<A HREF="havanaglam134"><</A>
Cio' che conta non e' sempre la potenza di fuoco.


43

"Bene. Passeremo a prenderti in capo a poche ore."
Angela annui'. Soluzione ineccepibile. Ma certo non si sentiva tranquilla. Un motel in mezzo al deserto, o quasi, vicino al limite cittadino di Farmington.
Sul piazzale d'ingresso, che fungeva anche da stazione di servizio, un camion luccicava stolido sotto i raggi obliqui del sole.
Rosendo parti' lasciando righe di pneumatico sull'asfalto.
Angela si avvio' verso il rifugio.
Una sera di fetide villette a schiera, a piu' piani, occupava una superficie pari a quella di tre o quattro campi da calcio.
La strada non era molto frequentata.
Puttane. Certo. Un motel da puttane.
D'accordo con il proprietario.
Angela sorrise. Destino.
Guardo' la chiave della stanza, agganciata a un clamoroso portachiavi sferico. Stanza 108. Traversa H, aveva detto il tizio alla reception.
Eccoci quasi arrivati. 
Sta giungendo un'auto. Sembra familiare. 
Cazzo!
Angela Patterson, agente comunista, si blocco' di colpo. A meno di cento yarde, ferma davanti alla villetta della Traversa H, c'era l'auto di F. J. Siegler. Angela cerco' di nascondere la propria figura dietro un palo della luce.
La Mercedes bianca era ferma. Nessuno era ancora sceso dal mezzo. Erano passati un paio di minuti. Che stava succedendo?
Ecco. Era uscito. F.J. Siegler in persona.
Qualcosa le diceva che il numero di stanza dell'uomo era il 107, o il 109.

E ora? Angela doveva decidersi se accorciare la distanza con l'uomo o andarsene.
Andarsene dove?
Qualche camionista le avrebbe offerto un passaggio.
Per dove?
No.
Meglio pensare a qualche scusa plausibile... male che andasse, aveva sempre una pistola in tasca.
F.J. no. Lui odiava le armi.
OK. Angela degluti'. 
Andiamo.
Un passo e F.J. usci' dalla stanza del secondo piano, di corsa, lanciandosi giu' per le scale. 
per un attimo Angela temette che l'uomo l'avesse notata. E riconosciuta.
Mmmm, no. Il fuggiasco teneva lo sguardo fisso sui piedi.
Un rumore di portiera.
La Mercedes si avvio' rombando.

La Montagna Sacra si ergeva sull'orizzonte rossastro come una fata morgana.
Difficile valutarne l'esatta distanza.
Kurtz fermo' l'auto sul ciglio della strada.
Passi si susseguirono ai passi. Il silenzio fu interrotto dalle folate del vento e dal ritmo della respirazione. 
Il gruppo incrocio' una colonna di formiche rosse.
Un frinosoma in caccia.
Kurtz.

Dove cazzo stava andando quella Mercedes bianca cosi' di fretta?
Rosendo Martinez non aveva certo voglia di essere fermato per eccessivo eccesso di velocita'.
Kurtz e gli altri lo avrebbero aspettato. Ecco il bivio. A destra, si sale verso nord. A sinistra, dopo pochi metri inizia il territorio indiano.
Le marce si innestarono l'una nell'altra. Non c'era tanta fretta.

Seduto sotto una veranda, una tazza di te' tra le mani, David Jones assaporava la lontananza dal mondo.
Il mondo che aveva pur sempre bisogno di lui. Beninteso.
"Faremo il film, Dean. E io saro' l'Inviato. Tu stesso stenderai soggetto e sceneggiatura.
Non so per quale motivo, ma la storia mi appassiona. Al momento, e' l'unica cosa che possa fare da motore alla mia attivita'."
"E la politica? Il comunismo, intendo."
"So che hai idee radicali, Dean. E anch'io. Ma mi sono reso conto che un paese sotto assedio non puo' essere aiutato contro la sua volonta'. Pare che le mie dichiarazioni abbiano suscitato un tale polverone all'Avana che la mia vita e' in pericolo. Ti rendi conto di come funzionano le cose? Io sarei in pericolo per essermi schierato dalla loro parte!"
Dean D. Mitchell scosse il capo e prese un sorso di te'.
"No, Dean. Non ci sono sistemi giusti, su questa terra. Tutto quello che esiste e' la corruzione di qualche grande idea. E comunque io non ho paura dei comunisti."

"Faresti meglio ad averne."
Un accento del midwest. David Jones e Dean D. Mitchell girarono il capo nella direzione dalla quale proveniva la voce. 
Frederick Jay Siegler.
Sorrideva.


44

Ancora. Che ci fa
<A HREF="havanaglam136">></A>