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espressioni che rimandano a un muoversi tanto energico quanto disinvolto. Abbondano metafore animali ("cat") o anatomiche ("hip") che richiamano a movimenti sinuosi. Nelle composizioni semi-improvvisate che ho sentito, proprio grazie a queste caratteristiche il giovane protagonista affronta e sconfigge il figlio di Whiteman (descritto, al pari di tutti i bianchi, come lento e rigido e con "un palo piantato in c---"). O meglio, e' l'assassino ad affrontare il giovane nero, il quale il piu' delle volte lo sconfigge ignorandolo, mostrandosi cool e impenetrabile. 
Nel vernacolo afro-americano l'uomo bianco e' chiamato in vari modi: "The Man", "Mr. Charlie" ("Charlene" se e' una donna), "Chuck", "honky", "cracker", "whitey", "ofay", "blue-eyed devil", "gray" e tante altre definizioni. Nel signifying, il "Figlio di Whiteman" diventa l'incarnazione di tutti i tratti negativi contenuti in queste definizioni: si crede piu' forte di quel che e', e' "grigio" ma ha satanici occhi azzurri e il collo rosso come un picchio ("peckerwood" e' un'altra espressione dispregiativa riservata ai bianchi). Il fatto che per lui vengano scomodate tutte queste espressioni e' l'ennesima prova di quanto la comunita' sia persuasa, se non del movente, quantomeno del contesto razziale degli omicidi. [...]

***

Esempi di signifying e dozens dalle registrazioni di Sonia Langmut del 19 maggio 1967 
(Fondo Brooklynite/Langmut c/o Brooklyn Public Library):


Sono cattivo, super-cattivo, 
e cazzuto, baby, c-a-z-z-u-t-o,
non sono Chuck con un palo piantato in culo.
Sono cool ma ho lo sguardo che cuoce i crackers,
scotta il collo da picchio del Figlio di Whiteman.
Buco del culo radioattivo,
cago col fungo atomico. 
Ho lo sguardo che abbronza i grigi, 
frigge Whitey, incenerisce gli zii Tom,
cammino per la strada e provoco incidenti.
Diavolo-dagli-occhi-blu vuole uccidere i fratelli
perche' a loro gli tira e lui nemmeno se lo trova,
se si presenta nel quartiere manda'telo da me,
lo fotto nel culo e lo ingra'vido col lanciafiamme,
dara' alla luce un bello stronzo che urlera': 
"Potere nero!".


***

Ho girato tutto il giorno con tua madre sulla nerchia
Si', tua madre e' una maiala e non ne aveva mai abbastanza
Diceva che tuo padre e' senza dubbio un cazzomoscio 
Cantava gli alleluia e benedetto sia il tarello.
L'ho lasciata in un vicolo ridotta a poltiglia, 
forse e' ancora la' con la patonza che cola.
Se non sono scivolato sull'asfalto
se non sono scivolato sull'asfalto
ho detto: se non sono scivolato sull'asfalto
e' solo perche' ho una terza gamba.
Tua madre fotte negri piu' del Figlio di Whiteman
corre dietro ai negri piu' di quanto faccia il Klan
inghiotte piu' negri della giungla del Vietnam
e wham! bam! Thank you ma'am.


***

Estratti dalla registrazione al negozio di barbiere di Jitterbuggin' Joe, Bedford-Stuyvesant, 19 maggio 1967 (Fondo Brooklynite/Langmut c/o Brooklyn Public Library):

Sweet Blood. Ehi, che ci fa una ragazza d'oro in mezzo alla giungla con un bacherozzo gigante a tracolla?
Cliente 1. Vedrai che qui ne trova un bel po', a fargli compagnia. Son belli grossi anche i nostri...
Sonia Langmut. Sono una giornalista del Brooklynite, mi chiamo Sonia Langmut.
Cliente 1. Ooooh, senti senti...
Jitterbuggin' Joe. E' un onore, Miss. Benvenuta nel piu' antico negozio di barbiere di Bed-Stuy...
Cliente 2. Caschi male, pelle rosa, qui non legge nessuno.
Cliente 1. Che fa il tuo giornale, figliola, un servizio sui peggio cacatoi del ghetto?
Jitterbuggin' Joe. Moderate i termini, per la miseria! C'e' una signorina!
Cliente 1. Joe, mostrale l'orecchio che hai mozzato l'altro giorno. Ce l'hai ancora?
Sweet Blood. Fratelli non siate ingiusti: sono ben sei settimane che nessun cliente di Joe muore di tetano.
Bill Sayler. L'ho portata qui perche' vuole sentire le ultime freddure sul Figlio di Whiteman, ha gia' registrato Li'l Moe e i due figli di Break Chops che giocavano alle dozens di fianco al mio negozio.
Jitterbuggin' Joe. Ai
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