddoti e curiosita' su Plotinus Franklin, basti dire che fu uno dei pochissimi, forse addirittura il solo al di fuori della cerchia familiare, a sapere della malattia di Trane. Scrisse pure il "coccodrillo", tra l'altro un pezzo bello lungo, da pubblicare sul domenicale del Gotham Chronicler. Il punto e' che lui mori' prima di Trane, e si creo' un bel paradosso: il giornale mica poteva pubblicare il ricordo di un morto scritto da uno che era ancora piu' morto. Alla fine tagliarono i riferimenti espliciti al decesso e lo presentarono come un "saggio inedito del compianto Plotinus Franklin", o qualcosa del genere. 
Franklin incensava la new thing, cercava di darle visibilita', ma aveva scelto un modo strano. Nelle recensioni dei concerti poteva descrivere per venti righe dettagli marginali, a scapito della musica. In un articolo si soffermo' per due capoversi su come Don Cherry ringraziava il pubblico facendo schioccare la lingua. Anche queste cose fanno parte dell'evento, musica e giornalismo hanno bisogno di un po' di colore, ma dedicare mezzo articolo a una stronzata del genere... Una volta mi chiese quanti cappelli possedevo, che gli serviva per un articolo, e io: - Nigga, you crazy.

GIT-ON-THE-GOOD-FOOT Nei mesi che trascorse negli Usa, Stokely divento' dirigente onorario delle Pantere, sposo' Miriam Makeba, si sbatte' per riavere il passaporto e cerco' di organizzare le comunita' nere di Washington D.C. Poi venne ucciso il dottor King. Nel Paese scoppiarono piu' di cento rivolte, la situazione era ormai fuori controllo, organizzare la nostra gente era quasi impossibile. Da un giorno all'altro i ghetti si riempirono di tossici, l'eroina dilagava. Stokely, dal canto suo, passo' brutti momenti: il Cointelpro pedinava e sorvegliava lui e Miriam, e faceva di tutto per distruggere la reputazione di entrambi. Un'intera tourne'e di Miriam salto' senza spiegazioni dopo che l'Fbi disse ai promoters due paroline. Il Cointelpro sparse nel movement, soprattutto tra le Pantere, la falsa voce che Stokely era un infiltrato della Cia. Alla fine, prima che qualcuno gli facesse saltare le cervella per un qualunque motivo, Stokely riebbe il passaporto. Lui e Miriam tornarono in Guinea per un pelo.

W.CH. Questo e' un memorandum Fbi del 10 luglio 1968: 

"[...] creare l'impressione che CARMICHAEL sia un informatore della Cia. Un metodo per ottenere il suddetto risultato sarebbe depositare nell'autovettura di un amico intimo nazionalista nero la copia-carbone di un rapporto alla Cia, in apparenza scritto da CARMICHAEL. Il foglio andrebbe sistemato in modo da essere trovato subito. Si spera che una volta letto il rapporto aiuti a diffondere sfiducia tra CARMICHAEL e la comunita' nera. Si suggerisce di utilizzare copia-carbone per indicare
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