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gola.
Occorreva salire ancora. I pascoli erano radi, a quelle quote e in quella stagione. Ascendere: camminare dietro alle greggi, radunarle e disperderle, orientarsi guardando la volta concava del cielo notturno.
La vita dei pastori. 

Gli occhi si abituarono all'oscurita' nel lasso di qualche breve minuto. La', per terra, si riconosceva il corpo. In alto, una falce di luna e lo spettacolare cielo del Sud Ovest, stelle, pianeti e satelliti. Gemelli divini. Animali mitologici. Occhi di de'i.
Anime di guerrieri.
"Non voglio sprecare nemmeno un centesimo del mio tempo per seppellire il bastardo."
DDT era deciso.
"Come vuoi, compagno colonnello. Possiamo lasciarlo qui. Bisogna muoversi in fretta. Abbiamo tutta la notte davanti, non fara' chiaro prima di sei-sette ore. Cerchiamo qualcosa per illuminare la pista."
Marcela rimase in silenzio. Guardava il corpo del Nemico, le braccia distese lungo i fianchi. Sembrava seguire una nube temporalesca di pensieri, spinti dal turbine dei sentimenti contrastanti & delle sensazioni contraddittorie.
"Non c'e' fretta, Kurtz. Hai sentito quello che ha detto, no? Abbiamo perso. Possiamo prendercela comoda." Marcela levo' lo sguardo e lo ficco' in quello di Kurtz. "E' tutto finito, compagno."
Kurtz scosse il capo con una sorta d'artefatta, dissonante energia.
"Il dovere, colonnello Marcela Fuentes, e' avvertire i nostri compagni all'Avana dei flagelli che stanno per abbattersi sull'isola. Il dovere, colonnello Marcela Fuentes, e' di lottare fino all'ultimo. Il dovere e' fare tutto il possibile, finche' avremo un alito di vita."
Marcela Fuentes sorrise. "Molto appropriato, compagno. Ma lascia che ti dica una cosa: 'fanculo, il dovere."
Kurtz guardo' Marcela Fuentes, del Dipartimento Sperimentale, con un'incredulita' offesa, bambinesca.
Marcela prosegui'. Il tono da annunciatrice radiofonica sembrava provenire dai quattro angoli dello spazio. Gioco dei venti sull'altopiano, ma la voce della donna sembrava  amplificata da una maschera tragica.
"L'unico dovere che abbiamo e' costringere i nostri corpi  e le nostre menti all'efficacia. Se l'eroismo e' vano, e' stupido. Possiamo sederci e riflettere, Kurtz. Come fronteggeresti un assalto da un altro tempo? Come salveresti il tuo mondo da una pestilenza? Se ogni via e' impraticabile, allora scegliamo la cosa piu' divertente. Siamo negli Stati Uniti, no? Facciamo qualcosa di divertente, se la vendetta e' l'ultima carta che ci rimane."
DDT intervenne con tutta l'autorita' di cui si riteneva capace. 
"Non e' il momento di discutere."
Marcela fece un sorriso beffardo.
"E di che cosa sarebbe il momento, compagno?"
Marcela sedette, qualche metro discosto dal cadavere. Guardo' lo scempio che il proiettile aveva prodotto con una sorta di interesse scientifico. Almeno Raul Rizo aveva portato nella tomba un volto, si disse.
"Sapete cosa potremmo fare, compagni? Prendere un coltello, fare il corpo a pezzi. Quest'uomo ha condannato a morte la patria."
DDT trovo' la forza di insistere.
"Compagni, qui c'e' una psicosi collettiva ancora in corso. Date per scontato che tutto quello che lo Svedese ha detto sia vero. Evidentemente quel che e' successo finora non vi e' bastato. Io non credo a una sola parola. Occorre essere razionali. Assalti da un altro tempo? Satelliti pronti a scatenare una guerra batteriologica? No, non scherziamo."
Il colonnello Torres entro' con decisione nella roulotte, a conferma del tenore del pistolotto precedente. Ne usci' dopo circa un minuto. La ricerca era stata fruttuosa: brandiva una torcia con la destra. 
"Questa ci riportera' alla macchina, la macchina ci riportera' a casa del vecchio. Prendiamo Rosendo, Angela Patterson, magari rapiamo il capo dei marziani, perche' no? Ci mettiamo in contatto con la nostra gente, a casa, e vedrete che non c'e' nessun satellite che sta precipitando e stronzate del genere." 

47

David Jones distolse lo sguardo.
Quel pazzo ispanico stava prendendo a calci F.J. da una decina di minuti. E urlava frasi
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