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incomprensibili.
O meglio, grammaticalmente comprensibili. Ma senza il minimo senso.
Che cosa poteva voler dire "Togliti l'ombelico, sappiamo tutto?"
F.J. era esausto.
Non era mai stato un uomo d'azione.
Frederick Jay Siegler, dolorante, si tolse la giacca e la camicia. Il cubano ansimava, le braccia distese lungo i fianchi. La canna della pistola guardava terra.
F.J. rimase a torso nudo. Armeggio' con le mani sul ventre, poi estrasse dalla tasca una boccetta. Verso' un paio di gocce di un liquido oleoso sull'ombelico. Premette la pelle attorno all'onfalo e questo si sollevo', lasciando scorgere ai presenti un ventre piatto, enigmatico, innaturale.
Ecco cosa voleva dire il cubano.
"Che significa, face?"
F.J. distolse lo sguardo.
"Non ho madre biologica."
La fantascienza era li', in carne e ossa, tra di loro. Dean D. Mitchell sembro' accogliere la notizia con calmo interesse. "Puoi allentarmi le corde?" si limito' a chiedere al carceriere.
David Jones insiste'. 
"Che significa, face?"
"Non potresti capire. Nessuno potrebbe capire."
Frederick Jay Siegler si guardo' attorno, il volto disteso, privo di espressione. Si accascio' a terra, esausto.

Pregiudizi di sapienti: che tutte le cose abbiano un senso, e che tutte le cose concorrano alla costruzione di un senso complessivo.
La pelle del mondo e' tristemente usata, la carne e' infrollita.
E non c'e' senso.
Cio' che il sacrificio distrugge e consuma e' l'ordine relazionale tra le cose.
Cio' che il sacrificio vuole essere, e' uno strappo nella rete di Indra.
Sangue. Sangue e fiori. Solo la piu' preziosa tra le sostanze e' nutrimento agli dei, l'unico degno. Nettare di fiori, sangue d'uomini. Rivoluzioni d'astri, precessioni d'equinozi: il vuoto, le ceneri degli olocausti, vittime strappate al mondo e ai sensi costruiti sommando i pregiudizi di generazioni innumerevoli, tante quante i granelli di sabbia di centoottomila fiumi Gange.
Senza sogni la storia non cammina.
Niente visioni, e rimangono solo progetti. Macchinazioni, piccoli complotti. Perche' sarebbe ingiusta la Fine?
Ora che non ci sono piu' Visioni, intendo.

"Dobbiamo assumere che quanto ci ha detto lo svedese sia vero, per quanto incomprensibile."
DDT scosse il capo. 
"Sei un romantico, compagno Kurtz. La morte del tuo vecchio nemico ti ha scosso, in qualche modo. Da quanti anni eri sulle sue tracce?"
La BMW nera filava sotto la falce di luna.
Kurtz accese una sigaretta.
"Nessun uomo mente in punto di morte."
"Stronzate! Per quanto mi riguarda, un uomo come lo svedese puo' benissimo aver mentito fino all'ultimo."
Marcela stava caricando la Colt Python. La sua voce fredda colpi' alle spalle gli uomini come una folata di vento.
"Decidiamo se quanto detto dal bastardo e' vero oppure no, e agiamo di conseguenza. Ma occorre decidere in fretta."
"Ai voti. Io voto: vero."
"Tutte stronzate."
Marcela si concesse una pausa drammatica.
"Io voto: vero."
2 a 1. Gli assenti non hanno diritto di voto.

Marcela ora sembrava perfettamente calma.
L'altalena emotiva era cessata.
Una mattina di pochi giorni prima Chango' aveva parlato per bocca del babalao. Era stato di una chiarezza sconcertante. Dopo che le cose predette avevano effettivamente avuto luogo, certo. Chiarezza a posteriori. Sul momento, infatti, Marcela aveva nutrito molti & razionali dubbi. Il sacrificio era stato gradito, e questo le aveva tolto un peso dall'anima. OK: ma finche' non aveva veduto lo Svedese cancellarsi dal novero degli essenti sotto l'illuminazione di migliaia di watt, la donna non aveva saputo organizzare in modo coerente le parole del vaticinio. 
Santa Barbara, il dio della guerra, esigeva un tributo. Non sarebbe stato un altro gallo. 
Un suicida avrebbe mostrato la via.
 
R.M. assaporo' il trionfo. Doveva dirne di cose, il bastardo. Perche' la CIA aveva architettato la faccenda dei marziani, ad esempio. Cristo, sicuramente quel bastardo agiva in combutta con lo svedese. 
In cortile, un'automobile si era appena fermata tra lo stridore 
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