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si sforzasse. Figurarsi se poteva prevedere le mosse del Figlio di Whiteman, o capire le conseguenze degli omicidi sulla psiche della gente di colore. 
Mi dispiacque per il flop di Bed-Stuy. In fin dei conti era una persona sensibile, scriveva poesie, aveva fatto stampare, pagando, una raccolta di versi intitolata The Chromatic Closet. Aveva piu' o meno la mia eta', trentasette-trentotto anni. Eravamo entrambi veterani della Corea. 
Fin dall'inizio fu molto duro col giornale, e sospettoso, sempre con la guardia alta. Aveva una bizzarra idea della liberta' di cronaca e pensava che il nostro scopo fosse rimestare nel torbido per chissa' quali fini politici. A suo dire volevamo aizzare i lettori contro la polizia, o addirittura sostituirci a quest'ultima. In realta', noi non avevamo piani nascosti, ci limitavamo a informare il pubblico. Andava fuori dai gangheri quando i lettori in possesso di informazioni, o che credevano di esserne in possesso, telefonavano a noi invece che alla "task-force anti-Whiteman", ma quello era l'effetto di una profonda sfiducia nei confronti del Nypd. Non una sfiducia contingente, ma una sfiducia storica, sedimentata nel corso di decenni, strato dopo strato. Non l'avevamo costruito noi, il "Muro di Berlino", come non lo aveva costruito Rizzi. Il primo mattone, l'establishment lo aveva posato secoli prima. Uno degli ultimi era stato l'assassinio di Malcolm X. Piu' tardi ci fu il processo ai Panther 21. Molti di noi si resero conto che il muro era anche piu' alto di come lo immaginavamo, e presidiato da un crescente numero di guardie armate. 
Non ti dico come rimase Rizzi quando a chiamare il giornale fu l'assassino in persona! Prima ancora di entrare in quella sala era gia' di umore nero. Al suo posto, il sindaco Lindsay non si sarebbe scomposto, non avrebbe perso ne' calma ne' lucidita'. 

TANISHA McWORTHER La Vera Chiesa dell'Aereo Madre non mi pare di averla mai sentita nominare. Puo' darsi fosse una suggestione, forse avevo letto o sentito quei discorsi da qualche parte, senza farci caso... Magari dalla radio accesa, mentre facevo qualcosa...

GARRY BELDEN Sonia ando' a intervistare quel pagliaccio, tanto per vedere, ma la sua merda puzzava troppo, non era pubblicabile. Col clima che c'era, poi... Col passare dei giorni, sempre piu' pazzoidi presero di mira il centralino del Brooklynite: un tale chiamo' almeno dieci volte, sostenendo che era tutta una storia di satanismo e la "D" nei secondi nomi di Calvin Mey e Albert Rizzi stava per "Diavolo". Li chiamava sempre cosi': "Calvin Diavolo Mey" e "Albert Diavolo Rizzi". 

IL DIRETTORE Il nostro modo di seguire il caso era molto diverso da quello delle altre testate. Il Post, il Daily News, il Chronicler, su su fino al Ney York Times, nessuno era in ammollo negli eventi quanto noi, perche' nessuno aveva un'identita' brooklynese, una voce brooklynese. E' come dire "poifect" al posto di "perfect", o "tooawk" al posto di "talk". Io sono nato a "Greenpernt", non e' una cosa che puoi simulare. Un giornale puo' avere un corrispondente o addirittura una redazione a Brooklyn, ma resta un giornale di Manhattan. Noi invece ci ritenevamo gli eredi dell'Eagle, il giornale su cui aveva scritto Walt Whitman. Non importava che Sonia fosse del Nord dello stato: era una giornalista del Brooklynite e come tale apparteneva a Brooklyn. Anzi, a "Bwookn".

ROWDY-DOW  Eravamo tre volte sfigati: discriminati perche' neri, sfruttati in quanto artisti, marginali per scelta. Lo sai che si prova quando sei separato dal tuo strumento perche' l'hai impegnato al monte di pieta'? Un musicista senza strumento e' ancora un musicista? Ripeto, si faceva la fame, non lo dico tanto per dire. Nel '66 Andrew Hill pubblico' un annuncio su Down Beat: chiedeva ai lettori un gesto "in autentico spirito di fratellanza", cioe' spedirgli un dollaro a testa perche' non aveva da mangiare. Ed era uno dei migliori pianisti in circolazione! Archie Shepp dichiaro' di non essere mai riuscito a lavorare per una settimana di
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