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la Mercedes bianca parcheggiata davanti alla casa del vecchio?
Meglio fermarsi. 
R.M. scese dall'auto e impugno' la pistola Walther P38, silenziata. Il meccanismo che sottraeva al mondo della vita il rumore dell'esplosione sembrava l'elemento pseudoscientifico di qualche macchinario da scienziato pazzo. 
Avviciniamoci. Piano. Non c'e' nessuno in casa, a meno che non siano tutti sul retro. 
Rosendo sbircio' oltre l'angolo. 
Cazzo.
Un uomo ben vestito stava sbirciando a sua volta oltre il prossimo, di angolo. La figura, di schiena, rimase nel campo visivo dell'agente comunista per uno-due secondi. Poi scomparve, inghiottito dal mondo misterioso la cui visuale era chiusa dal muro.
Che cazzo succede?
Giunto all'angolo occupato fino a qualche secondo prima dalla misteriosa figura, Rosendo ripete' l'operazione. Ed eccolo apparire di nuovo, l'uomo elegante. 
Sembrava intento ad origliare una conversazione di cui giungevano solo gli echi. Poi l'uomo si eresse in tutta la sua figura, e svolto' l'angolo.
"Faresti meglio ad averne."
Quelle parole, Rosendo riusci' a coglierle distintamente.

"Hai commesso un'imprudenza. Ora ce ne torniamo a casa."
"Non sei ne' mio padre, ne' mio fratello. E per quanto mi riguarda, nemmeno il mio manager. Non piu'."
F.J. Siegler rise. Cos'era, la crisi isterica della star viziata? Un evento ciclico, comunque.
Luna nuova, del resto. 
"Sul serio, David. La tua vita e' in pericolo. I comunisti..."
"Hands up!" 
La pronuncia migliore che Rosendo potesse produrre.
"I comunisti sono qui. Mani in alto!"

Camminarono per circa due ore. Shiprock non sembrava essersi avvicinata d'un passo.
All'improvviso, un rumore sordo alle spalle, come un tonfo. Kurtz si giro' di scatto. Chakutin era a terra.
Come era possibile? L'automa aveva messo un piede in fallo.
Cattivo presagio.
Non ci fu bisogno di parlare. La caviglia destra era gonfia come un pallone: Chakutin avrebbe aspettato li'. La notte sarebbe stata fredda. 
Ma ce l'avrebbe fatta.
Non occorreva sprecare parole.
I tre si congedarono.
Chakutin saluto' con un cenno.
Misero i passi uno dopo l'altro.
All'orizzonte apparve una roulotte. Sembrava contornata d'alberi rinsecchiti. 
"Lo svedese".
L'annuncio di Kurtz. 
Laconico. Come sempre.
"Il sole sta tramontando. Proseguiremo l'avvicinamento prima che la luce scompaia del tutto."
Scena solenne: rosso orizzonte, screziato di grigio & turchino.
Kurtz si aspetto' di veder comparire all'orizzonte stormi di colombi diretti ai posatoi.
Ma non era stagione di colombi.
Magro compenso: un falco volteggiava da ore sulle loro teste.
Un piccolo falco.
Di quelli che sostano in aria, in equilibrio sul dorso dei venti, per meglio avvistare le piccole prede terragne: topi e serpenti.
L'atteggiamento, le ali spalancate, e' noto come "spirito santo".
Marcela Fuentes bevve un sorso d'acqua e passo' la borraccia ai compagni.
"Misure precauzionali?"
Kurtz sorrise.
"Nessuna. Lo Svedese ci aspetta. Quando saremo a tiro d'arma da fuoco, ci avvicineremo sfruttando la configurazione del terreno."
DDT scosse il capo. "Siamo gia' a tiro."
"Pensi a un fucile con cannocchiale, compagno colonnello? Si', in quel caso saremmo a tiro. Ma non e' il suo stile. Infatti nessuno ci ha ancora sparato."
La spiegazione, per qualche misterioso motivo, sembro' bastare.

Il gruppetto, sgranato su un area di una trentina di metri, era ormai vicinissimo alla roulotte.
C'erano strane strutture che sembravano delimitare un perimetro. Da lontano, sembravano alberi. Ma erano chiaramente frutto d'opera umana.  E  nella penombra non si distinguevano bene.
Kurtz avanzo'. 
I piedi coprirono la distanza d'un passo.
La luce inondo' il mondo.
Le strutture: erano lampade, lampade teatrali. Lo spiazzo contornato dagli affusti di ferro, illuminato a giorno. Al centro, una figura seduta a terra, le gambe incociate. Un fucile in mano. I resti di un fuoco, spento.
"Kurtz! Getta le armi e vieni avanti. Voglio vedere tu e i tuoi due compagni gettare le armi. 
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