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Solo due? Hai in mente una trappola? E gli altri tre? No, non hai in mente una trappola. E poi, e' poco importante. Avete perduto."
Kurtz, Marcela Fuentes e DDT gettarono le armi. L'acciaio mortale impatto' Madre Terra con un sordo rimbombo. L'oscurita' oltre la barriera di luce brulicava di nemici. Questo era cio' che i tre percepivano.
Occhi nell'oscurita'.
"La cosa riguarda me e te, Larsen."
La voce di Kurtz non tradiva la minima emozione.
"La cosa riguarda me e te, Larsen!" Lo Svedese scosse la testa e ridacchio'. 
"Che battuta da quattro soldi! No, Kurtz. Questa faccenda riguarda me e il tuo mondo. E la partita e' chiusa."

45

Lo svedese pronuncio' qualche parola in una strana lingua.
Svedese, penso' DDT.
Dine'e, capi' Kurtz.
Un ragazzino sui dieci anni. Capelli corvini.
Era entrato nel perimetro illuminato a giorno sbucando dal nulla oltre la luce. Di corsa aveva raccolto le armi. Le aveva portate al vecchio assiso nel centro.
E il vecchio gli aveva carezzato i capelli.
Ora il bambino era sparito oltre la linea delle luci.
"Siete inermi. Posso incominciare a cantare vittoria, a intonare il peana. Si': per cominciare, vi diro' che non c'e' nessuno qui, oltre a me, a voi comunisti e al ragazzo. Non c'e' nessuno, capite? Vi ho guidato fin qui, ho fatto in modo che deponeste le armi, vi ho catturato senza colpo ferire. Vi ho terrorizzato per giorni, solo in effigie. Avete supposto la mia presenza dove non sono stato mai. Siete stati voi stupidi a rendermi invincibile."
Kurtz sedette sulla nuda terra. DDT rimasse dritto in piedi. Sconcertato, a dir poco. Marcela Fuentes ascoltava con disgustato interesse.
"E ora dovrete sopportare la mia loquacita' senile finche' tutto non sara' finito. E tutto sara' finito fra... ecco, l'orologio non mente. Fra dieci ore. E voi non potrete nemmeno provare a impedire la fine. Siete impotenti. Siete lontani migliaia di miglia dal luogo della fine."
Kurtz provo' il colpo ad effetto.
"Stai parlando del Reattore?"
Lo svedese muto' espressione. Una lieve traccia di sgomento.
Duro' un istante.
"Che cosa sai del Reattore? No, qualunque cosa tu sappia non e' importante. Non piu'. Ho vinto. La mia missione e' compiuta. L'unico uomo che poteva ostacolare la missione e' qui, assieme ai suoi sgherri. No, Kurtz, non c'entra nulla il Reattore. O meglio... e' l'inizio del meccanismo causale che condurra' il tuo mondo alla fine. Hai di fronte l'uomo che ha distrutto il comunismo. Per sempre."
DDT scosse il capo. 
"Niente risata da scienziato pazzo, ora?"
Lo svedese gelo' DDT con lo sguardo. DDT maledisse un'irruenza cosi' insolita. Come dio volle, lo svedese si accinse a proseguire.
"Mi hai dato la caccia per anni. E forse hai intuito qualcosa. Ma la realta' e' talmente lontana, cosi' aliena dalla vostra misera esperienza che qualunque cosa decida di dirvi, non verrebbe mai creduta, se la riferiste. Quindi, caro Kurtz, tu che dovevi essere morto al posto del mio compagno, trent'anni fa, e voi agenti cubani, anche tu, giovane donna vestita di rosso: vi diro' tutto. Perche' capiate la Potenza che mi ha portato qui a finirvi. A mutare la storia. A cancellare l'abominio. A dare una speranza alla mia gente."
Lars L. Larsen si alzo' in piedi. 
E' piu' basso di come lo ricordavo penso' DDT.
Marcela Fuentes fu attraversata da un brivido.
Kurtz non muto' espressione.
"Sono nato tra cinquant'anni. Sono stato allevato dal mio governo, il governo degli Stati Uniti del prossimo secolo, per essere inviato quaggiu' e dare il via a un attacco atomico contro il territorio dell'Unione Sovietica. Giunsi nel 1944. L'attacco avrebbe dovuto essere vibrato prima che i comunisti potessero difendersi. Si trattava solo di attuare un piano, meglio, una serie di piani operativi effettivamente esistenti. Nomi in codice: Pincher, Totality, e altri. Si trattava di infiltrarsi e di indurre chi di dovere a premere il bottone. Non fu possibile. Il bottone non fu premuto. In questi anni ho elaborato un piano alternativo. La reazione a
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