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Avevano alterato, presumibilmente, la trama di cause e di concause che presiede alla rete relazionale che chiamiamo Essere. Non era poco, convenivano ora i Tradizionali piu' moderati.
E questo in fondo era di buon auspicio per la prossima gloriosa impresa.
E mostarsi generosi non costava poi molto.
La folla ama i generosi. 
Cattycow fu distratto da queste considerazioni da un rapido squillo. Sollevo' la cornetta della linea riservata. Goldbaum. Ringraziava per l'invito a cena. Avevano parecchie cose da discutere.
Cattycow saluto' con la piu' cortese formalita' e comincio' a prepararsi mentalmente all'incontro. Visualizzare: costringere i processi mentali in un alveo sicuro, evitare le reazioni emotive, rispondere equanimamente nelle dieci direzioni dello spazio. Visualizzare & meditare: i presupposti dell'azione politica efficace.
Cattycow sorrise tra se'. Anche questo gliel'aveva insegnato il vecchio bastardo.
Il giovane, brillante uomo politico si alzo', e controllo' automaticamente piega dei pantaloni (gessato grigio) e stato di lucidatura delle scarpe (Allen-Edmonds marroni). 
Rassicuratosi sull'accettabilita' del proprio arnese, prese a girellare attorno all'ufficio.
Com'era il titolo di quel vecchio libro?
Ah, si'. Viaggio Intorno Alla Mia Camera.
In fondo anche lui era prigioniero.
Tutti erano prigionieri, per la verita'.
Cattycow si fermo' davanti allo specchio e si aggiusto' il nodo della cravatta.
Non sapeva bene, ancora, se rivendicare pubblicamente il fatto che le fughe di notizie dall'interno della Commissione verso Goldbaum fossero state organizzate da lui, o se fosse  meglio glissare. 
La folla ama i vincenti, ma disprezza i doppogiochisti. Gli scaltri, gli intelligenti.
La folla li chiama traditori, alle volte.
 

II
23 novembre 1973
La business class non era un cattivo posto. Decisamente. Coccolati come bambini, e per i due ospiti delle poltroncine A15-B15, questo era ormai un fatto quotidiano. Anche se la donna non riusciva ancora ad accettare con piena naturalezza il fatto che altri esseri senzienti si prodigassero cosi', a pagamento, per la sua felicita'.
Marcela guardo' David. L'uomo dormiva. 
L'ambasciatore mondiale del popolo cubano e della rivoluzione, ex star decadente e ambigua, respirava a bocca aperta, il capo reclinato sullo schienale della poltroncina.
Con la massima cautela, Marcela opero' sui comandi, sorreggendo il corpo dell'uomo, in modo che la poltroncina si allungasse senza svegliare il dormiente.
David si stava riprendendo.
Dopo alcuni mesi, il volto di face non lo tormentava piu', di notte.
Uccidere il padre, l'amante, il confidente. Sottrarre l'Artista ai suoi incubi peggiori. Strana omeopatia: per affrancarsi dalle visioni notturne, David Bowie aveva dovuto attraversare una sorta d'inferno visionario. Aveva deciso di credere, a di credere a tutto quanto. Una scelta fideistica, istintiva. 
David Bowie era stato un fantoccio nelle mani di un uomo che sarebbe nato cinquant'anni piu' tardi.
Rinunciare agli incubi.
Difficile.
Come sempre quando si depone qualcosa e la vita impone di non guardarsi alle spalle, la rinuncia aveva avuto effetti non solo e non propriamente positivi. 
Niente piu' incubi, niente piu' musica significativa.
L'ultimo lavoro, registrato con musicisti cubani, era stato accolto come una curiosita'.
Debole. Fiacco.
Autocompiacente.
L'Artista era finito?
I tempi del delirio mondiale sembravano tramontati.
I marziani, all'Avana, erano divenuti ormai un'attrazione turistica. Per gli scarsi turisti dei Paesi Amici, certo.
Nordcoreani, tedeschi della DDR, bulgari. Marziani in posa per poche lire, sul Malecon, con il mare e la Yuma alle spalle.
Forse, tra dieci anni, nessuno si sarebbe piu' ricordato di Ziggy.
Il Boeing fece un largo giro sul cielo di Toronto. Dagli altoparlanti di servizio, una voce maschile si scuso' in tre lingue. Come spesso accadeva in quella stagione, il cielo sopra l'areoporto era invaso da uno stormo immenso di colombi, della specie
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