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xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Si e' ritenuto non ci fosse piu' bisogno di impiegare nostro personale in ulteriori azioni xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx. 

Nei faldoni a disposizione degli studiosi, questo foglio non e' collegato a nientaltro. E' probabile l'abbiano de-segretato per sbaglio. 

ANGELA VANNEAU Per un po di tempo rimasi ospite da alcuni parenti ad Harlem. Loro conoscevano il reverendo Bradley, e me lo presentarono. La sua parrocchia fece una sottoscrizione per pagarmi lavvocato Wilson, che riposi in pace. 
Al funerale di Bill si avvicina questa ragazza bianca, alta, capelli rossi, una grossa borsa a tracolla. Mi allunga un biglietto con scritto Sonia Langmut e un numero di telefono, e mi dice: - Signora Vanneau, vorrei farle sentire una registrazione, e' la voce di suo marito e credo sia importante, - poi se ne va. Qualcuno mi dice che e' una critica musicale, o qualcosa del genere, e conosceva Bill. 
Due giorni dopo Sonia sali' ad Harlem. La ricevemmo io, il reverendo Bradley e lavvocato Wilson. Sul nastro cera mio marito. Stesso marciapiede, stesso punto in cui sarebbe morto due settimane dopo. Bill commentava lomicidio di Ekundayo e parlava di un movente razziale. Non poteva sapere che avrebbe fatto la stessa fine. 
Grazie a un presentimento e a quella specie di lugubre coincidenza, Sonia fu la prima a collegare tra loro i due omicidi, e quelli che seguirono.

JULIA MEY Sonia Langmut fece ascoltare la registrazione a mio padre, e gli elenco' le analogie tra i due casi: due jazzisti dellavanguardia nera uccisi di domenica da un uomo bianco vestito di scuro. Non so se mio padre o il suo avvocato, comunque qualcuno parlo' col capitano Rizzi del Nypd, che non presto' grande attenzione... almeno fino al terzo omicidio, quando il Brooklynite comincio' a battere il tamburo.  

ANGELA VANNEAU Lavvocato Wilson parlo' col tenente Rosakis, ma quello gli rispose che le analogie erano troppo vaghe, i due casi potevano essere collegati ma anche no, in fin dei conti uno era a Brooklyn e laltro a Manhattan, e comunque col clima che cera  bisognava stare attenti prima di dire che il movente era razziale o che cera in giro un maniaco assassino tipo strangolatore di Boston. In soldoni, disse che senza indizi piu' concreti poteva fare ben poco. 

IL DIRETTORE Misi Sonia a seguire il caso e raccogliere pareri. Dovetti calmare Belden dicendogli che anche lui avrebbe seguito il caso, ma tenendo i contatti con la polizia, mentre Sonia, che nella comunita' jazz conosceva quasi tutti, avrebbe fatto il controcanto. A lei dissi che non poteva costruire uninchiesta solo sullintuito femminile e una coincidenza. Il Brooklynite era un giornale serio, mica un tabloid. Inoltre, visto che non aveva mai scritto di nera, Belden avrebbe rivisto i suoi pezzi prima della consegna. I piu' spinosi, o i piu' importanti, li avrebbero scritti e firmati insieme. Lo scopo non era solo limitare i voli di fantasia e le sbandate complottiste: Belden era un veterano del giornale, stimato nellambiente del Nypd. Sonia invece era giovane e sconosciuta agli sbirri. Belden poteva farle da scudo umano. Sonia sbuffo' un poco, ma ammise che avevo ragione. 

GARRY BELDEN Avevo trentacinque anni, moglie e due figlie. No, una. Laltra e' nata nel 68. Johnson non mi piaceva ma votavo democratico. Ero un nostalgico di JFK, e come me ce n'erano tanti. Se si parla di musica, nel 67 ero un pezzo dantiquariato: ascoltavo Pete Seeger e Peter, Paul & Mary. Quella canzone di Phil Ochs dove prendeva in giro i liberal, come' che si chiamava? Love Me, Im A Liberal. Ecco, a tratti sembra labbia scritta per me. 
Non sopportavo certo radicalismo nero. Quandera morto Malcolm X, avevo detto che in fondo se lera cercata, proprio come nella canzone: He got what he ask'd for this time. Pero' ero gia' contro la guerra in Vietnam. Qualche anno dopo mi spostai piu' a sinistra, feci la campagna per McGovern. Comunque si puo' dire: con Sonia non centravo proprio niente. Ma mi 
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