Wu Ming 1



New Thing


Oggetto narrativo non identificato
Ia ediz. Ottobre 2004


Questo libro e' stato stampato su carta ecosostenibile CyclusOffset, prodotta 
dalla cartiera danese Dalum Papir A/S con fibre riciclate e sbiancate senza uso di cloro. 
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(c) 2004 by Wu Ming
Published by arrangement with
Agenzia letteraria Roberto Santachiara

(c) 2004 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino

www.einaudi.it





A Stefano Roveri,
dieci anni dopo.



Alla memoria di Kwame Ture
Port-of-Spain, Trinidad 1941- Conakry, Guinea 1998
Prologo. 12 aprile 1967


Il coro prova nell'aula di una scuola elementare. Niente audizioni, chiunque puo' venire. Sa cantare? Cantera'. E' stonato? Puo' ascoltare, bere caffe', guardare i disegni dei bimbi alle pareti. 
Stasera ce ne' di gente nuova. Presentazioni, strette di mano. Questa e' laula di mio figlio. Il bidello e' mio cugino. In bagno c'e' la scritta che ho fatto a sette anni con un chiodo. 
Anita ha un sorriso per tutti, ascolta le voci, divide le persone in tre gruppi poi le fa sedere in cerchio. Sulla lavagna, il testo di uno spiritual. 
Anita canta i primi versi, provando l'intonazione su un pianoforte verticale. Insegna le parti, fa cantare una sezione alla volta. La prendi troppo bassa o troppo alta, voci che si rompono, colpi di tosse, risate. Anita spiega i rudimenti: seconda voce, chiamata e risposta... Passano di mano tazze di caffe'. 
E ora tutti insieme. Un ragazzo siede al piano, Anita canta.

I feel like, I feel like, Lord
I feel like my time ain't long [1] 

Il coro risponde e prosegue. Ti avventuri nella tradizione con impaccio, segui a ritroso vecchie impronte nel fango. Non ti aspetti il vitello grasso, ti accontenti di caffe', biscotti, una serata in compagnia. L'attenzione e' divisa tra il respiro, la lavagna e le mani di Anita che dirige.

Mind out, my brother, how you walk de cross,
I feel like my time ain't long
Yo' foot might slip an' yo' soul git los'
I feel like my time ain't long [2]

Disperso l'ultimo riverbero, qualcuno esclama  "Wow!", c'e' chi salta sulla sedia, chi batte le mani. Anita e' sorpresa: niente male. Facciamola ancora.

Mezz'ora e gia' canti senza troppe sbavature. Pausa, sigarette, altro caffe'. Niente alcolici.  Bedford-Stuyvesant, Brooklyn. Terza sera di prove, il coro non ha ancora un nome.  
Anita ha vent'anni e si sta per sposare.











1. "Sento, o Signore, sento / sento che il mio tempo e' quasi finito".
2. "Fai attenzione, fratello, a come porti la croce / (Sento che il mio tempo e' quasi finito) / Il piede potrebbe scivolare e l'anima smarrirsi / (Sento che il mio tempo e' quasi finito).
0. Se ti dimentichi

Il traduttore cleptomane: gioielli, candelabri e oggetti di valore sparivano dal testo che stava traducendo.
Jean Baudrillard

ROWDY-DOW Nell'appartamento di sopra viveva una signora bianca sui sessanta, un po' fuori di testa, separata dal marito. Ex-insegnante, mi pare fosse. Gran sbalzi d'umore, ce l'aveva con mezzo condominio per i motivi piu' del cazzo. I martedi' mattina veniva un dominicano a farle le pulizie, un bordello che non ti dico, pestava i piedi e non bastasse cantava. Niente di male a canticchiare, ma quello latrava a squarciagola, in spagnolo. Quando spostava i mobili sembrava il riot di Harlem del '64. Passava lo straccio che pareva volesse farci il buco, nel pavimento. L'aspirapolvere gridava tipo algerino torturato con gli elettrodi. Questo prima 
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