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lo traducono? Lo vedi che e' un gran casino? A meta' degli anni Sessanta sono diventato "nero": "Say it loud, I'm black and I'm proud!" In spagnolo lo ero sempre stato, ma in inglese faceva la differenza. Accettare il nero della pelle e dei capelli, superare il complesso d'inferiorita': "Nero e' bello". Delle volte, pero', mi chiamavo "Afroamericano" o "Africano Americano". I bianchi non lo sapevano piu', come dovevano chiamarmi. A parte "nigger", e' chiaro. Neanche i fratelli, manco loro sapevano bene come chiamarsi: i vecchi erano "di colore", quelli di mezza eta' o del ceto medio erano "Negri", i piu' giovani e militanti erano "neri" o "Afromericani". Nel frattempo, pero', tra di noi abbiamo continuato a chiamarci "nigger", anzi "nigga", ma non e' come quando lo dice un bianco. O meglio, a volte si' e a volte no. E' un gran casino, uomo, te l'ho detto.
Oggi c'e' chi mi chiama "Africano della diaspora", o "Africano" e basta. Dopo quattrocento anni, il cerchio si e' chiuso. 

GREEN MAN Trane suonava ogni nota di un blues come se Dio la portasse in palmo di mano, e pensa che i critici bianchi - e i critici erano tutti bianchi - lo definivano anti-jazz. Insieme a Miles sera gia' lanciato nelle improvvisazioni modali, alla Kind of Blue, improvvisavano liberi dalle solite progressioni di accordi, liberi, poi Trane formo' il quartetto classico: lui al sax, McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al basso, Elvin Jones alla batteria. La piu' grande macchina da palco che ho mai visto in azione. Alla fine scavalco' le note, dal suo sax venivano fuori nitriti ululati squitti'i muggiti barriti guaiti, Madre Natura si scrollava di dosso la musica dei bianchi con le loro carinerie di merda. La nostra musica era i versi dei babbuini e delle bertucce, era il gibbone che urla appeso al ramo. Il jazz libero.

LET'S-PLAY-A-GAME Il nero americano si vergognava dell'Africa. L'Africa era lo sfondo dei film di Tarzan, la terra dei "selvaggi". Tarzan si tuffava nel fiume e usciva che era ancora pettinato. La mia gente lavevano strappata all'Africa con la forza, non la conosceva piu', la odiava senza saperne niente. Come diceva Malcolm: "non puoi odiare le radici senza odiare l'albero". Ci volle qualche decennio per cambiare le cose. Marcus Garvey pianto' il seme predicando il ritorno in Africa. Dagli anni Trenta sempre piu' neri si convertirono all'Islam, religione "piu' africana". Nel jazz entrarono sempre piu' richiami all'Africa, finche' non si sviluppo' il nazionalismo nero. Intanto l'immagine dell'Africa cambiava da cosi' a cosi', una rivoluzione dietro l'altra, il gigante si risvegliava e si scrollava di dosso l'Europa. I capi dei nuovi stati africani: Jomo Kenyatta, Ahmed Se'kou Toure', Kwame Nkrumah... L'Africa, terra di martiri come Lumumba, rivoluzionari come Mandela... I neri americani lessero I dannati della terra di Fanon. Diceva: solo la rivolta e la violenza guariscono l'anima del colonizzato, ed era della nostra anima che parlava. 
La vedi la copertina di Life appesa dietro lo scrittoio? E' del '60. La foto fu scattata a Leopoldville, Congo Belga. Re Baldovino in solenne processione, vestito di immacolato bianco su una decapottabile nera. Uno studente africano si fa avanti e gli strappa di mano la spada cerimoniale. Se mai un'immagine ha avuto valore simbolico...  

IL DIRETTORE Gli omicidi del Figlio di Whiteman. Se ne occupo' Sonia, Sonia Langmut. Nel 67 aveva ventitre o ventiquattro anni. Non saprei dirti come rintracciarla. Non so nemmeno se e' viva. Quell'estate si licenzio' dal giornale e parti' verso lOvest. Non la rividi mai piu'. Un anno dopo, un nostro inviato alla Convention dei Democratici a Chicago disse di averla vista in un picchetto di donne di fronte allHilton, e poi in mezzo agli scontri di fianco a Abbie Hoffman, Jerry Rubin e altri leader della protesta. Ma forse e' meglio cominciare dallinizio.

GREEN MAN Il giardinaggio e' sempre stato la mia passione, sono cresciuto con lamore per le piante, conosco ogni foglia del
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