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volevo ricordare Danang.
Un incrocio vicino a un ospedale vietnamita, dove si riunivano soldati  mutilati, in una selva di bastoni, grucce e sedie a rotelle improvvisate.
Aspettavano che passasse una colonna di camion americani, buon acciaio stellato, sperando di riuscire a buttarsi sotto le ruote. 
Chi non ce la faceva si faceva buttare da un amico.
Cosi' le loro famiglie avrebbero ricevuto un indennizzo dal nostro governo. Cioe': dal governo degli americani di questo secolo.
Guardo il cielo. Non e' stagione di colombi, qui.
E' tutto pronto.
Mancano solo gli invitati.

David Bowie e Dean D. Mitchell. Strana coppia.
Non piu' strana di DDT e Rosendo, decise Marcela.
La somma di coincidenze indicava una benevolenza celeste?
Chango' era stato placato dal gallo?
Marcela si levo' in piedi. 
"Aspettami qui. Torno subito".
Mentre ascendeva le scale, Marcela penso' al modo per fare parlare F.J. Siegler. Che David Bowie fosse consapevolmente parte di un complotto, non era credibile. Una star viziata alle prese con questioni che travalicavano il suo ruolo e la sua comprensione dei fatti. Nient'altro. Un uomo cosi' fragile, diafano. Marcela ammise a se stessa che la stella del rock David Jones-Bowie aveva suscitato un'ondata di emozioni contrastanti e, come dire?... vivide, con la mera presenza fisica. Marcela entro' nella camera.
Era contenta di aver portato con se' l'abito rosso.
Sfilo' i jeans e levo' la camicetta. Anche il reggiseno: la scollatura dell'abito ne escludeva l'utilizzo.
Indosso' l'abito rosso.
Lo specchio restitui' un'immagine convincente.
Una donna nera. Bella.
Era pronta. 
 
David Jones entro' nell'hogan maschile.. C'era un altro uomo col vecchio, pero'. Gia'. Il tizio di cui parlava Dean. E ce n'era un altro fuori, a circa una decina di metri dal rifugio. Un uomo giovane. Biondo, dallo sguardo glaciale.
Ma il silenzio non poteva essere turbato. Non era il momento per le domande.
Dean compi' la circuambulazione prescritta, seguito dall'amico.
Sedettero, David di fronte allo sconosciuto. Gli sguardi si incrociarono.
"Che hai fatto all'occhio?"
La domanda, totalmente inattesa, sembro' tuonare al di sopra dello scoppiettio della legna sul fuoco.
David Jones, in arte Bowie, rabbrividi'. Guardo' prima il vecchio, impassibile, e poi lo sconosciuto.
Nessuno avrebbe dovuto parlare. 
"Eh... Da giovane, un pugno. E' rimasto cosi'."
Kurtz fece cenno di aver capito. Il silenzio torno' a stagnare nell'hogan.

Dopo circa mezz'ora, Antonio Mitchell e Kurtz vennero restituiti alla luce del sole.
Dean e l'ospite inglese rimasero all'interno. Avevano appena caricato una pipa.
Appena i raggi dell'astro diurno toccarono la bocca del vecchio, una domanda ne scaturi'.
"Cosa unisce te e il ragazzo inglese?"
Kurtz sosto' pensosamente.
"Forse nulla."
"Ti confesso una cosa, Frank Kurtz. Ho eretto l'hogan maschile perche' ho sentito il tuo arrivo. E so che devi affontare la morte. Erano quindici anni che non ne costruivo uno. E questo e' l'ultimo della mia vita. Forse l'ultimo di quest'e'ra."
"Si'. Forse lo e'."
Il vecchio sorrise. Disse che andava sulle colline, insieme ai vecchi amici.  A seguire il gregge. Sperava che al suo ritorno, la sera, avrebbero cenato assieme.
Kurtz saluto' il vecchio con un abbraccio. Fece un cenno a Chakutin, che aveva aspettato fuori tutto il tempo.
Coprirono la distanza tra l'hogan e la casa in legno e muratura senza aprire bocca. 
Nuvolette di polvere si alzarono sotto ogni passo.
Una sequenza di piccole esplosioni. Per certi minimi esseri senzienti, ogni passo e' una scossa tellurica.
Una bomba atomica.
Entrarono in casa.
DDT e Marcela, nell'abito rosso fiamma, sedevano in silenzio. Le armi sul tavolo. Una pistola cinese che suscito' uno sguardo curioso da parte del russo. Una colt Python. Bene, penso' Kurtz. A tamburo. Non si inceppera'.
"Rosendo e Angela?"
DDT spiego' in poche parole la situazione.
Kurtz non sembro' preoccuparsi dalla defezione. 
"Non e' il caso di aspettare."
Si'.
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