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roba, quattordici casse di bobine e una di taccuini pieni di sproloqui. In cima, una lettera indirizzata a nessuno.

Un giorno qualcuno sapra' forzare questo scrigno. Non posso farlo per voi, ne' ho il diritto di fermare il convoglio per lasciarvi istruzioni. Il tempo e' ora, il convoglio parte. Il Paese cambia sotto i nostri piedi, ma la fantasia ha gli scarponi. Grazie di tutto. Sonia.

Va da se' che i tipi non ci capirono niente. Chiamarono il Direttore, che si gratto' la testa mezza pelata poi chiamo' Belden. Un po' di gente scosse la testa, qualcuno caccio' li' un'ipotesi, ma tanto per chiacchierare. Un'altra azione eccentrica di Sonia, non c'era da perderci troppo tempo. E poi, chi se l'immaginava che non sarebbe piu' tornata? L'atteggiamento era: Quando si rifa' viva, questa me la deve proprio spiegare. Qualcuno ascolto' qualche nastro, cerco' di capire che c'era scritto nei taccuini e si arrese molto presto. Le casse furono impilate in uno stanzone e ci restarono finche' il giornale non chiuse, nei primi anni Settanta. L'archivio fu smembrato: un po' di cose, come le foto, tornarono a chi deteneva i diritti, il resto fu donato alla biblioteca. Va dato atto all'amministrazione di aver conservato quel materiale, che nemmeno i donatori sapevano dire cos'era.

10. Reperti, 16-21 maggio 1967


The Brooklynite, martedi' 16 maggio 1967:

Quarto omicidio nella comunita' jazz di New York City,
i cittadini premono sul Nypd.
Il possibile assassino ha gia' un nomignolo: il Figlio di Whiteman.

Sonia Langmut

Crown Heights, Brooklyn. Per la quarta volta a New York City - la seconda in questo quartiere -  gli amanti della musica jazz piangono un membro della loro comunita' assassinato da ignoti. Domenica scorsa e' toccato al contrabassista Montgomery Burckhardt, 26 anni. Anche questo omicidio, come quelli di Tyrone "Ekundayo" Jackson, Bill Vanneau e David "Kwesi" Gant, e' avvenuto di domenica. 
Burckhardt, a differenza delle altre vittime, e' stato ucciso all'interno di casa sua, di fronte alla stazione della metropolitana di Kingston Avenue. Burckhardt viveva al pianterreno, l'assassino e' entrato in casa a un orario imprecisato tra le nove di sera e mezzanotte, forzando una finestra e sorprendendo Burckhardt sotto la doccia. Il musicista ha opposto resistenza, ma e' morto dopo aver subito ferite profonde da arma da taglio. Le ferite sono compatibili con quelle trovate sul cadavere del pianista Bill Vanneau, ucciso un mese fa di fronte al Lowdown Club di Delancey Street, Lower East Side. Secondo gli inquirenti, potrebbe trattarsi di grandi forbici o cesoie per siepi. 
La redazione musicale del Brooklynite si era occupata di Burckhardt due mesi fa, intervistandolo dopo un suo concerto al Prospect Park con il gruppo Langsynble, progetto di libera improvvisazione con strumenti poco o per niente usati nel jazz, come la cornamusa scozzese e lo shakuhachi giapponese. Proprio in Giappone, a Osaka, Burckhardt aveva trascorso gli anni dal 1959 al 1961. Dopo il suo ritorno s'era impegnato nel movimento dei diritti civili, a tal punto da essersi guadagnato il nomignolo "Montgomery Boycott".
L'opinione pubblica non ha piu' dubbi sul fatto che i quattro omicidi siano collegati. Un sondaggio telefonico condotto ieri tra duemila abbonati al nostro giornale ha dato i seguenti risultati: il 64% del campione e' convinto che gli omicidi siano opera della stessa persona o delle stesse persone. Scomposto il dato, risulta il 52% pensa che gli omicidi abbiano un movente razziale o politico, il 24% che si tratti dell'opera di uno psicopatico, il 19% non esclude la cospirazione governativa, il 5% preferisce non formulare ipotesi. 
Nelle comunita' del nuovo jazz di New York City l'assassino ha gia' un nomignolo scherzoso, il "Figlio di Whiteman". Il riferimento potrebbe essere al direttore d'orchestra Paul Whiteman, che negli anni Venti sali' alla ribalta nazionale con il titolo di "Re del Jazz", suonando una versione edulcorata della musica nata tra i neri di
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