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si'. Io tenevo un cuscino sulla testa, sbirciavo da sotto. L'area della stanza in cui e' posto il letto era in penombra. L'ho visto tornare, ce l'avevo di fronte a non piu' di cinque metri. Per un attimo ho creduto di aver veduto male. Il punto e': quando e' tornato dal salone, Obiettivo Primario non aveva piu' l'ombelico. Si', confermo. Registra pure. Niente ombelico. OK. Attendo istruzioni."
Click.
Altro numero.
"Si'. Un taxi a Magellano Drive. 108. Grazie."


30

Kurtz lesse ad alta voce le varie deposizioni. La donna alla finestra sosteneva che il professore aveva dato ospitalita' a quattro colleghi della DDR, che dovevano aiutarlo in una ricerca di, come si chiama quella cosa? Si', filologia. Come sono fatte le parole, cioe'. Che erano persone a modo. Che erano venuti anche dei russi, e uno, se lo ricordava bene quello, somigliava a un cinese. Proprio a un cinese.
Il professore era sparito. Guillermo Antonio Diaz Giro'n: una personalita' nota nell'ambiente accademico. Aveva lavorato all'estero, in Francia, dal 1955 al 1962. Poi era tornato in patria, dove si era distinto con alcuni saggi importanti sul norreno antico e i suoi rapporti con l'islandese contemporaneo. Sempre stato un buon patriota.
Una semina, evidentemente.
L'amico dei tre marziani sosteneva di non aver udito niente. Aveva il volume troppo alto. I genitori confermavano. Mentiva, evidentemente.
La deposizione finale dei tre marziani era plausibile.
La cellula nemica aveva dovuto fronteggiare l'imponderabile. Scarsa capacita' d'improvvisazione. Scarsa efficienza. Comportamento in accordo con gli avvenimenti che avevano avuto luogo sull'isola e riconducibili all'operato di agenti nemici.
Unica azione ben eseguita, l'eliminazione di Raul Rizo.
Stava lavorando su una pista che aveva a che fare con i rifugiati di Miami.
E i fascisti gliel'avevano fatta pagare. Magari gli stessi dell'assalto a Calle 20. Con l'appoggio degli americani.
A chi vorremmo raccontarla, si disse Kurtz. L'intera faccenda e' un rompicapo.
Depose i fogli sulla scrivania e passo' le palme sul volto.
"Compagni. C'e' la possibilita' che l'offensiva sia terminata. Ovviamente dobbiamo aspettare il rapporto scientifico sul macchinario rinvenuto, per esserne certi. Ritengo che il lavoro di destabilizzazione compiuto finora sia in toto, complessivamente, una manovra diversiva."
Silenzio. I rumori del traffico giungevano attutiti dai vetri e dalle tende tirate.
Kurtz prosegui'.
"Credo di poter dire che, a dispetto delle nostre informazioni, lo Svedese non ha mai messo piede sull'isola."
Prima che Rosendo potesse protestare, bussarono alla porta.
Entro' uno dei russi. Un foglio in cirillico, per Kurtz. Brevi, incomprensibili frasi.
 
Frederick Jay prese l'apparecchio sul comodino e compose un lungo numero.
OK, aveva commesso un'imprudenza. Ma la puttana dormiva. Si era concesso diverse imprudenze negli ultimi nove anni. Nessuno poteva arrivare alla verita' sulla base di un particolare come quello, per strano e inquietante che fosse.
E poi quel dannato impianto prudeva, tutte le volte che cambiava il tempo.
Come avere un'escrescenza di carne innervata artificialmente che prudeva in base ai capricci dei venti. Una tortura.
Dall'altra parte dell'oceano, il segnale di libero giunse e accantono' le riflessioni.
"Si', David. Bene, bene. Come? Sei andato alla grande, si'. Sei lanciatissimo, di nuovo. Qui sono tutti in fibrillazione. No, non stavo scherzando per quella cosa. Sei davvero in pericolo. No, non se ne parla. Devi startene buono, a Beckenham. No, non puoi registrare nella riserva Navajo. Come chi sono io per dirlo? Sono il tuo fottuto manager e il tuo miglior fottuto amico. Quale Dean D. Mitchell del cazzo. Ancora con quella storia. Calmati!"
Aveva riattaccato.
Cattivo presentimento.
Satellite of Love non funzionava.

Kurtz si alzo' in piedi e poggio' le mani sulla scrivania. Si guardo' attorno con l'espressione di un generale che investiga con lo sguardo la determinazione dei
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