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Defense and Justice, con le armi ben visibili. Sono sicura che questo salvo' delle vite. Nemmeno il dottor King ebbe niente da obiettare alla presenza dei Deacons. Durante la marcia Stokely lancio' lo slogan "Black Power". 

LET'S-PLAY-A-GAME Willie Ricks lo faceva ripetere alla folla: 
- Cos'e' che volete? 
- Potere nero! 
- Cos'e' che volete? 
- Potere nero! 
- Cos'e' che volete? 
- Potere nero! Potere nero! Potere nero! 

JULIA MEY "Potere nero" voleva dire autodeterminazione, ad esempio il diritto dei neri a governare le comunita' in cui erano maggioranza. Nel Sud c'erano contee in cui i bianchi erano appena il 10% degli abitanti ma nessun nero aveva il diritto di voto. La parola giusta e' apartheid. Black Power era anche uno slogan polemico verso i liberal che dettavano la linea al movimento, predicavano docilita' e rispondere "Si', badrone", ma i media lo spacciarono per uno slogan "anti-bianchi", ne distorsero il messaggio, cominciarono ad accusare lo Sncc di "razzismo al contrario". Si inventarono dissidi tra Stokely e il dottor King, che invece rispettava lo Sncc. Il dottor King criticava lo slogan ma non la sostanza, e non condanno' mai Stokely o l'organizzazione. 

LET'S-PLAY-A-GAME  Il dottor King diceva che non ha molto senso strillare "Potere nero". Chi vuole il potere non lo dice, men che meno lo urla per strada col pugno alzato. E' poco furbo, mette in allarme gli avversari. Chi vuole il potere di solito dice di volere qualcos'altro. Cosi' Carmichael trascorse mesi spiegando a tutti il significato dello slogan. Il dottor King era gia' morto, ma credo gli avrebbe detto: - Stokely, se e' necessario spiegarlo non e' un granche', come slogan.  

JULIA MEY  I reportages sulla marcia sembravano scandalosi perfino a noi, abituati a ogni tipo di fandonia. A sentire i cronisti, i militanti dello Sncc avevano allontanato dalla marcia i volontari bianchi, chiamandoli con epiteti sgradevoli come whiteys, honkies, paddies, ofays... Come mai ero ancora li', allora? 
Alla fine della marcia, l'aria intorno a noi era fetida. Il movimento dei diritti civili era finito, cominciava un periodo molto piu' difficile. Tornai al Nord con un groppo alla gola. Un anno dopo incontrai Ekundayo, e mi innamorai. Sono sempre stata brava a infilarmi in situazioni difficili. 

LET'S-PLAY-A-GAME Sulla comunicazione politica il dottor King aveva ragione, ma fu ucciso prima di vedere le conseguenze culturali dello slogan e del lavoro di Stokely. "Black power" riassumeva in due parole un processo durato anni: la riscoperta dell'Africa, un'Africa della mente, l'essere neri, che non era tanto il colore della pelle, ma l'esperienza che teneva insieme la comunita'. Nell'anno che era portavoce nazionale dello Sncc, Stokely attraverso' il Paese in lungo e in largo, parlando tutti i giorni, anche piu' volte al giorno. Assemblee, conferenze, programmi alla radio e alla tv, ogni volta spiegava il significato dello slogan, se ne fregava degli attacchi e ripeteva quelle due paroline, "Black" e "Power", acido nitrico e glicerina, e bombardava il pubblico con l'aggettivo: black, black, black, black, ovunque andavi Stokely diceva "black". Alla fine di quell'anno, la parola "Negro" apparteneva al passato. 

GIT-ON-THE-GOOD-FOOT Nel '67 Stokely aveva venticinque anni ed era il nero piu' odiato dall'America bianca, secondo solo a Muhammad Ali. Lo accusavano di odiare i bianchi, di essere razzista, ma lui era cresciuto in un quartiere di italiani, s'era diplomato in una high school bianca, aveva fatto lavoro politico con attivisti bianchi. "Potere nero" significava organizzare le nostre comunita', non distruggere quelle altrui. Stokely diceva sempre: "Costruire la propria casa non significa buttare giu' quella dall'altra parte della strada".  

W.CH. La guerra sporca dei federali comincio' in quel periodo, anche se operazioni di spionaggio, sabotaggio e terrorismo psicologico erano in corso da anni. Nel 56 il Mississippi aveva messo su la Sovereignty Commission,
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