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anche Trane, che il Rhythm & Blues laveva suonato. I muggiti di Trane spazzarono via il jazz fighetto della West Coast, gente come Stan Getz, Shorty Rogers... Per me quello e' il suono della Creazione. E primordiale. Se Dio ce', me lo figuro come uno honker vecchia maniera, tipo Bull Moose Jackson, Eddie Chamblee, Jim Conley, Wild Bill Moore... Ne sono certo, ha un completo bianco splendente e suona un sax tenore. 

ROWDY-DOW Anzi, e' probabile che lo facciano apposta, che passino vicino a un altro cane ogni volta che e' possibile, per divertirsi. Ecco com'era la nuova musica allinizio: il sax di Ornette e la tromba di Don Cherry erano i cani, loro tenevano la musica al guinzaglio ma lasciavano che i latrati la invadessero, la  trasformassero da cima a fondo. Se facevi attenzione, la' dentro ci sentivi il bop, sentivi Bird e Diz, Monk e Miles, e piu' indietro sentivi Duke, e Satchmo e Jelly Roll con tutta Basin Street, e pure Buddy Bolden, che nessuno lha mai sentito suonare, e gli spirituals, il gospel delle chiese battiste, il blues del Delta, il patto col diavolo di Robert Johnson, gli schizzi di saliva dall'armonica di Sonny Boy... Ancora piu' indietro e ancora piu' dentro sentivi la schiavitu', qualcosa di interrotto, lultima rullata di tamburo prima che il tuo antenato fosse preso e caricato su una nave, sentivi i neri incazzati 

BLOOD WILL TELL Incazzati lo erano di sicuro: il palco del Five Spot era proprio di fronte al cesso, quasi sempre intasato. Difficile ignorare il tanfo di merda, man.

GREEN MAN Il 57, lanno del risveglio spirituale di Trane. Miles lo caccia dal gruppo perche' e' fatto e imbambolato tutto il tempo. Trane decide di darsi una regolata: smette di bucarsi da un momento all'altro, si fa il tacchino freddo a Philadelphia chiuso a chiave in una stanza. Poi  trasferisce la famiglia a New York, incide con Monk e comincia a suonare con lui al Five Spot. Le prime sere fatica, e' ancora messo male, ma pian piano migliora, migliora ancora e alla fine, cazzo... Alla fine e' indescrivibile.
Monk era Michelangelo, scolpiva laria, toglieva tutto cio' che non somigliava alla musica che aveva in testa. Quegli accordi che non capivi cos'erano, le note che sembravano giocare a nascondino e sbucare da dietro il pianoforte per sorprendersi a vicenda, e Trane capiva, con gli assolo terminava le sculture, faceva spuntare un braccio, una gamba. Una specie di sonar, le note rimbalzavano su oggetti invisibili e ne rivelavano i contorni. La sera mi perdevo in quei miraggi, dormivo al massimo tre ore per notte ma stavo da dio, mi mettevo a lavorare e non perdevo un colpo, cazzo, il mondo appeso a un filo. 
Facevo il giardiniere. Mi occupavo della manutenzione di parchi e giardini a Brooklyn, lavoravo anche al Green-Wood Cemetery. Mentre curavo le siepi del Prospect Park o potavo rami al camposanto,  canticchiavo Mysterioso, e tra le foglie i parocchetti monaci cantavano con me.

ROWDY-DOW Dentro la nostra musica c'erano troppe cose per un solo paio dorecchie. Il mare che separa dallAfrica, conchiglia sullorecchio e sentirla la' in fondo, lAfrica, e i cats in the street diventano leoni, pantere, ghepardi che mangiano il jazz dei bianchi, carogna con la gola squarciata riversa nella savana. Cecil Taylor,  grosso macaco, pestava il pianoforte con le quattro mani. Albert Ayler, tromba daria che investiva un funerale di New Orleans. Quando ci si butto' Trane i cats lo seguirono e lui si spinse avanti, e spinse tutto piu' avanti.

LET'S-PLAY-A-GAME Ho cambiato nome tante volte. Sono stato "Africano" e "negro", che in spagnolo vuol dire "nero". Poi sono stato "di colore". Negli anni Venti sono tornato "negro" ma ci ho messo la maiuscola. "Negro". Pero' i bianchi non lo  pronunciavano "nee-grow" ma "nigrah", cosi' somigliava troppo a "nigger" e dovevo aspettare la seconda sillaba per capire se mi stavano insultando. Del resto, "nigger" era una storpiatura di "negro". Come lo traducono "nigger" in italiano? "Negro". E "negro" come
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